In questi giorni, dopo la proposta del ministro Di Maio di chiudere i centri commerciali la domenica, è infuriata la polemica a colpi di social tra favorevoli o contrari. E come al solito oltre ad essere diventati tutti esperti di economia, lavoro e commercio, i vari commenti, invettive, meme spernacchianti l’una e l’altra fazione hanno appiattito un dibattito che potrebbe essere interessante, naturalmente dismettendo i vessilli delle varie tifoserie e cercando di porsi delle domande.

Io non capisco nulla né di economia né di mercato, e sono una persona che ha idee il più lontane possibili (direi senza problemi opposte) agli appartenenti al governo giallo-verde, tuttavia mi ha intristito molto leggere certe semplificazioni che non aiutano a comprendere la questione e magari ad approfondirla.

Ripeto: non sono un esperto, sono un cittadino, elettore e consumatore, con tutta l’ignoranza, e con tutte le contraddizioni che questo comporta, ma da elettore di sinistra non mi basta criticare a prescindere qualsiasi cosa. Vorrei cercare di capire i problemi, e gradirei che chi dovrebbe rappresentarmi (ed è per di più pagato profumatamente per farlo), provasse ad andare più in profondità nelle varie questioni.

Pur non essendo un esperto, ho amici che lavorano come commessi per la grande distribuzione e so quindi, basandomi sui loro racconti, quanto sia duro, difficile, e spesso disagevole lavorare in quel settore. Turni faticosi, paghe minime, festivi pagati come giorni feriali, ferie obbligate e decise dal datore di lavoro e chi ne ha più ne metta.

Quindi, da persona semplice, comprendo che c’è un problema, e che forse le persone che lavorano in queste realtà gradirebbero un miglioramento delle loro condizioni.
La questione è tutta qui. E fermarsi a discutere su quanto sia giusto o meno lavorare la domenica fa perdere il senso di quello che secondo me è il vero problema (che non appartiene soltanto ai lavoratori della GDO purtroppo): i diritti dei lavoratori e le loro condizioni lavorative. Le risposte degli esperti dovrebbero vertere su questo aspetto.

Invece leggo, soprattutto da sinistra, che la risposta, spesso irridente, alla proposta di chiusura domenicale è prima una minaccia “così si perderanno migliaia di posti di lavoro”, e poi praticamente un accusa, nemmeno così velata, alla categoria dei lavoratori del settore: “la domenica lavorano medici, personale del soccorso ecc perché vi lamentate? Ringraziate di avere quella miseria e zitti”.

Se non ce ne fosse ancora bisogno, da queste risposte si comprende come certe forze politiche siano continuamente distanti dalla realtà ed inadeguate a trovare nuove forme, nuove idee per risolvere i problemi. Sì, perché tenere aperto un centro commerciale potrà pure essere cosa buona e giusta, ma non mi si può certo paragonare il lavoro di un commesso a quello di un medico: tra la necessità di avere un’ambulanza la domenica perché sto rischiando la vita e il problema di aprire il frigo ed accorgermi che la domenica mattina son senza il prosciutto c’è una bella differenza.

In tutta la questione secondo me si sta sbagliando la domanda e pure la risposta al problema. Avere i negozi aperti è cosa piuttosto relativa. La questione è: è possibile permettere il legittimo diritto di impresa, rispettando i diritti dei lavoratori e migliorando le loro condizioni lavorative?

Perché se tenere i grandi magazzini la domenica servisse a far assumere nuovo personale per garantire una maggiore e migliore turnazione (così un dipendente non dovrebbe lavorare tutte le domeniche ma solo alcune), se servisse ad offrire loro uno stipendio adeguato e magari maggiorato per i giorni festivi, allora ben vengano le aperture domenicali. Ma considerando che i consumi con questa procedura non sono aumentati, gli stipendi dei lavoratori nemmeno, mentre le condizioni di lavoro sono peggiorate, tutta questa deregolamentazione ha un senso? Porta maggiore benessere a tutti?

Io a queste domande non ho risposta. Ma credo che chi si è preso l’onere di fare opposizione in questo paese (vi ricordate i #senzadime?) queste risposte dovrebbe trovarle, perché fare politica non credo sia soltanto trovare la soluzione ai problemi, ma sia anche decidere in che tipo di società vogliamo vivere, se una società dove l’importante è soltanto il profitto a discapito di tutto e di tutti, o una società dove il lavoro dovrebbe andare di pari passo con il benessere di chi fa impresa e del lavoratore stesso.

Perché se le risposte sono soltanto minacce, meme irrisori, ed una protezione a spada tratta di un modello neoliberista che ha inaridito la società e il mondo del lavoro, e ci ha portati nelle mani delle peggiori destre, beh allora prepariamoci a tenerci Salvini e Di Maio per i prossimi 30 anni.