Il 28 Marzo 2018, il Senato ha approvato a larga maggioranza la riforma della cosiddetta “legittima difesa”.

Questo passaggio legislativo rappresenta per le destre, in particolare per la Lega di Matteo Salvini, un momento e un traguardo storico: dopo oltre vent’anni di annunci, la Lega riesce ad approvare in via definitiva quello che è sempre stato un cavallo di battaglia di tutte le forze politiche di estrema destra e di destra, intestandosi, così, una vittoria elettorale di non poco conto nel meschino gioco della “raccolta del maggior numero di voti”. Un gioco fortemente influenzato, negli ultimi anni, da una narrazione orientata a sprigionare le paure più recondite e rafforzare le divisioni sociali e culturali, campo di gioco perfetto per la crescita di ideologie nazionaliste e antidemocratiche. Il disegno di legge approvato è composto da nove articoli che nella sostanza intervengono strettamente sui complessi temi giuridici della legittima difesa stessa, dell’eccesso colposo, nonché nello stretto rapporto tra i due e, infine, sulle pene relative ai delitti inerenti al patrimonio e alla violazione di domicilio. Su questi la stessa Magistratura, nei suoi vari organi, ha sempre avuto qualche difficoltà nel definire un’interpretazione univoca.

Le novità introdotte riguardano la Proporzionalità tra la difesa e l’offesa, ove essa è considerata sempre sussistente indipendentemente dalla tipologia, dalla gravità dell’offesa e sia che si tratti di abitazione privata o di luogo commerciale. Gli offesi sono considerati in perenne “stato di legittima difesa”. Allo stesso modo, stando a questa nuova fattispecie, l’offeso è escluso da ogni forma di impunibilità poiché ha agito a difesa dell’incolumità dei propri patrimoni e dei propri famigliari.

Altro contenuto della riforma riguarda l’impossibilità  della Magistratura ad agire in sede civile contro l’offeso assolto dal reato di eccesso di legittima difesa: non può quindi procedere nella richiesta del risarcimento dei danni causati durante i fatti. Lo stesso offeso, ha diritto al patrocinio gratuito, ma lo Stato, se si dovesse riaprire il giudizio, nell’eventualità potrebbe richiedere il risarcimento di questo.

In relazione ai delitti di violazione di domicilio, rapina e furto o scippo le pene sono inasprite mediamente da una cinque anni a seconda della gravità, del coinvolgimento di armi da fuoco e dei danni commessi contro il patrimonio e le persone.

Alla luce del contesto politico entro cui si inserisce questa norma sarebbe necessario comprendere se davvero fosse necessario modificare il vecchio ordinamento o se si tratti sostanzialmente di una tattica elettorale necessaria in vista delle prossime elezioni.

Nel caso del vecchio ordinamento il codice penale affermava che «non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa», diversamente si sarebbe caduti nell’eccesso colposo.  Già nel 2006, sempre le destre e sempre su richiesta della Lega, misero mano agli articoli aggiungendo un comma relativo al possesso e al coinvolgimento nei fatti di armi da fuoco, altro tema caro sempre alla Lega Nord. La sussistenza del rapporto proporzionato tra offesa e difesa era base imprescindibile per l’applicazione della norma. Stando quindi alla vecchia norma e alla giurisprudenza una riforma non era affatto necessaria, poiché, nella quasi totalità dei casi, gli offesi sono stati assolto grazie a questa legge.

Volgendo, invece, lo sguardo al tema della percezione della paura e dell’insicurezza in Italia si può tranquillamente affermare che la situazione negli ultimi sia sensibilmente peggiorata a causa di due principali fattori: l’inasprimento della propaganda politica sul tema, e la situazione socioeconomica nazione che, uniti insieme e raccontati secondo uno specifico story-telling, hanno portato a una percezione del tutto irrealistica.

Nonostante nel corso dell’ultimo lustro i delitti sui generis siano notevolmente diminuiti e siano costantemente in calo una recente ricerca di FederSicurezza mostra come circa il 31,90% degli italiani si senta insicuro sia all’interno e sia all’esterno della propria abitazione, mentre il 39,00% sarebbe favorevole a una parziale liberalizzazione delle armi da fuoco come strumento per tutelare la propria incolumità. Il calo dei delitti è un fenomeno che, salvo rare inversioni di rotta temporanee, si protrae dal 1992, stando ai dati ISTAT e del Ministero dell’interno. Un paradosso che riguarda in particolar modo l’Italia che, nonostante le notizie di cronaca nera e a differenza di altri paesi europei, può vantare una sicurezza piuttosto elevata e indici di delitti per mille abitanti tra i più bassi del continente. Anche in merito al terrorismo l’Italia è l’unico paese a non aver subito attacchi di nessun tipo e ad aver sgominato numerose cellule terroristiche grazie a una struttura investigativa piuttosto ben organizzata. Una realtà che, però, contrasta con quanto descritto precedentemente.

Su questo tema le forze politiche, specie quelle legate alle aree estremiste di destra – come la stessa Lega si sta configurando dall’avvento della guida Salvini – hanno costruito una preponderante dialettica della paura, riuscendo al contempo a collegare questo tema con numerosi altri, quali il mondo dell’immigrazione, la “difesa privata” e l’economia. Questa logica ha permesso a queste forze politiche da un lato di macinare consenso e dall’altro a influenzare il dibattito pubblico favorendo una generale percezione di insicurezza e di maggior bisogno di protezione e presenza di forze di polizia. Proprio sul tema della sicurezza, si sono concentrate le ultime campagne elettorali, sia nazionali e sia amministrative, dove le destra hanno vinto promettendo “maggiore polizia”.

I prossimi round legislativi ed elettorali si giocheranno proprio sul tema delle armi da fuoco, poiché successivamente ad aver incassato questo primo successo, la Lega è già pronta a presentare un disegno di legge per riformare il mercato delle armi da fuoco. Non si tratta di una reale necessità come si diceva poc’anzi, ma di un bisogno elettorale per influenzare il dibattito pubblico e l’agenda nazionale, quest’ultima oramai socialmente pronta a mettere seriamente in discussione l’attuale impianto normativo. La demagogia politica incalzante degli ultimi quindici anni, unita al successo elettorale delle forze populiste di destra, è riuscita nella costruzione del “paradosso della sicurezza”: laddove i delitti diminuiscono, aumenta la paura e il bisogno di sicurezza che altro non fa che favorire un clima sociale difficile e lastricare la strada ad alcune forze politiche per costruire uno stato di polizia.

Il rapporto più complesso, su cui le forze estremiste tendono a far leva, è sempre quello tra sicurezza pubblica, paura e presenza di forze dell’ordine, un rapporto che potrebbe anche significare il controllo della libertà individuale. In questo senso sarebbe bene capire quanto il popolo italiano sia disposto a rinunciare alla propria libertà in cambio di una maggiore sicurezza non necessaria, ma richiesta. Questo è anche il risultato del potere della parola, un potere spesso trattato con superficialità, ma che, se ben sfruttato e reiterato nel tempo, può portare a cambiare radicalmente la percezione della realtà. Pensando a questo specifico caso è stata la parola a creare una necessità che non sussisteva, e lo dimostrano i dati, si pensi, quindi, a quanto potrebbe essere forte in altri temi che quotidianamente e con intermittenza si inseriscono nel dibattito pubblico e che non sono dagli stessi numeri. Il risultato sarebbe degno del migliore surrealismo: una totale e sconcertante immagine che si configura come realtà che risulta assolutamente complessa da mettere in discussione tale è il livello di radicamento. Questa è la stessa tecnica che tali forze politiche utilizzano costantemente per ogni singolo argomento di rilievo nazionale e con cui cercano di strumentalizzare la realtà che ci circonda.