bulli-in-gita-subito-sospesimamme-in-rivolta-cosa-ne-pensi_51d82f1e-da9a-11e4-a991-821527ac89e5_998_397_big_story_detailRoma, un mese fa circa. Classica gita scolastica, classici cliché tra studenti di una classe di un liceo di Cuneo. Si ride, si scherza, si beve (forse), si arriva al classico “scherzo” un po’ troppo esagerato, dove tanti ridono, prendono in giro, filmano ed uno subisce. Una volta finita la gita, ovviamente, il video inizia a girare di cellulare in cellulare, fino ad arrivare ai docenti dell’istituto. Il preside ed i docenti scelgono la punizione ed i genitori reagiscono, naturalmente a favore dei figli e contro l’istituzione scolastica. Insomma, la classica storia che ormai si sente sempre di più.

Eppure, nonostante sia l’ennesimo episodio di bullismo (grave o meno grave che sia) difeso a spada tratta dai genitori dei colpevoli e ridotto a scherzo innocente – con tanto di beffa per gli insegnanti additati come tiranni capaci solo di impartire pene severe ai poveri studenti – le cose continuano a non migliorare, anzi.  Ancora una volta, infatti, i genitori delle nuove generazioni di studenti non sono stati innanzitutto in grado di far capire ai propri figli che certi scherzi siano veramente inutili, nonché pericolosi in molti casi, dunque di prevenire, ma, come se non bastasse, non hanno avuto nemmeno il buon senso di far capire loro di aver sbagliato, una volta fatto il danno, quindi di curare. Anzi, rincarando la dose, non solo non prendono provvedimenti, ma si scagliano contro chi, giustamente, impartisce le dovute punizioni al posto loro.

Si può certamente discutere sulle “pene” scelte dalle istituzioni scolastiche – nel caso del liceo di Cuneo si tratta della sospensione di quattordici degli studenti della classe ed il quattro in condotta per la restante parte – perché in alcuni casi potrebbero essere effettivamente eccessive, ma sinceramente non trovo giusto puntare il dito contro chi si ritrova ogni giorno a dover educare e formare le nuove generazioni ormai non solo a livello scolastico e culturale, ma anche a livello morale e caratteriale, contro chi a trovare una equa punizione, almeno, ci prova e contro chi non sente più un minimo di autorevolezza di fronte alla propria classe, perché per evitare polemiche e problemi con i genitori non può nemmeno più permettersi di mettere una nota o rimproverare.

 Non si tratta di mera polemica, si tratta della realtà dei fatti: le classi, che si parli di scuola primaria, di scuola media inferiore o scuola media superiore, nonostante per fortuna ci siano ancora tanti scolari che ricevono una buona educazione, sono sempre più piene di individui, sia di sesso maschile che femminile, privi di educazione almeno elementare, quella che qualsiasi genitore dovrebbe impartire al proprio figlio, ma che ormai, evidentemente, non è più ritenuto un dovere genitoriale.

Per carità: i cafoni, gli strafottenti, i classici casinisti nelle scuole ci sono sempre stati e li abbiamo conosciuti tutti, magari qualcuno di noi lo è anche stato. Ma almeno fino ad una decina di anni fa se a casa arrivava una nota, il genitore del suddetto studente si limitava semplicemente a non leggerla e a non presentarsi ai colloqui, scemando così la paura di dover tornare a casa con un rimprovero. Non che fosse una scelta buona ed educativa, ma almeno risparmiavano ai docenti le varie piazzate umilianti che oggi sono sempre più in voga nelle scuole. Oggi se arriva a casa una nota, parte la crociata contro il tiranno che ha osato rimproverare l’innocente ragazzino che, poverino, ha semplicemente mandato a quel paese l’insegnante. Per l’ennesima volta. Perché si sente questo irrefrenabile bisogno di dover sempre e costantemente difendere i propri figli, senza nemmeno accertarsi se sia realmente colpevole, di doverli sempre proteggere, vivendo tutto come una catastrofe, a partire da una sbucciatura del ginocchio.

A questo punto la domanda sorge spontanea: non è che sarebbe il caso di iniziare a dare punizioni prima di tutto ai genitori, prima di darle ai figli? Oppure, meglio ancora, non sarebbe ora di insegnare ai genitori stessi che un castigo causato da una nota non abbia mai ucciso nessuno?