di Vanessa Lucca

Nel lontano dicembre 2001 avevo 17 anni e, in quanto rappresentante di istituto del liceo che frequentavo, organizzai assieme al mio collega del liceo contiguo al nostro la forma di protesta più tipica del periodo: un’autogestione della durata di 3 giorni.

Come tutti gli adolescenti eravamo tutti come Greta Thunberg e protestavamo contro ogni cosa: la guerra in Afghanistan, gli ancora freschi pestaggi del G8 di Genova, la costruzione di un termovalorizzatore nella nostra città ma soprattutto contro la famosa riforma della pubblica istruzione chiamata “Riforma Moratti”. Quindi sì, in sostanza protestavamo contro l’allora premier, Berlusconi.

Era chiaro l’intento politico di questa protesta ed era chiaro anche nei nostri docenti. Alcuni simpatizzavano, altri no, ma nonostante ciò la nostra autogestione ebbe luogo e, avendo garantito il libero accesso alle lezioni dei (pochi) studenti che non presero parte alla protesta, nessuno poté dire nulla sul nostro operato (se non quando in una classe si misero a giocare a calcio, lì sì che mi presi personalmente un richiamo da una prof. non simpatizzante e mi costò l’8 in condotta nella pagella del primo semestre).

Non erano i tempi dei social ma nel nostro piccolo documentammo tutte le 3 giornate di autogestione grazie alla mia videocamera che passò di mano in mano e che registrò un sacco di materiale che montammo poi ad autogestione conclusa, creando così una vhs che testimoniava cosa era successo. Tale vhs venne poi duplicata e distribuita in ogni classe dei due istituti, il tutto alla luce del sole, perché ci sembrava normale condividere questa esperienza.

Il filmato conteneva di tutto: dalla documentazione “neutra” dei vari laboratori organizzati alle opinioni degli studenti sull’allora governo, con dichiarazioni “poco carine” sulla ministra Moratti.
Io non so se qualche nostro professore vide mai questa vhs (ma secondo me sì), ma comunque nessuno si sognò di scatenare un putiferio come quello di questi giorni nell’Istituto Tecnico Industriale di Palermo, culminato nella sospensione della docente Rosa Maria Dell’Aria perché non avrebbe vigilato sul lavoro dei suoi studenti. Davvero non mi capacito di questo episodio.

Nelle scuole gli studenti parlano, si confrontano, hanno opinioni e le esprimono e i docenti, oltre ad insegnare, devono aiutare i ragazzi a comprendere i fatti (storici ed attuali) in modo tale che le opinioni adolescenziali abbiano in qualche modo un senso. “Permettere” di presentare un lavoro in cui si riflette sui corsi e ricorsi della storia, anche con accostamenti audaci, è il minimo che mi aspetto da un docente di un istituto di scuola superiore, perché i ragazzi che usciranno da quelle scuole saranno i primi a votare ed è giusto quindi che inizino ad avere un pensiero critico.

Sovente si sente dire che a scuola la politica non deve esserci. Ma la politica è “l’aspetto più importante della vita pubblica. Il termine politica deriva dalla parola greca pòlis («città-Stato») e indica l’insieme delle attività che hanno a che fare con la vita pubblica [da l’Enciclopedia dei Ragazzi]”. Un conto è indirizzare i ragazzi verso schieramenti politici e un conto invece è formare ragazzi consapevoli che, una volta usciti dalla scuola dell’obbligo, siano capaci di scegliere e valutare secondo la propria coscienza. Coscienza che non si può che non formare tramite il confronto.