E’ uno sporco lavoro essere Commissario Tecnico della Nazionale, ma lo è ancor di più se vivi e alleni la rappresentativa di una Nazione che è popolata più o meno da una sessantina di milioni di Commissari tecnici, tutti esperti di tattiche e formazioni come l’Italia. Non importa che uno abbia allenato anche solo una squadra parrocchiale, oppure gestisca un chiosco di gelati davanti al litorale ligure, l’italiano è allenatore per caratteristiche cromosomiche, sa chi deve essere convocato, se sia più rassicurante giocare con 3 o 4 difensori, se il gioco sia più spettacolare schierando 2-3 o anche 7 punte.

Non credo che esista nella storia del nostro calcio, un Commissario Tecnico che non sia stato messo in discussione, tacciato di incompetenza, o invitato ad andare a vendere il pesce piuttosto che continuare ad allenare la Nazionale italiana. Credo che questo lo sapesse anche Gian Piero Ventura quando ha accettato l’incarico di guidare una Nazionale completamente da rifondare, formata da vecchie glorie (che forse avrebbero dovuto avere il buon gusto di farsi da parte lasciando spazio ai giovani) e giovani giocatori che tutto avevano, e tutt’ora hanno da dimostrare sia in Italia che all’estero.

La FIGC non è stata in grado, o non ha voluto attrarre allenatori di prima fascia, anche perché questi ultimi, visto il proibitivo girone di qualificazione che ci sarebbe toccato, e viste le qualità medio basse degli attuali calciatori italiani si son ben guardati dal rendersi disponibili. Che fare quindi per il nostro Gianpierone? Dopo una carriera passata ad allenare squadre provinciali, e dopo 5 anni a ricostruire un gioco (e spesso una dignità) al Toro, non gli è sembrato vero di potersi rimettere in discussione ed ha accettato la sfida.

Ora io da tifoso granata posso dire di aver visto all’opera il Mister, e ho sempre pensato che non fosse un allenatore da Nazionale, ma perfetto per le squadre dove si deve fare di necessità virtù, lavorando sui giocatori, facendoli crescere giorno per giorno. Budget non elevato (o magari presidenti poco generosi e dalle braccia leggermente corte… vero Urbano?) ed ecco che Ventura si è sempre trovato a dover far diventare una squadra dei giocatori quasi sempre sconosciuti, alcuni giovanissimi altri invece di età avanzata, e devo dire che in questo si è dimostrato spesso molto bravo.

Tuttavia ho sempre fatto il tifo per lui, perché alla fine nei 5 anni di Toro, mi ha fatto, ogni tanto, vedere delle cose che non vedevo da anni e di questo gliene sarò sempre grato. Tuttavia Giampiero non è un tipo facile da capire, né in campo né fuori, ha una sua filosofia, il suo caratteraccio, ma soprattutto ha un gioco che non tutti riescono a comprendere e le polemiche di questi giorni lo dimostrano.

Avendo quindi qualche esperienza in più vi spiego alcuni punti fondamentali del gioco di Ventura, che ho ripreso da un mio vecchio blog sul Toro proprio dedicato alla sua filosofia che se volete potete anche andare a vedere, tanto come al solito è gratis http://ilbuoncalcio.blogspot.it/. Lo chiamai #ilbuoncalcio perché tutto partiva da una sua meravigliosa intervista a seguito di una partita in cui il Toro aveva perso 4-1 con la Roma, e lui serafico, invece di sentirsi mortificato si presentò ai microfoni e sentenziò “Purtroppo c’è del rammarico per il risultato, però dobbiamo fare tesoro di questi momenti, perché sono un altro passo importante per il nostro processo di crescita. Risultato a parte nel primo quarto d’ora la squadra ha fatto del buon calcio”… Commovente, davvero.

Da lì è partita la mia analisi, cercando di capire i capisaldi del suo gioco e vi assicuro che una volta entrati nella sua mentalità, tutto da quel momento vi sembrerà diverso, ma non solo nel calcio…bensì anche nella vita. Ecco quindi alcune regole auree del buon calcio nazionale:

1. rinviare dal fondo il pallone non è carino da parte di un portiere nei confronti dei suoi compagni e soprattutto del pubblico. Calciare il pallone a centrocampo, rende prevedibile la manovra per tutta la squadra, inficiando lo spettacolo dell’intero match, e privando quindi il pubblico delle emozioni che esso merita, avendo pagato un biglietto d’ingresso. Giusta creanza del buon calcio, è che l’estremo difensore quando viene servito da un compagno della retroguardia, mostri un sicuro palleggio, attenda che l’attaccante avversario arrivi a pochi centimetri da lui, e poi con grande stile lo scarti e la passi a Bonucci o a Chiellini. E’ questo quello che vuole vedere il pubblico pagante, che rimane sempre sveglio, reattivo e felice anche quando la palla la teniamo noi, con quel senso del pericolo di prendere gol se solo si sbaglia il passaggio di un centimetro. Naturalmente per assistere a questo spettacolo bisogna essere tifosi che fanno una vita sana e prendono un Danacol al giorno;

2. per battere l’avversario devi dare l’impressione all’altra squadra di non aver voglia di vincere;

3. segnare nella prima frazione di gioco è maleducazione, ed ancora peggio passare in vantaggio prima del tuo avversario. Oltre ad essere poco rispettoso, porta pure una sfiga tremenda, visto che poi veniamo immancabilmente rimontati. Quindi si prova a segnare dal secondo tempo in poi, possibilmente nell’ultimo quarto d’ora;

4. Manovra, Possesso palla e Retropassaggio: questa è la Santissima Trinità del buon calcio. Soprattutto l’ultimo punto: il retropassaggio al portiere è fondamentale, è dove tutto si crea e tutto si distrugge, vedere il pallone passare da Buffon, Chiellini, Barzargli, e Bonucci che la ripassa a Buffon è un lusso di pochi, che disorienta l’avversario ma soprattutto lo spettatore sugli spalti e a casa;

5. quando le occasioni da gol latitano, allora è buona cosa che l’esterno arrivato sul fondo tiri una pallonata fortissima al terzino avversario nella speranza che la sfera finisca in corner….il calcio d’angolo è una delle armi offensive principali del buon calcio;

6. quando non sai chi mettere, fai entrare Vives…ah già lui non gioca in Nazionale…(purtroppo, n.d.r.);

7. se la Svezia ci ha fatto il biscotto anni fa noi glielo faremo assaggiare al ritorno a Milano.

Queste e molte altre sarebbero le regole, ma alla fine della fiera la sostanza è sempre la stessa, comunque andrà a finire il match di ritorno ci saranno 60 milioni di ct che avrebbero saputo fare meglio. Io mi limiterò a tifare, con la birra Peroni ghiacciata e la frittatona di cipolle per la quale vado pazzo.

E allora Forza Azzurri, Forza Gian Piero, Evviva il buon calcio nazionale.