download (5)Uno degli ultimi atti da Presidente degli Stati Uniti di Obama è stato quello di ridurre significativamente la pena di Chelsea Manning, militare statunitense in carcere da 7 anni su 35 da scontare. Manning, insieme a Edward Snowden e Daniel Ellsberg, è una delle più famose whistleblower della storia recente. “Whistleblower” è il termine che identifica quelle persone che denunciano pubblicamente attività illecite all’interno di organizzazioni pubbliche, private o del governo.

La storia di Manning è un po’ complicata: è stata arrestata nel 2010 in Iraq – all’epoca si chiamava Bradley ma nel 2013 ha deciso di cambiare sesso – per aver trafugato informazioni militari segrete, ottenute mentre lavorava come analista in una base dei servizi segreti americani. Manning ha sempre dichiarato di aver preso solamente dati di azioni militari già avvenute e di averlo fatto nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato attuale della guerra in Iraq. Durante un congedo ad inizio 2010 ha portato con se i dati e ha provato a diffonderli, prima ad alcuni giornali e finendo poi con il cederli all’associazione di libera informazione Wikileaks fondata da Julian Assange.facebook

Tra i vari documenti c’era anche il celebre video chiamato Collateral Murders, datato 2007, in cui si vedono due elicotteri Apache sparare contro un gruppo di persone disarmate, uccidendo due reporter di Reuters e ferendo gravemente dei bambini. Questo video rese “famosa” Wikileaks diventando virale e fece in modo che il rapporto tra Assange e Manning diventasse ancor più profondo con un continuo scambio di informazioni. Nel maggio del 2010 Manning viene scoperta e arrestata e nell’agosto del 2013 viene condannata a 35 anni di carcere, dopo un lungo processo e anni di totale isolamento fisico. Nel corso del 2016 ha provato almeno due volte a togliersi la vita all’interno del carcere in cui è rinchiusa. Secondo diverse fonti di associazioni dei diritti umani, Manning ha subito trattamenti al limite dell’accettabile per un prigioniero.2000px-Flag_of_the_United_States_Central_Intelligence_Agency.svg

Nel giugno del 2013 scoppiava anche un altro caso, dalla portata maggiore, legato questa volta ad Edward Snowden e al sistema PRISM. Anche qua la storia è affascinante ma complessa, se volete approfondire c’è un ottimo documentario (Citizenfour, di Laura Poitras, che ha vinto un oscar) oppure il recente film di Oliver Stone (Snowden, che però è leggermente romanzato). Snowden è un ex assistente tecnico di CIA (l’agenzia di spionaggio americano che opera sul suolo estero) e NSA (agenzia governativa americana che si occupa di sicurezza interna, specialmente in ambito informatico). Nel corso del suo lavoro, tra il 2012 e il 2013, scopre che il governo americano (e non solo) usa un sistema informatico – il progetto PRISM, appunto – per accedere alle conversazioni telefoniche (e non solo) di cittadini non americani su suolo non americano (anche qua con molte eccezioni). Scopre inoltre che lo stesso governo USA può accedere ai dati sensibili degli utenti di molte compagnie informatiche come Apple, Facebook, Microsoft, Google, ecc. senza che le compagnie stesse lo sappiano. 199px-Edward_Snowden-2

Snowden decide di contattare due giornali, Guardian e Washington Post, e di dar loro le informazioni in modo che giornalisti competenti le possano verificare e pubblicare. Così succede e iniziano mesi di rivelazioni scioccanti e compromettenti. Iniziano anche alcuni attacchi hacker del gruppo Anonymous che fan saltare fuori altre informazioni segrete, il vaso di Pandora è scoperchiato. Snowden fugge in Russia, unico paese che gli concede un asilo temporaneo che verrà “allungato” fino ad oggi. Le azioni di Snowden hanno portato nel corso degli anni ad “aggiustamenti” per quel che riguarda la salvaguardia della privacy online degli utenti e cosa il governo può o non può “spiare” senza il consenso del cittadino.

Questi due personaggi, con storie e modalità diverse, sono visti in maniera duplice e opposta: “eroi” che combattono per la libertà d’ informazione e la trasparenza oppure “terroristi” che hanno divulgato segreti di stato procurando danni diplomatici ed economici immensi. Questa visione così tranciante è trasversale nell’opinione pubblica. Sarebbe lecito aspettarsi che l’intellighenzia più liberal e progressista sia schierata dalla parte di Manning e Snowden, mentre le persone tutte “armi e patria” siano contro di loro e del loro tradimento. Invece basta leggersi un po’ di giornali, blog ed opinioni per capire che non è così, che ci sono prese di posizione davvero omogenee e inaspettate. Ed è molto interessante.download (7)

Sebbene entrambi abbiano sostanzialmente divulgato informazioni segrete, le informazioni stesse e il metodo di divulgazione è stato notevolmente differente. Purtroppo non sapremo mai cosa sarebbe successo ai dati di Manning se fosse stata creduta dai giornali ai quali per primi aveva offerto le notizie senza essere creduta.  Alcune sue scelte personali, poi, non hanno aiutato la sua immagine pubblica e questo lo ha pagato. Come ha sicuramente pagato la scelta di Wikileaks. Affidando le sue informazioni alla creatura di Assange, non ha potuto contare sulle tutele delle fonti giornalistiche ed è stata abbandonata un po’ a se stessa.

Wikileaks da sempre ha un atteggiamento molto aggressivo per quel che riguarda la sua policy di divulgazione di materiale sensibile e nel nome di una maggiore trasparenza pubblicano tutto il materiale che gli viene dato senza quasi nessun controllo. Non si pongono nemmeno il problema di divulgare dati sensibili – carte di credito, indirizzi, email, gusti personali,ecc. – di persone coinvolte casualmente e che poi rischiano gravi conseguenze (dal furto di identità virtuale alle basiche violazioni della privacy). A tutto questo si deve aggiungere l’ambiguo rapporto con gruppi hacker non ben definiti che però spesso hanno legami politici con governi in cui la libertà è un concetto relativo. Vedasi ad esempio la pubblicazione delle mail personali di dipendenti del Partito Democratico americano, durante la scorsa campagna elettorale, trafugate da hacker russi per mera destabilizzazione. Oppure la recente affermazione di voler schedare pubblicamente tutti i giornalisti e le loro fonti per decidere chi è meritevole di fiducia (se vi ricorda qualcosa avrete capito quali, spesso, sono le fonti d’ispirazione per certi movimenti italiani e non).download (4)

Sulla cura delle informazioni da divulgare c’è stato più di uno screzio tra Snowden e Wikileaks/Assange. Snowden, come già detto, ha scelto dei giornalisti per le sue notizie. Scelta difesa fin da subito e fino ad oggi, perché per lui la cosa importante era che venisse fuori il sistema PRISM e le sue ramificazioni, più che i singoli documenti o intercettazioni. Il problema della sorveglianza che ha posto non doveva diventare un mero gossip tra ministri di paesi diversi, doveva far riflettere l’opinione pubblica, la politica e i media. Snowden ha sempre cercato di salvaguardare, nei limiti del possibile, la sicurezza nazionale e le persone coinvolte.

Entrambi, ma possiamo aggiungerci anche Julian Assange, hanno però commesso atti illeciti e abbastanza gravi. Se infatti il loro fine è sicuramente buono e votato ad una maggiore trasparenza e consapevolezza, i mezzi e le modalità usate non lo sono. Le conseguenze potevano essere veramente disastrose e soprattutto imprevedibili. Se queste informazioni finivano in mano a persone o organizzazioni criminali, cosa sarebbe potuto succedere? Non è un discorso troppo ipotetico se pensiamo a quanto di quel materiale venuto a galla con Manning è stato usato dall’Isis per la sua propaganda e il suo proselitismo tra la popolazione più ignorante. Discutendone recentemente con un amico, persona di fin troppa cultura, mi è stato fatto notare come anche i partigiani fossero considerati criminali. Nessuno però si sognerebbe di chiamarli tali al giorno d’oggi, anzi sono un simbolo di libertà e democrazia. Sarà così anche per i whistleblowers?

download (6)Non lo so. Personalmente credo che siano fondamentalmente vittime della nostra società, di noi stessi. Vogliamo avere certezze e sicurezze ma allo stesso tempo smettiamo di informarci e di capire. Siamo pigri e ignoranti e tutto sommato ci sta bene. Riempiamo le abitazioni di dispositivi connessi alla rete, rigorosamente senza password e poi ci stupiamo di essere spiati dal vicino tramite Tor e un indirizzo ip. Manifestiamo contro i migranti perché ci spaventa il fatto che possano essere terroristi e concediamo ai governi poteri speciali per difenderci. Poi ci indigniamo se quei poteri li usano. Ne abbiamo diritto, certo, ma non è assurdo?

Manning e Snowden hanno portato a galla verità scomode ma non del tutto inaspettate. Loro hanno pagato e pagheranno per quello che hanno fatto, giusto o sbagliato che pensiate. Ma noi? Quanta libertà personale siamo disposti a perdere in nome di maggiore sicurezza? Allo stesso tempo, chi decide per tutti?