TrumpSe dovessi riassumere i primi 7 giorni della nuova amministrazione americana, probabilmente userei una citazione: sono stati Trump, molto Trump, pure troppo.

Fin dal suo discorso di insediamento, Trump ha fatto capire che c’era un uomo nuovo al comando. Un uomo che non ha paura di ringraziare il precedente presidente Obama per il lavoro svolto, salvo poi demolire verbalmente tutto quello che aveva fatto. Ha promesso lavoro, stabilità e ordine. Ha usato termini forti come “hire american, buy american” (“assumi americano, compra americano”) in relazione al lavoro e “american carnage” (“massacro americano”) in relazione alle vittime di gang, droga ma anche proteste e rivolte. Non si capisce bene se questo vorrà dire mettere una stretta alle manifestazioni di protesta e alle associazioni socialmente impegnate come ad esempio Black Lives Matter. Sarebbe una bella limitazione della libertà d’espressione ma, da uno che considera il leader russo Putin fonte d’ispirazione, aspettiamoci di tutto.29782768073_fcbe1dda59_b

Tutto questo è bene precisare con il solo discorso inaugurale. Nelle ore successive è iniziato un siparietto con la stampa dai toni “leggermente” inquietanti. Molti giornali han fatto notare come ci fosse molta meno gente alla cerimonia di Trump rispetto a quella di Obama, di Bush Jr. o di Clinton. Trump ha subito parlato di “bugie” della stampa per screditarlo al quale si è aggiunto il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer con l’ormai suo famoso discorso: «È stato il più grande pubblico che abbia mai assistito a una cerimonia di insediamento, punto. Sia per il numero di persone presenti che per quelle che hanno seguito la cerimonia nel mondo. Questi tentativi di diminuire l’entusiasmo per l’inaugurazione sono vergognosi e sbagliati». Ovviamente stava dicendo una bugia, tra l’altro su un argomento nemmeno troppo importante. Il problema è che prima di abbandonare la conferenza stampa ha aggiunto «riterremo la stampa responsabile» minacciando eventuali conseguenze. Ciliegina sulla torta anche la consigliera di Trump ed ex capo della sua campagna elettorale, Kellyanne Conway, ha detto che Spicer ha solamente «dato dei fatti alternativi». La cosa non è piaciuta ai media americani – e vorrei vedere – e il timore generale è che in questo modo l’amministrazione Trump potrà definire false tutte le cose che ritengono a loro sfavorevoli.27435263990_8f7566831d_b

Nelle stesse ore in cui montava la prima polemica del suo mandato, Trump ha iniziato a firmare ordini esecutivi. Un ordine esecutivo è sostanzialmente un provvedimento di efficacia immediata che quindi non deve passare dal congresso e dal voto. Una volta firmato viene subito attuato e normalmente è uno strumento molto usato nella prima settimana di un presidente perché dimostra la volontà di iniziare subito a fare sul serio. Per fare un esempio, Obama nel 2009, dopo il classico paio di giorni di riflessione, se ne servì per annunciare la chiusura di Guantanamo nel giro di un’anno. Trump invece ne ha firmati diversi – di cui 4 importanti – nei primi tre giorni: stop ad Obamacare, uscita dal TPP, taglio delle assunzioni nell’amministrazione federale e taglio ai finanziamenti alle ONG che si occupano di aborto.5440002785_7b1ed0ac3e_b

Lo stop ad Obamacare al momento è molto simbolico, è più un voler mostrare una volontà con un impegno scritto. Per essere cancellata va sostituita con qualcos’altro e, al momento, le idee sono un po’ confuse a riguardo. L’uscita dal Trans-Pacific Partnership (TTP) era data per scontata perché punto forte della campagna di Trump. Si tratta sostanzialmente del ritiro degli Usa da un trattato commerciale di libero scambio siglato da alcuni stati affacciati sull’Oceano Pacifico e le cui conseguenze non sono ancora ben chiare. Tra l’altro è un trattato che non è mai stato ratificato dal governo americano e quindi nei fatti non è mai partito veramente. Abbastanza scontato era anche il taglio delle assunzioni nel governo federale, da sempre i Repubblicani vogliono meno governo federale e più governo statale (del singolo stato). Ha suscitato molto clamore invece il taglio dei finanziamenti a tutte le associazioni e ONG che si occupano, anche solamente a livello di informazioni, di interruzioni di gravidanza. Il tema è caro ad una parte Repubblicana ma rimane un provvedimento abbastanza estremo e, pare a molti, punitivo. L’Olanda ne ha approfittato per chiedere che siano altri paesi a finanziare lo stesso questo tipo di organizzazioni, trovando in brevissimo tempo l’appoggio di almeno 20 stati.tr

Come primo weekend non c’è male ma The Donald non si è certo limitato qua. Questa settimana ha infatti riaperto le questioni riguardante due oleodotti: Dakota Access e Keystone XL. Entrambi erano stati voluti e poi fermati dall’amministrazione Obama. Il più famoso – almeno mediaticamente – è senz’altro il Dakota Access che ha visto numerose proteste da parte dei nativi americani Sioux. L’oleodotto è quasi ultimato, collega Montana e North Dakota all’Illinois, e passa nella riserva di Standing Rock. I nativi si sono opposti alla realizzazione dell’ultima parte che dovrebbe essere costruita al di sotto del fiume Missouri e che potrebbe inquinare le loro falde acquifere. L’azienda che si sta occupando della progettazione e della costruzione dell’impianto doveva trovare una soluzione alternativa e adesso ha carta bianca per ultimare velocemente il lavoro. Il Keystone Xl era stato bloccato, sempre in seguito a proteste ambientaliste, più per opportunità politica che per altro. Il discorso si riapre anche qua e vedremo che sviluppi ci saranno.tr2

Le tematiche ambientali non sono assolutamente una priorità per il nuovo governo americano e lo si è visto il giorno dopo la firma degli ordini sugli oleodotti. L’EPA, l’agenzia per la protezione dell’ambiente, si è vista bloccare dal presidente tutte le comunicazioni pubbliche. Di solito è un blocco che serve a “riorganizzare” le idee  tra un presidente e l’altro, a permettere di impostare una comunicazione su temi ambientali più cari al nuovo insediato. Con Trump invece sembrerebbe che la richiesta sia di togliere ogni riferimento al riscaldamento globale e soprattutto a tutte le prove scientifiche che dimostrano la correlazione tra riscaldamento ed attività umane. Nella campagna elettorale, Trump ha sempre detto di non considerare attendibili le teorie sul surriscaldamento del pianeta e anzi, per lui sono voci create dalla Cina per rendere meno competitive le aziende americane. Oltre al blocco comunicativo, sono state congelati ben 30 provvedimenti presi da Obama a tema ambientale tra cui regole più severe per le emissioni, nuovi limiti per l’utilizzo di alcuni prodotti chimici, la revisione di alcuni standard sull’utilizzo di combustibili derivanti da fonti rinnovabili.hillary_clinton_vs-_donald_trump_-_caricatures

Un altro tema ampiamente dibattuto durante la campagna elettorale è stata la realizzazione del muro con il Messico. Opera da quasi tutti gli esperti considerata inutile, enormemente costosa e forse irrealizzabile. Bene, Trump ha firmato l’ordine esecutivo per la progettazione di quest’opera. Ha anche dichiarato che la costruzione inizierà nei prossimi mesi, appena finito il progetto, e che sarà il Messico a pagarlo. Molto probabilmente si finirà col costruire una recinzione per rafforzare le barriere che già attualmente ci sono, però mai dire mai. Magari vedremo in diretta la costruzione della nuova grande muraglia. Su questo argomento, solamente nelle ultime ore, ci sono già stati degli sviluppi interessanti. Nei prossimi giorni doveva esserci un incontro diplomatico tra il presidente Trump e il presidente messicano Enrique Peña Nieto per discutere di vari argomenti – muro, immigrazione, esportazioni, dazi, ecc… – ma è stato cancellato da Neto dopo che Trump gli ha intimato di pagare la costruzione del muro. Sulla questione del “chi paga il muro” si è espresso anche il portavoce Spicer (sempre lui) dicendo che si sarebbe potuta usare una tassa al 20% dei beni importati dal Messico. Questo porterebbe a conseguenze a cascata sull’economia americana e soprattutto darebbe il pretesto ad altri paesi di fare lo stesso con i prodotti americani, probabilmente rallentando l’economia made in USA in maniera importante.Donald_Trump_August_19,_2015_(cropped)

C’è poi stato un episodio molto rilanciato dai media, ovvero un’intervista alla ABC News in cui Trump dice chiaramente di pensare che la tortura (specialmente il waterboarding o soffocamento simulato) funzioni per estorcere informazioni ai prigionieri. Già in campagna elettorale aveva detto di essere favorevole «anche qualcosa di molto peggio del waterboarding» spingendosi a dire di uccidere i familiari dei miliziani dell’Isis. La tortura è ovviamente vietata dalle leggi internazionali ed americane ed è perfino stato elaborato un documento che illustra la sua inutilità. Documento che si trova anche su Amazon (ringrazio Gianluca per la segnalazione) e che è stato ratificato da John Mattis (segretario alla difesa) e John McCain (capo della commissione del Senato che si occupa delle forze armate).

Oltre a questi episodi di maggior valore, Trump ha incontrato vari esponenti politici, militari e dell’industria (soprattutto di energia fossile e delle case automobilistiche) per iniziare a metter giù tutto il resto di quello che si era ripromesso in campagna elettorale. Per alcune, però, cose ci vorrà tempo e bisognerà vedere cosa dirà il senato. Nelle prossime settimane inizieranno anche gli incontri di Trump con esponenti politici esteri, tra cui il primo ministro inglese Theresa May (programmato per oggi, per discutere di politiche commerciali nonostante la May non potrebbe farlo, meraviglie della Brexit) e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (per discutere di nuovi accordi tra i due paesi tra cui il probabile cambio di sede dell’ambasciata).Pollicioni0001

Nelle ultime ore c’è da segnalare una dichiarazione del capo stratega Bannon – già fondatore di Breitbart News, giornale online di estremissima destra – che dopo aver accusato i media di essere una mera forza di opposizione, ha detto loro che dovrebbero tenere la bocca chiusa, cosa che lui da direttore del suo giornale non solo non ha mai fatto: anzi, ha lottato per una maggiore libertà di espressione. La dichiarazione però arriva nel momento in cui Trump vuole formare una commissione d’inchiesta per i presunti brogli elettorali che lo avrebbero portato a perdere il voto complessivo, ininfluente ai fini dell’elezione. Brogli che non ci sono stati (nel sistema elettorale americano sarebbe davvero complicato) e la cui notizia è stata data solamente da alcuni siti online di notizie false. A questo si è aggiunta una nuova perla di Spicer (già, ancora lui) che ha comunicato la sua password di Google su Twitter. Lato positivo: non era password.3674434567_efac4dced2_o

Se i primi sette giorni di Trump rappresentano cosa farà nei prossimi anni, possiamo dire con certezza che saranno quattro anni lunghissimi. È un presidente “forte” che non ha paura di nessuno o di fare e dire qualsiasi cosa. Il suo motto “America First”, potrebbe portare qualche beneficio sul breve periodo ma, in un contesto ormai globalizzato come il nostro, andare contro gli altri paesi alla fine porta problemi anche al proprio. Dobbiamo aspettare l’evolversi della situazione per capire bene fino a dove si potrà spingere con le sue politiche e dove, invece, verrà fermato o limitato. Rimane il problema che un’amministrazione così importante e con così tante ramificazioni nel mondo, dovrebbe essere più trasparente e più lungimirante. Cercare di spostare l’opinione pubblica a credere alle panzane è un rischio molto grosso. Se è vero che alcune leggi o decreti possono essere cancellati dal prossimo presidente, la mentalità della popolazione ci mette molto di più a “guarire”. Basarsi su notizie inventate, le tante contraddizioni e le tante bugie – tutte dimostrate – hanno già sortito l’effetto di far dipingere il nuovo presidente come un “bugiardo patologico” da diversi giornalisti americani. In 7 giorni. A Trump piacciono i record, chissà se gli piace anche questo (mi scuso per la non voluta citazione di Bonolis). La cosa realmente preoccupante è che volendo, potrebbe fare di peggio. Il suo carattere impulsivo gli ha causato problemi ben più di una volta ma adesso ha i codici di circa 1400 bombe atomiche.