20160322_125214_9C124CE3Piango sempre: per stanchezza, stress, rabbia, dolore, o eccessiva gioia. Piango quando le emozioni non riesco più a schiacciarle dentro. Come fai con i calzini, quando il cassetto è troppo pieno, ma tu ti ostini a farne entrare ancora uno. Solo più questo, pensi, e spingi. Poi ti volti, ed è tutto all’aria, calzini ovunque. Capita la stessa cosa con le emozioni: quando sono troppe, quando sono grandi e confuse, ma tu mica hai tempo per pensarci, per riordinarle elegantemente una ad una, in maniera razionale e ordinata, no, devi spingerle dentro quel cassetto sempre troppo piccolo. Ci penso poi, dai, basta. E loro escono. E tu piangi.

Ieri, durante la conferenza ad Amman, Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea, commentando ciò che era da poche ore avvenuto a Bruxelles, si è commossa. Per carità! Non si fa!, rimprovera severa su Facebook la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. “Mi vergogno di essere rappresentata in Europa da Federica Mogherini, (..). È il simbolo di un’Europa debole, molle e incapace davanti agli attacchi che subisce.”, tuona furiosa chiedendone le dimissioni.          Giorgia_Meloni_Web

A 24 ore dall’ennesima strage, urlata con violenza e con cieca freddezza in nome di chissà chi, ci viene rimproverato di essere umani. Poche ore prima del commento della Meloni su Facebook, l’ormai (ahimè) celeberrimo Matteo Salvini posta su Twitter una foto di Place de la Bourse à Bruxelles, dove i cittadini hanno lasciato con i gessetti colorati (da lui de finiti “buonisti”.. Pure loro??) i loro messaggi di pace e di speranza.

C’è chi annuncia la Terza Guerra Mondiale, c’è chi urla di chiudere ogni frontiera, di non aprire al nemico, non parlare all’uomo nero né tantomeno al vicino di casa, soprattutto se barbuto, non si sa mai. C’è chi parla di complotti degli Stati a nostra insaputa, c’è chi cerca giustificazioni in un testo sacro che tanto non troverà. C’è chi cancella voli, viaggi e sogni, per paura di lasciarci la pelle. C’è anche chi smette un po’ di sognare, di progettare e di ridere, perché chissà se ne vale ancora la pena.

In un momento come questo, dove le armi e la violenza si stanno allargando come petrolio sul mare, ci viene chiesto di essere diplomatici, freddi e duri, assolutamente mai buonisti, perché a kamikaze si risponde con il muso arrabbiato e a violenza con altra violenza, per intenderci. Io, invece, trovo il pianto il gesto più razionale possibile, la speranza di una scritta colorata per terra la più immediata forma di ripresa. Abbiamo bisogno di sapere che non siamo quella cosa 12896307_768735749893059_527035127_olì, quella vita spezzata in momento di lucida follia. Quella rabbia non ci appartiene. Loro volevano solo andare a lavoro o a scuola, quella mattina, o tornare a casa, al caldo dei propri affetti. Abbiamo bisogno di riscoprirci umani, morbidi, e docili. Lasciare da parte le grigie armature di chi rimane impassibile ad ogni cosa e spaventarci, per una volta, domandandoci dove stiamo andando a finire, noi e la nostra paura verso tutto e verso tutti. Abbiamo bisogno di ritrovare i colori delle emozioni, quelle tracciate per terra, quelle trapelate sul viso della rappresentante UE, e da lì ripartire. Lasciateci piangere i nostri morti, in qualunque parte del mondo essi si trovino. Concedeteci il lusso di tornare a casa e tirare un sospiro di sollievo all’idea di poter ancora passare la mano sul viso di chi amiamo.
Consentiteci di lasciar esplodere il cassetto dei calzini e di lasciare tutto per aria per qualche minuto, prima di riordinare calze e idee. Permetteteci ancora di essere umani, è tutto ciò che ci resta.