Domenica 25 Novembre sarà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dal 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ogni giorno numerosi fatti di cronaca nazionale e internazionale ci ricordano l’importanza di questa giornata e di quanto ancora ci sia bisogno di “sensibilizzarsi” sull’argomento. L’ultimo anno – anno e mezzo, hanno visto la nascita di nuovi movimenti, femministi ma non solo, che si sono posti proprio questo obiettivo: sensibilizzare le persone su questo argomento e contrastare violenze e discriminazioni di genere. Non sempre questi movimenti sono stati accettati tanto facilmente ma in molti casi ne sono nati dibattiti anche molto forti.

Abbiamo deciso di fare qualche domanda a Sabrina Quaranta, una giovane donna e politica che si batte, localmente e non solo, proprio su questi argomenti.


Tu sei una giovane donna, politica, attivista e studi per diventare scrittrice. In questi giorni pre “Giornata contro la violenza sulle donne”, è nata spontaneamente una campagna social in cui tantissime donne denunciavano piccoli atti quotidiani di violenza contro di loro. Dall’essere seguite per strada a complimenti inopportuni, da battutine a sfondo sessuale al minimizzare le loro esigenze di donne. Le segnalazioni sono state centinaia, è davvero così critica la situazione?

Penso proprio di sì. È diventato un argomento molto attuale soprattutto per il caso Weinstein (Idealmentre si è occupato dell’argomento nei mesi passati, nda) e grazie al movimento MeToo; quindi se ne parla molto di più e di conseguenza sembra che improvvisamente siano comparsi molti casi di molestie e di violenze di ogni tipo. Sono cose che ci sono sempre state ma semplicemente se ne parlava di meno o magari certe azioni non venivano considerate molestie. Per me lo sono sempre state ma adesso la sensibilità è maggiore e se ne parla maggiormente. Io ti posso dire che quasi tutte le mie amiche coetanee hanno vissuto delle esperienze di molestia di vario tipo come, per esempio, quella che ho raccontato in un mio micro-racconto pubblicato anche dal Corriere di Carmagnola. Quasi tutte le donne che conosco hanno vissuto almeno una esperienza del genere. Quindi si, secondo me la situazione è veramente così grave.

Tra le tante segnalazioni, alcune decine parlavo di relazioni molto turbolente con uomini che avevano compiuto gesti molto sgradevoli in maniera ripetuta. Tu hai scritto a questo proposito questo micro-racconto (lo trovate QUI) in cui una ragazza molto giovane esce con il fidanzato molto più grande che la porta in un luogo isolato e la costringe a praticare del sesso orale. Poi tutto finisce come se niente fosse. Queste cose sono purtroppo molto diffuse ma una delle reazioni più comuni da parte degli uomini di solito è dire “Ma voi donne, chi frequentate?”

Penso che molti facciano questa domanda, e può essere anche comprensibile, perché sono cose che normalmente non si raccontano. Sono discorsi che magari vengono fuori dopo anni, quando la cosa magari è stata superata ed elaborata. E sono discorsi ed esperienze che vengono fuori quasi per caso ma normalmente non si dicono: non si raccontano ai genitori quando si è piccoli, non si raccontano al fidanzato, non si raccontano al fratello o alla sorella. Quindi è molto facile che soprattutto un uomo non abbia mai sentito racconti di questo genere da parte delle donne che conosce, semplicemente perché sono cose che ci si vergogna a raccontare oppure dopo un po’ di tempo si pensa che sia tutto passato e non abbia più senso tirarla fuori. Ricollegandomi a quello che ho già detto prima, è anche abbastanza recente questa idea di molestia e fino a qualche anno fa si pensava alla violenza solamente in casi di stupro o violenza fisica esplicita mentre negli ultimi anni è cambiato un po’ questo concetto. Io, quindi, lo capisco un uomo che si trova un po’ spiazzato davanti a questi racconti perché lui magari non li ha mai sentiti prima. Purtroppo non vuol dire che non esistano

Abbiamo detto che da qualche anno siamo in una fase in cui c’è molta più attenzione a questo tema. Sono nati (o ri-nati) movimenti femministi molto agguerriti, se ne parla di più e si  sta ponendo il benessere femminile al centro di molte azioni politiche. Questo è però anche un periodo di forti divisioni sociali, economiche e politiche e alcuni gruppi dei vari movimenti fanno una battaglia legittima ma con toni molto accesi. Alcuni parlano di una guerra dei sessi. Non si rischia che ad inasprire i dialoghi su certi temi si finisca col creare una guerra ideologica e si perda il vero obiettivo?

Assolutamente sì, il rischio è quello e me ne rendo conto anch’io. Il tema è esploso negli ultimi anni e si è arrivati quasi al punto che se ne parla talmente tanto e con toni così accesi, e a volte elitari, che sembra stia diventando la battaglia solo di qualcuno. Quando tu apri un discorso su queste cose, sulla violenza o sulle discriminazioni legate al genere, la reazione principale di solito è “che palle!”. Siamo arrivati al punto che le persone hanno la noia di sentire parlare di questi argomenti e spesso si tende a volere infilare questo tema anche dove oggettivamente non ci sta. L’altro grande rischio che si corre quando si fanno tutti questi discorsi intorno alla violenza sulle donne e alla loro discriminazione è che diventi una battaglia esclusivamente femminile. In molti casi la narrazione è quella dell’uomo “cattivo” o che comunque se non è cattivo non “capisce”, e che quindi debba essere chiuso fuori da questa battaglia. È una cosa solo nostra, che portiamo avanti noi donne come orgogliose guerriere e gli uomini ne devono rimanere fuori. Secondo me è un errore gravissimo! Un po’ perché ci sono degli uomini sensibili a questo argomento e un po’ perché certe cose vengono fatte da parte loro senza pensare all’impatto che hanno sull’altro. Essendo, come già detto, un tema di cui si discute tanto solo recentemente, molti uomini non si rendono conto di quanto una frase detta come battuta o un gesto fatto con leggerezza possa avere un impatto forte sull’emotività della donna che hanno di fronte.

Ultima domanda che faccio sempre alle donne con le quali parlo di questi argomenti: cosa possiamo fare noi uomini per aiutarvi? E parlo soprattutto per quegli uomini che, come hai detto anche tu, sono già sensibili all’argomento e che magari si sentono comunque impotenti.

È una risposta difficile. Sicuramente dare “il buon esempio”, ad esempio come un padre si relazione con la propria moglie da già un esempio ai figli. Questo si può riportare in tanti altri contesti. Le donne non vanno trattate, però, come se fossero sotto una campana di vetro, devono semplicemente essere trattate come delle persone. Io personalmente sono contraria a tutti quei discorsi per cui io non ti faccio fare questa cosa perché sei una donna, queste cose non si dicono a una donna, ecc. Una donna è una persona esattamente come un uomo, bisogna semplicemente trattarsi con rispetto; lo stesso rispetto dovuto ad un qualsiasi essere umano. A me piacerebbe anche un’altra cosa e ne parlo per quella che è la mia esperienza soprattutto a livello locale: quando si fanno iniziative o serate su questi temi vorrei ci fossero più uomini. Vuoi perché queste mobilitazioni sono sempre un po’ “ghettizzate” ma ci sono davvero pochissimi uomini. Alla fine ci si parla tra noi donne, ci si da ragione e ci si fa forza a vicenda e ci si da una pacca sulla spalla ma non ne parliamo mai con l’altra parte in causa. L’invito che faccio agli uomini è quello di non sentirsi nel “posto sbagliato” se andate a questi incontri, a queste iniziative perché c’è molto bisogno della partecipazione maschile sia per il discorso del dare l’esempio che per avere il loro punto di vista.