Se siete affascinati, anche solo in parte, dalle varie teorie cospirazioniste del magico mondo di internet, spero non vi siate persi quella riguardo Q e i suoi seguaci, i QAnon (che trovate scritto anche nelle varianti Q-Anon o Qanon).

E’ una vicenda particolarmente interessante perché fin dalla sua nascita porta al suo interno svariati elementi “giocosi” come forum segreti, puzzle virtuali, profezie varie e fake news da decifrare come in un film di spie.

Contemporaneamente è anche una vicenda preoccupante perché, sempre al suo interno, ha elementi razzisti, xenofobi, violenti e potenzialmente pericolosi. Tanto da aver spinto l’Fbi, ad inizio Agosto,a classificare il movimento QAnon come minaccia terroristica alla sicurezza nazionale.

Questa scelta è dovuta al fatto che nei mesi precedenti ci fossero stati diversi arresti di persone coinvolte attivamente nel movimento e che, da quanto è trapelato, anche gli attentatori di El Paso, Patrick Crusius, e Dayton, Connor Betts, ne fossero seguaci. Come se non bastasse, anche l’improvvisa morte di Jeffrey Epstein sta alimentando il fuoco della cospirazione dei QAnon che sta ricevendo ulteriori attenzioni portando sempre più persone a finire nel vortice complottista.

Cercherò quindi di spiegare un po’ tutta la storia e le varie implicazioni reali nella politica americana (ma non solo) e in alcuni dei fatti di cronaca degli ultimi giorni.

Prima di iniziare, però, vi lascio un link:(https://www.internazionale.it/…/wu-ming-1/2018/10/29/teoria…) di un interessante articolo di Internazionale che approfondisce ulteriormente l’argomento QAnon svelando alcuni legami – che io personalmente ritengo solo presunti e praticamente inverificabili – con il Luther Blissett project di fine anni ‘90.

Q E LA ‘QUITE PRIMA DELLA TEMPESTA’

E’ l’ottobre 2017 (mese che ricorrerà spesso in tutto questo caso) quando nel forum /pol di 4Chan compare Q. 4Chan è un imageboard, una specie di forum per immagini nel quale migliaia di utenti si scambiano immagini e pensieri in totale libertà e soprattutto anonimato. Quando nacque 4Chan doveva essere l’isola felice delle libertà individuali legate al mondo di internet.

Su 4Chan la community era molto variegata e prendeva, in parte, alcuni degli stilemi e delle caratteristiche di quelli che erano i primi gruppi social legati ad internet. Si fondevano abilità e capacità dei singoli riuniti in un grosso gruppo di condivisione delle idee ma, allo stesso tempo, si creavano scherzi incredibili. Da quelle esperienze nacquero dei protomovimenti di pensiero e attivismo che sarebbero diventati negli anni Anonymous, Wikileaks, Occupy WallStreet. Quando gli utenti di questi movimenti lasciarono il forum per spostarsi su piattaforme diverse e più adatte alle loro esigenze, rimasero i troll e i cazzeggiatori compulsivi.

Il vuoto lasciato dai membri “seri” e impegnati, venne lentamente riempito dall’ alt-right americana che ne aveva capito le altissime potenzialità. Su 4Chan, per via della sua natura assolutamente poco seria, era facile veicolare messaggi di odio mascherato per burla, sfottò. Quando però i numeri si invertirono e gli odiatori reali furono divenuti la maggioranza, il gioco si inceppò e 4Chan divenne tristemente famoso per i suoi forum razzisti, xenofobi e incubatori di personaggi che provarono a compiere atti criminali e violenti.

Nacque anche un sito gemello, il famigerato 8Chan, patria online di criminali razzisti, ma questa è un’altra storia.
Il forum /pol è il forum politicamente scorretto per eccellenza, il luogo dove non esiste una posizione troppo estrema e dove Trump ha trovato linfa vitale per la sua campagna elettorale fatta di fake news, molte delle quali provenienti proprio da 4Chan e 8Chan e ricondivise in tutto il mondo.

Q –il cui nome starebbe ad indicare il grado massimo di accesso alle informazioni all’interno del governo americano – compare all’improvviso parlando dell’imminente arresto di Hillary Clinton e facendo riferimento ad una frase, “noi siamo la quiete prima della tempesta”, detta dal presidente Trump durante delle foto di rito alla Casa Bianca. Trump non spiegherà mai cosa voleva dire con quella frase (lui stesso però ci farà riferimento altre volte) e nemmeno Q. Rimarrà un monito, una specie di “preparatevi che i tempi stanno per cambiare, fate attenzione”.

Da quel post seguiranno altre affermazioni di Q, una scia di “briciole di pane” che saranno gli utenti a dover scovare e mettere in relazione tra di loro. Il gioco perfetto per solitari frequentatori di internet dalla mente facilmente condizionabile. Ci vorranno 9 mesi prima che diventino un fenomeno di massa, 9 mesi in crescendo e che culmineranno con una esposizione mediatica inaspettata ma gradita.

IL ‘DEEP STATE’ CONTRO i QANON

Il messaggio dietro i vari criptici post di Q e dei suoi seguaci più stretti è semplice ma efficace: il potere del Mondo è in mano al cosiddetto “deep state” ma noi, con Trump come leader, lo sconfiggeremo. Il “deep state” di cui spesso si fa riferimento nelle teorie cospirazioniste politiche è una sorta di stato nello stato.

Potremmo chiamarli “poteri forti” ma ha una connotazione leggermente diversa: il “deep state” è formato da persone reali, politici, militari, religiosi e miliardari che regolano il mondo inserendosi all’interno dei vari organi politici e amministrativi, dalla Casa Bianca al vicino di casa che ci guarda arrivare da dietro una tenda. Mescola teorie economiche efatti veri con elementi paranoici e complottisti.

Il “deep state” è Obama che con i Clinton detengono il potere pur non avendolo effettivamentema anche il funzionario che non mi rilascia il documento perché ho riportato dati sbagliati in qualche modulo. E’ ovunque, permea la realtà ed è contro tutti quelli che sanno della sua esistenza. Non solo: il “deep state” è intrinsecamente malvagio, abominevole, dedito al satanismo, alla pedofilia e al commercio di esseri umani. Non solo vuole il potere e i soldi ma anche letteralmente la vita delle persone per continuare a proliferare. Se vi sembra un discorso familiare è perché, di fatto, è la stessa base del famigerato “pizzagate” di cui QAnon è un naturale proseguimento.

Avere un nemico immenso, quasi impossibile da sconfiggere ma comune a tutti quelli svegli abbastanza da accorgersene, fa da collante a tutte quelle persone sole e solitarie che trovano online amicizie e fratellanza che non hanno mai avuto.
Inoltre anche se spesso Q si sbaglia su fatti che non avvengono (vedi l’arresto della Clinton mai avvenuto ma più volte annunciato), c’è sempre la scusa di un tradimento o una “fonte” di informazioni saltata.

Q però è bravo e in 9 mesi riesce spesso a fornire prove della bontà delle sua informazioni e della sua vicinanza al presidente Trump: posta foto giuste al momento giusto e spesso ricorre a “modifiche” per alterare la realtà. Famosa è in questo senso la correlazione numerica con il 17: la Q è la diciassettesima lettera dell’alfabeto e il 17 compare spesso vicino a Trump. E proprio Trump è il paladino per i QAnon poiché sarà lui a svelare questo enorme complotto delle elite americane ai danni della popolazione. Nonostante Trump sia effettivamente elite che più elite non si può, solo lui può riuscire nell’impresa, ovviamente con il supporto di Q e, di riflesso, dei seguaci.

Per Q il rapporto Mueller, ad esempio, non vuole davvero svelare i legami con la Russia ma invece vuole svelare le malefatte dei membri del “deep state”. La prova è che il rapporto non conclude nulla ma, unendo i puntini nel modo corretto (un modo che nessuno svelerà mai) si può leggere di tutto l’intricato e corrotto sistema di potere in atto.

Sembra (ed è) folle ma queste teorie continuano ad aumentare la loro fama e aumentano anche l’attenzione che i media iniziano a rivolgere loro. Primi fra tutti sono i media più vicini a Trump che usano le “verità” di Q per propaganda. Poi arriva il raduno di Tampa in Florida, per un comizio del presidente Trump a fine luglio 2018: decine e decine di persone indossano magliette di QAnon e hanno cartelli con slogan del movimento. Sono talmente tanti e spesso posizionati in posti che non possono passare inosservati. Di conseguenza i media tradizionali iniziano a farsi qualche domanda.

Nel giro di un mese QAnon diventa molto famoso e compaiono decine di articoli anche tra la stampa estera. Quello che era nato come un movimento online bislacco e di ultra destra era adesso in prima serata con programmi di approfondimento. Addirittura Trump ospitò nella Casa Bianca giornalisti vicino al movimento in sedute private e delle quali non sappiamo il contenuto. Tutto questo alimentò all’inverosimile i numeri del movimento ma, allo stesso tempo, finire sotto i riflettori ebbe l’effetto opposto per alcuni dei seguaci più attivi: una cosa che doveva rimanere segreta fino allo show down finale era stata rivelata troppo presto.

Soprattutto, aveva esposto migliaia di messaggi d’odio all’opinione pubblica, con dovizia di particolari e nomi utente. Non il massimo per chi faceva dell’anonimato la sua armatura.
Tanto velocemente crebbe la fama dei QAnon e tanto velocemente il tutto si assopì. Addirittura all’interno del movimento stesso si iniziò a mettere in discussione lo stesso Q che aveva drasticamente diminuito la sua presenza online.

Tutto finito? Assolutamente no, si era solo chiuso il primo capitolo.

(continua)