In occasione del giorno della memoria, a Venaria, comune limitrofo a Torino, c’è stato un rastrellamento. Simulato (meglio specificare che di questi tempi non si sa mai).
Tra i banchi del mercato è stata messa in scena una rievocazione storica provocante: a sorpresa, come se nulla fosse, degli ufficiali nazisti hanno scortato un gruppo di donne spaventate e terrorizzate. Con qualche valigia in mano, la stella gialla appiccicata addosso e la paura negli occhi, la marcia è proseguita tra le bancarelle e lo sguardo sconvolto dei passanti, fino a giungere al cancello della scuola, trasformato per l’occasione nell’ingresso di Auschwitz, con la scritta “La memoria rende liberi” in sostituzione della più celebre “Arbeit macht frei”.

Non siamo qui per commentare questa rievocazione, anche perché c’è poco da commentare. È importante mantenere vivo il ricordo di quella tragedia, a maggior ragione adesso che vi sono sempre meno reduci a poter raccontare in prima persona quello che hanno vissuto. Se una marcia, una performance, o come si direbbe oggi un flash mob, riesce a sensibilizzare sul tema è assolutamente il benvenuto.
Quello che mi ha lasciato perplesso infatti non è stata la rievocazione in sé, ma la reazione di molti passanti.

Se andate a cercare il video dell’evento (lo trovate sul sito di Repubblica) potrete notare come la maggior parte delle persone reagisca al passaggio delle donne filmandole con il cellulare.
Ecco, a me questo, più che la marcia in sé ha fatto venire i brividi.

E’ pazzesco notare come ormai il cellulare sia diventato parte integrante non solo della nostra vita, ma anche del nostro corpo. Si tratta davvero di un’estensione del nostro braccio. Ed è quasi un bisogno fisiologico ormai instagrammare tutto quello che ci capita davanti, che sia un piatto di spaghetti, una torta, un gattino, o il ricordo di donne uomini e bambini che sono stati brutalmente assassinati.
Abbiamo questo bisogno di documentare ogni cosa, anche quando, forse, non ce ne sarebbe bisogno.

Non ne faccio una colpa, in quanto le stories ormai sono parte attiva della nostra esistenza e io per primo sono uno che le usa abbastanza.
Mi chiedo solo cosa accadrebbe se la Shoah avvenisse oggi.

Se domani mattina, uscendo di casa, vedessimo davvero sfilare delle persone come reagiremmo? Ci butteremo in mezzo cercando di fermare quello che sta succedendo oppure filmeremo tutto con lo smartphone per poi postarlo insieme a delle frasi di dissenso e di indignazione? Cercheremo di impedire l’ingiustizia oppure sarebbe come quell’episodio di Black Mirror (quando Black Mirror non era ancora di Netflix ed era ancora una bella serie) in cui tutti siamo spettatori attivi e sadici complici di un orribile spettacolo?
Per carità, forse il mio è solo un falso allarmismo dettato dall’essere pessimista in materia. Probabilmente è impossibile che una tragedia come la Shoah si ripeta e soprattutto è difficile che gli spettatori osservino lo show senza fare una piega.
Dopotutto la storia non è mai ciclica e l’uomo impara sempre dai suoi errori.
Sempre.