Nonostante ne avesse viste ormai di ogni durante la sua lunghissima vita, David Gnomo era emozionato come non gli accadeva da tempo. Per secoli ne aveva soltanto sentito parlare, attraverso libri, pergamene e racconti. Oggi, invece, avrebbe finalmente visitato per la prima volta il famosissimo Villaggio dei Puffi, e conosciuto i suoi abitanti.
Era sicuro che sarebbe andato d’accordissimo con quei simpatici ometti blu. Chissà, forse sarebbe scoccata la scintilla dell’amicizia tra i popoli degli gnomi e dei Puffi, e questa si sarebbe tramutata in una reciproca collaborazione, utile a contrastare le minacce portate periodicamente da Gargamella, troll, animali selvatici.
David Gnomo superò il ruscello e una grossa quercia e vide all’orizzonte stagliarsi l’inconfondibile sagoma delle casette a forma di fungo. Puffolandia. Dopo due settimane di cammino attraverso la foresta era finalmente arrivato, e la barba bianca iniziò a prudergli per l’eccitazione.

Lo gnomo già pregustava l’accoglienza allegra e generosa tipiche del mondo puffesco, e in lui cresceva la curiosità di poter stringere la mano al capo del Villaggio, il famosissimo Grande Puffo. Il Puffo più saggio e ascoltato da tutti, un’autentica autorità nella foresta. Chissà quali meravigliosi racconti di epoche leggendarie avrebbero potuto condividere davanti al fuoco di un camino.
Da una casetta uscirono all’improvviso due Puffi. Uno era decisamente muscoloso e aveva un tatuaggio a forma di cuore sul bicipite; l’altro indossava un paio di occhiali rotondi.
Si presentarono: «Siamo Puffo Forzuto e Puffo Quattrocchi».
«Buongiorno», rispose sorridendo David Gnomo.
«Hai documenti con te?», chiese Quattrocchi. La domanda colse di sorpresa David Gnomo.
«Che cosa intendete per… documenti?»
«Documenti di identificazione. Hai delle carte che possano puffare la tua identità?», chiarì Puffo Forzuto.
«Io… temo di no», balbettò lo gnomo. «Non sapevo servissero. Ma posso presentarmi, mi chiamo David. Sono un medico, abito con la mia gente a due settimane di cammino da qui…»
Forzuto e Quattrocchi gli voltarono le spalle e confabularono qualcosa sottovoce.
«E quel cappello rosso a punta?», chiese ridacchiando Quattrocchi.
«E’ il copricapo tipico della mia gente… come immagino sia per voi tipico quel buffo berretto e quei pantaloncini bianchi», spiegò lo gnomo.
«Stai prendendo in giro le nostre usanze? Pensi di essere superiore a noi, con quella specie di cono gelato rovesciato in testa?»
«Oh, no! Non mi permetterei mai di pensarlo, signore», precisò David.
«Quanto sei alto, nano?», domandò Forzuto.
«Ehm, io veramente sarei uno gnomo. I nani non abitano nella foresta, loro popolano le montagne…»
«Sì, sì, vabbé. Siete tutti uguali, nani, gnomi, folletti. Rispondi e dicci quanto sei alto, che è meglio!», disse Quattrocchi.
«Noi gnomi arriviamo a 15 centimetri di statura, ma non capisco che cosa…»

Puffo Forzuto si fece ancora più aggressivo nella voce. «Quindi, stai per caso puffando che non sei alto tre mele o poco più, come qualsiasi componente del nostro popolo?».
David Gnomo sfoggiò un’espressione dubbiosa. «Tre mele? Io non…»
«Non fare finta di non capire. Mi hai preso per Puffo Credulone?»
Lo gnomo sorrise per stemperare la tensione del momento. «Senta, le assicuro che…»
«La verità è che ti sei tradito. Sei uno straniero, nano», intervenne con tono duro Quattrocchi.
«Le ho appena detto che non sono un…»
«Silenzio, nano. Non essere arrogante come Puffo Arrogante. Stai compromettendo la sua posizione», proseguì Forzuto.
«Credo che ci sia un errore, signori Puffi. Io vengo in pace. Noi gnomi siamo gente assolutamente tranquilla, curiamo le piante e gli animali. Sentite, non è che potrei parlare con il Grande Puffo? Con lui sicuramente potrò chiarire l’equivoco…»
«E’ il Grande Puffo che ha deciso di puffare un servizio di controllo su tutti gli indesiderati, nano. E noi siamo due volontari alla sicurezza. Ci riconosci dalla nostra pelle celeste», spiegò Quattrocchi.
«Ma… non avete tutti la pelle celeste?»
«Silenzio, nano! Chi ci dice che non sei stato reclutato dalla rete di Gargamella? E che non stai organizzando un incantesimo maligno contro il nostro Villaggio?».
«Vi assicuro che sono qui solo in visita!» gridò lo gnomo, spazientito. «Guardate nel mio sacco, vi ho portato in dono delle erbe aromatiche…»
«Quattrocchi! Puffami la pozione alle bacche irritanti da spruzzargli addosso, il vecchio nano si sta puffando troppo per i miei gusti!», disse Forzuto. L’altro puffo gli allungò un pentolino e lo scottante contenuto finì sugli occhi del povero David, che urlò dal dolore cadendo sull’erba.
«Voi siete pazzi!», disse lo gnomo contorcendosi in maniera forsennata.
«Adesso siamo anche alle offese, eh? Hai ancora una possibilità per salvarti, nano. Dicci il motivo per cui sei puffato fino al nostro Villaggio».
David, in ginocchio, sentì che le forze lo stavano abbandonando. «Il mio cuore… vi prego, non… non… Io ho già quattrocento anni…»
«Rispondi, nano!», urlò Quattrocchi. «Per quale motivo sei puffato fino al Villaggio?»
«Io… io…»
«La motivazione! Puffaci una motivazione!»

David

Non riuscirono a strappargli una parola di più. In quel momento, David spirò. Poi, lentamente, il suo corpo iniziò a crescere di statura e trasformarsi fino ad assumere le sembianze di un bellissimo ciliegio. Diventare un albero era, infatti, il destino finale che attendeva tutti gli gnomi.
I due puffi si guardarono perplessi. «Ok. Mettiamoci d’accordo sulla versione da puffare con il Grande Puffo», disse Quattrocchi.
«Diciamo che è stata colpa di Gargamella, che ne dici?», disse Forzuto.
«Per me va bene», rispose Forzuto.