Nella notte negli Stati uniti è successa una di quelle cose che, fino all’anno scorso, prima che Trump si insediasse alla Casa Bianca, difficilmente si pensava possibile: il Partito Democratico ha vinto lo stato dell’Alabama (si votava per la carica di senatore).

L’Alabama è notoriamente una roccaforte dei Repubblicani, uno di quegli stati che non viene mai messo in dubbio in nessuna votazione. E invece Doug Jones, il candidato del Partito Democratico statunitense, ha battuto quello del Partito Repubblicano, Roy Moore, con quasi il 50% dei voti. Attenzione però, Jones ha preso poco più dei voti che un candidato democratico usualmente prende. Moore invece sono andati a votarlo veramente in pochi.

Moore – noto per le sue posizioni molto dure contro gli immigrati, gli omosessuali e le persone di colore, teorico complottista e cristiano estremista – ha iniziato la campagna elettorale in forte vantaggio, grazie anche all’appoggio di Trump e alla supervisione di Bannon. Poi è venuto fuori che Moore in passato avrebbe molestato (ma non solo) delle minorenni. Nonostante le prove schiaccianti e la richiesta del partito di abbandonare la campagna, Moore e Trump han continuato a testa bassa. Perdendo.

Per Trump è un grosso problema perchè ora il senato è diviso 51 a 49 per i Repubblicani e questo rischia di essere una grossa complicazione per far approvare qualsiasi cosa. Come se non bastasse arriva in un periodo abbastanza complicato sul fronte “Russiagate”, con accuse incrociate e prove che escono ogni giorno. Ci aspettano mesi divertenti.

Questa sconfitta elettorale, dice altre due cose. L’elettorato moderato di Trump lo sta abbandonando a gambe levate. Nelle ultime elezioni dei vari stati, nonostante si eleggessero cariche minori, Trump e i Repubblicani han praticamente perso ovunque. L’affezione della gente è sempre più bassa e il presidente non sembra riuscire a gestire alcunchè.

La seconda cosa è che in America si sta assistendo all’aumentare della divisione (sociale e politica) tra bianchi e neri. Jones ha vinto grazie sopprattuto all’elettorato di persone di colore mentre la grande maggioranza dei bianchi ha votato per Moore (nonostante le accuse e le sue idee) o non ha votato affatto. Sembra una banalità, magari circoscritta alle dinamiche del singlo stato, ma l’eco della cosa è arrivato ovunque. Sul lungo periodo questo potrebbe rivelarsi un grosso problema, soprattuto per il tessuto sociale che sta iniziando a mostrare i primi buchi.

Fosse un presidente normale, Trump ora correggerebbe la rotta. Ma Trump ci ha abituati che nei momenti peggiori lui fa sempre e solo una cosa: accellera.