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Il 1 maggio si sono esibiti allo storico concertone di Roma i Kachupa. La Folk Band piemontese ha eseguito l’ultimo inedito Siamo tutti Africani di fronte a migliaia di persone e a presentarli è salito sul palco Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food. I sette artisti del gruppo sono infatti ambasciatori del progetto 10.000 orti in Africa e il brano è stato eletto come inno per la prossima edizione di Terra Madre, l’evento internazionale delle comunità del cibo organizzato da Slow Food e in collaborazione con il Salone del Gusto di Torino che riunisce tutti coloro che si impegnano per difendere l’agricoltura, la pesca e l’allevamento sostenibili, per preservare il gusto e la biodiversità del cibo.

L’obiettivo dell’associazione no-profit, che ha come slogan “buono, pulito e giusto”, è invece quello di “realizzare 10.000 orti buoni, puliti e giusti nelle scuole e nei villaggi africani” per “garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura; protagonisti del cambiamento e del futuro di questo continente”.

Petrini commenta così sul palco di Piazza San Giovanni: “Tutti dicono bisogna aiutarli là, poi nessuno fa niente”, e questa è l’occasione, l’opportunità per aiutare le comunità locali, combattendo il land grabbing (l’accaparramento delle terre coltivabili). Il testo recita “Il futuro del mondo è il ritorno alla terra”, ed è nella terra che risiede la saggezza degli anziani e la creatività dei giovani, perchè no?

Il ritornello della canzone è penetrante e incisivo: Siamo tutti Africani. Tutti Africani. a ricordarci che i confini talvolta sono solo geografici, che le radici dell’uomo sono le stesse, che il Mediterraneo è solo il mare che bagna terre diverse ma è anche l’acqua che le tiene unite. Siamo liberi e siamo migranti allo stesso tempo, siamo tutti parte integrante di un’unica meravigliosa Terra.