umberto-eco--644x362Questo 2016 pare non volerci dare tregua. E siamo solo a febbraio. Dopo aver salutato David Bowie e Alan Rickman, infatti, ieri abbiamo perso in un giorno solo due grandi della letteratura: la scrittrice Harper Lee, celebre per il suo “Il buio oltre la siepe” e l’immenso Umberto Eco, scrittore, linguista, semiologo e filosofo. Insomma, maestro di tutte le arti che più amo e che hanno fatto sì che diventasse per me una sorta di magister vitae. Mi è veramente difficile riuscire a fare un sunto di ciò che Eco è stato e probabilmente, conoscendolo, riderebbe per ciò che sto scrivendo, ma ci voglio comunque provare.

Umberto Eco non è stato solo uno scrittore – anche perché secondo il mio modesto parere i suoi romanzi, seppur meravigliosi, hanno avuto una rilevanza minore rispetto ai suoi scritti sulla lingua italiana, sulla nostra cultura, sulla filosofia e sulla semiologia – ma è stato soprattutto uno degli ultimi grandi esponenti del patrimonio culturale italiano. Perché oltre ad aver sempre reso onore alla lingua italiana e aver combattuto contro chi la deturpa, si è sempre posto come difensore della cultura in quanto tale e della ragione che la accompagna, andando quindi contro all’ignoranza dilagante che ormai ci opprime sempre più. Eco è stato, infatti, anche membro onorario della CICAP, ovvero il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, proprio per sottolineare la sua volontà di combattere contro l’ignoranza di chi crede a qualsiasi buffonata letta senza neanche accertarsi delle fonti di tali buffonate.

A tal proposito è doveroso citare uno dei suoi ultimi interventi più illustri, in cui il maestro si scaglia proprio contro i social network, i quali purtroppo “danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”, e contro internet, “che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”. Durante questa sua lectio magistralis, che risale al giugno scorso, Eco ha saputo rendere perfettamente il dramma odierno delle bufale e della sindrome del complotto, che io stessa vivo in prima persona e come me tanti altri che ancora amano la bellezza della verità, della logica e della ragione, ricordando anche che i giornalisti e i professori dovrebbero “insegnare” il pensiero critico e l’uso dei siti internet, proprio per limitare questo danno ormai dilagante e, ahimè, inarrestabile.Umberto_Eco_02

È per questo che ho sempre apprezzato – e apprezzerò per sempre – Umberto Eco. Perché ha lottato con le armi migliori contro ciò che spaventa anche me e ha difeso ciò che sta tanto a cuore anche a me, ovvero la cultura in sé. E quindi non posso che terminare con quella che io reputo una delle sue citazioni più belle e importanti, sebbene sia una delle più sfruttate sui social network – purtroppo anche da chi non sa minimamente chi sia Eco:

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

Anche se devo ammettere che “Cosa è il leghismo se non la storia di un movimento che non legge?” non è affatto male come citazione. Per fortuna l’immenso Umberto Eco non si è risparmiato l’ironia verso determinati partiti che con la cultura non hanno proprio nulla a che fare.