Qualche giorno fa Moody’s – agenzia di rating tra le più importanti al mondo – ha declassato il rating dei titoli italiani ad un livello appena sopra il minimo. Semplificando all’estremo ha sostanzialmente detto a chi investe in borsa che l’Italia è sempre più vicina a non poter ridare con sicurezza i soldi che gli altri investono su di essa. Delle conseguenze, delle scelte, delle visioni e dell’affidabilità di tutto se ne può dibattere per ore, sono argomenti complicati e che in pochi padroneggiano bene.
Quello che però può essere interessante è che nel documento di Moody’s si dice che l’Italia può essere considerata un paese stabile poiché gode di un grande risparmio privato, riferendosi ai conti correnti dei cittadini. Ci sono diverse letture ma, di nuovo, semplificando molto e facendo alcune congetture, lo si può decifrare come un “in caso di problemi di banche o rischio default, cose possibili stando alla situazione attuale, si può mettere mano in quel risparmio e salvare il salvabile”. Mi sarei aspettato qualche piccola reazione delle persone e invece niente, al netto delle solite frasi fatte su agenzie di rating, Soros, Borse, ecc..
In risposta a Moody’s il ministro del lavoro e vicepremier Di Maio ha detto di stare tranquilli perché “L’Italia è solida e può contare su un grande risparmio privato”. Di nuovo si scrive “risparmio privato” ma si legge “conti correnti dei cittadini”. E qui a pensare male si inizia a fare più in fretta.
A inizio Ottobre era stato ancora più esplicito Salvini, ministro dell’interno e vicepremier, quando ha detto che “se lo spread sale e il debito pubblico aumenta, gli italiani daranno una mano”. Non voglio ripetermi ma il concetto è sempre lo stesso e tre indizi fanno una prova.
In tutte e tre le occasioni si è fatto un riferimento molto preciso alla possibilità che si possa utilizzare il denaro dei conti correnti o buoni postali (il risparmio privato) per “sanare” situazioni emergenziali. Non è nemmeno un discorso tanto nuovo in realtà: già in passato, durante convention e forum economici alcuni economisti oggi vicini o dentro al governo parlavano di “ricomprare” il debito pubblico attraverso il risparmio privato.
Per molti è fantascienza o meglio fantapolitica. Io temo sia una possibilità concreta ma per non rovinarci il sonno, prendiamola per quello e facciamo delle ipotesi. Tanto si scherza, siamo tra di noi.
Si parla spesso di sovranismo, di nazionalizzazioni, di un ritorno all’autarchia. Se ne parla a sproposito certamente ma se uno va a leggere o ascoltare alcuni interventi sull’argomento, ogni tanto riciccia fuori l’idea di nazionalizzare il debito pubblico e di quanto sarebbe bello ottenere sovranità sul debito. Oggi si stima che solo il 6% del debito pubblico sia in mano agli investitori italiani e sarebbe bellissimo se questa percentuale salisse. Visto che probabilmente gli investimenti stranieri diminuiranno nei prossimi mesi, potrebbe pure diventare necessario.
Gli italiani, però, come li convinci?
Si può tentare, come detto, la via dell’orgoglio italiano e del patriottismo. “Insieme possiamo”. Ho già coniato lo slogan (copiandolo altrove). Qualcosa mi dice che gli italiani tutta sta voglia di scommettere sulla ripresa del Paese non ce l’hanno. Ho come l’impressione che una gran fetta di elettorato leghista e cinquestelle sia favorevole a parole ma al momento di aprire il portafoglio si allontani fischiettando. Senza contare che rimane comunque l’elettorato non loro e che non si fa prendere dalla storia del patriottismo in salsa Btp decennali. Serve qualcosa di più forte.
A molti verrà subito in mente “prelievo forzoso”. Parole terribili, inadatte all’epoca in cui viviamo dove le parole contano anche e soprattutto più per l’immagine che danno che per il significato. “Prelievo” ci ricorda l’esame del sangue, “forzoso” sembra obbligato…no, no, non scherziamo nemmeno.
Potremmo chiamarlo “Piano C” o “quota benevola”. Funziona già meglio.
Ma perché “Piano C”? Il “Piano C” ufficialmente non esiste. L’unico reale è il “Piano A” cioè la manovra mandata in Europa negli scorsi giorni e che ci hanno bocciato. Il governo dice che è l’unico piano che hanno e che non esiste nessun “Piano B”. In realtà il “Piano B” ci sarà eccome. Gli ottimisti dicono che sarà la manovra con alcune modifiche, i pessimisti che sarà un muro (dialettico, per ora) ad oltranza contro l’Europa nel tentativo folle di farci cacciare dall’Unione Europea. E se non bastasse?
Potrebbe servire l’ufficioso “Piano C”. Prevederebbe l’istituzione di una quota di Btp o Bot messi nelle pensioni e negli stipendi degli italiani. Invece che mille Euro te ne diamo cinquecento e i rimanenti te li investiamo noi a nostra discrezione nei titoli che hanno più bisogno. Una “quota benevola” che aiuta lo Stato e che potrebbe anche fruttare (magicamente) di più dei soldi veri. Ma perché fermarsi qua? Aggiungiamo una blockchain, i bitcoin, Mr. Robot e il gioco è fatto! Moneta virtuale di stato! Pizzacoin!! Che meraviglia!!! Oggi sei ricco e da domani sei povero. Ma chissà, magari ci risolleviamo.

Vabbè, abbiamo scherzato. Rimane fantapolitica, un divertissement per stemperare una mancanza di fiducia per il futuro fin troppo reale. Però se da una parte è vero che gli scenari futuri sono con tutta probabilità dei miei voli pindarici, è altresì vero che hanno un base di partenza reale, rintracciabile e verificabile. E più ci penso, più leggo le varie dichiarazioni e più mi ritrovo a pensare che forse forse, sottovoce, piano piano, a qualcuno queste idee inizino a solleticare.