Il caso del 24 Settembre 2018 (ma mettetevi il cuore in pace perché durerà a lungo) è l’infelice, a dir poco, frase di Nadia Toffa sul cancro che può essere un dono.
Un po’ di contesto: Nadia Toffa è una conduttrice televisiva prestata al giornalismo investigativo del programma tv Le Iene dal 2009. Nel corso degli anni ha fatto dei servizi su ludopatia, terra dei fuochi, smaltimento dei rifiuti che le sono valsi premi e riconoscimenti anche importanti. Per molti era una delle migliori della redazione del programma. Nel 2016 è passata alla conduzione del programma, diminuendo i suoi servizi. A fine 2017 iniziano i suoi guai: realizza un discusso servizio su dei presunti esperimenti nucleari segreti sotto il Gran Sasso per il quale viene sbugiardata completamente e che attira tantissime critiche e un paio di denunce. Pochi giorni dopo il servizio accusa un malore che la tiene lontana dalla tv. Inizialmente si pensa allo stress per la vicenda, poi si scopre che era un tumore. Durante tutto il 2018, la Toffa non fa mistero della sua malattia e della sua lotta. Tutto o quasi è a favore di social ma il messaggio che vuole sempre far passare è positivo: bisogna lottare, bisogna crederci,ecc.
Si arriva al 24 Settembre, giorno in cui scoppia la polemica (molto aspra) per una sua frase postata due giorni prima su Twitter per pubblicizzare il suo libro di prossima uscita:
– «Ecco qui Ragazzi, in questo libro vi spiego come sono riuscita a trasformare quello tutti che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità. pieno damore . Non ho mai sospeso la vita e come ci sono riuscita io ….buona giornata a tutti».
Paragonare il cancro ad un dono non è stata una mossa saggia, le sono piovute addosso quintalate di critiche da chi per un cancro non è uscito del tutto indenne o ha perso una persona cara. Quello che ha fatto più rabbia (almeno a leggere le centinaia di commenti) è forse stato il fatto che abbia fatto passare le persone morte o comunque verso il loro fine vita, come persone che non hanno lottato e quindi non se la sono meritata la guarigione.
Qua mi fermo un attimo e voglio fare un ragionamento: il messaggio (e i primi che ha dato subito dopo) io penso sia stato scritto male e probabilmente voleva essere un messaggio di speranza. Magari i pochi caratteri di twitter, magari la poca lucidità del momento, hanno contribuito al poco senso della frase. Ricordando che tutti gli altri messaggi postati durante la malattia avevano un tono proiettato alla speranza di guarigione, questa prima parte di vicenda è accostabile ad un semplice malinteso. Poi però è arrivato il resto.
In due giorni quel primo tweet è diventato virale e le risposte si sono centuplicate. Qualcuno l’ha difesa a spada tratta: al netto dei bot fake, diverse persone hanno provato ad avere il loro momento di celebrità difendendo la loro eroina televisiva. Molti di più invece hanno iniziato a contestarle quell’uscita. La Toffa però si è difesa molto malamente. Prima ha minimizzato il cancro, poi ha detto che tutte le forme di tumore sono uguali e che tutti possono guarire. Queste contro-argomentazioni hanno ovviamente gettato benzina sul fuoco e le critiche si sono fatte se possibili ancora più incattivite. I social, si sa, tirano fuori il peggio e anche Nadia Toffa non è stata immune da questo processo. Stanca per le migliaia di commenti, ha iniziato a deridere, insultare e disprezzare chiunque le dicesse qualcosa contro. Ne segnalo tre tra quelli più esemplificativi:
– «Mi spiace tu abbia frainteso totalmente o forse sono stata poco chiara. Boh, mi sembra facile come ragionamento, ma forse non ci puoi arrivare. Scusa e grazie di provarci»
– «Anche io potrei non guarire. Chd c’entra? Ci arrivi?! O troppo alto il discorso per te? Rimani coi piccioni di piazza san marco io vado a volare con le aquile eh. Non tutti possono volare alto stai lì tu»
– «L’università ti è servita poco alla cultura. Che peccato doldi dei tuoi genitori buttati nel cesso. Hanno puntato dul cavallo zoppo. Succede. Meritavsno fi meglio loro ma non hanno colpe. Han fatto di tutto eh che i figli non ce li si sceglie  »
L’ultimo era rivolto ad una ragazza che da 4 anni lavora in un laboratorio di analisi dopo essersi laureata ed è anche quello che ha aperto definitivamente la diga allo “shitstorm”. Perchè è riuscita in una sola frase ad essere offensiva non solo con chi le ha scritto ma anche verso i laureati in materie scientifiche, categoria tanto bistrattata quanto necessaria al nostro paese. Così anche quelli che si erano tenuti alla larga dalla lotta nel fango dell’ignoranza antiscientifica ci si sono fiondati. Il resto ve lo lascio immaginare (o andare a leggere).
Dai 3 tweet si capisce che nel corso del tempo c’è stato un aumento della rabbia di chi scriveva e una perdita di lucidità. Lo si nota dai sempre maggiori errori grammaticali e dalle risposte sempre più sprezzanti. Va chiarito che, al contrario di quello che in tanti hanno iniziato a pensare, l’account non è stato violato e nessuno ha smentito quei tweet (quindi è stata lei a scriverli).
Non so cosa abbia spinto una persona che con le parole ci lavora a scrivere messaggi così ambigui prima e così maldestri poi. A pensare male si potrebbe dire che è stata tutta una mossa pubblicitaria per il libro; ad essere cinici si potrebbe invece dire che dalla malattia non ne è uscita proprio del tutto indenne.
Oppure, più semplicemente, è il risultato dell’ignoranza al potere, della controinformazione a tutti i costi, del metodo Iene. Per fortuna ci ha risparmiato il metodo Stamina.
Quello che non ci ha risparmiato è stato vedere una donna che poteva essere un simbolo di un certo tipo di giornalismo diventare un’idiota che promuove la speranza come cura alle malattia. Per fortuna non ha detto che la sua malattia è dovuta all’esperimento del Gran Sasso.
Ecco, volendo vedere tutta questa vicenda come un dono, possiamo dire che poteva andare peggio, avremmo potuto leggere dichiarazioni ben peggiori e più avvilenti. Non che sia facile ma nemmeno così difficile.