Idealmentre solitamente non si occupa di politica o fatti locali. Se ci leggete lo sapete da tempo, conoscete la nostra “mission” e i nostri obbiettivi. Il nostro gruppo di persone ha comunque un punto in comune che è la città di Carmagnola, dove l’idea di Idealmentre è nata e si è sviluppata e dove molti di noi abitano.
Carmagnola è un posto molto peculiare: abbastanza grande (quasi 30mila abitanti) da potersi definire città eppure considera se stessa ancora un paese di provincia.

Non che ci sia nulla di male ma nel 2018 un certo tipo di provincialismo lascia ormai a desiderare e purtroppo è anacronistico. Per le sue caratteristiche è dunque un centro abitato molto vivace e di cose ne capitano spesso, basti pensare alla Sagra Nazionale del Peperone che ogni anno porta in città decine di migliaia di turisti. Volendo noi potremmo tranquillamente concentrarci solo su fatti locali ma Carmagnola ha già ben due quotidiani locali (gratuiti e distribuiti in buca ogni mese) e diversi siti/blog di informazioni. A loro lasciamo questo compito.

Capita però che Carmagnola riesca ad uscire alla ribalta su quotidiani nazionali anche per fatti non propriamente idilliaci. Notizia di queste ore è che il Presidente della Repubblica Mattarella ha cancellato una ordinanza urgente, emessa dal Comune di Carmagnola nel novembre del 2016, che vietava ogni tipo di accattonaggio (ordinanza in seguito copiata da altri comuni).

Bisogna fare qualche passo indietro e dare un po’ di contesto. La giunta della signora sindaco Gaveglio si era insediata da qualche mese e fin da subito aveva voluto dare prova di forza e fermezza. Allo stesso tempo voleva dimostrare di seguire il volere popolare, soprattutto della sua parte di popolo che chiedeva, tra le tante cose, più sicurezza. Complice anche una opposizione spesso impalpabile, si può dire che per certi versi siano stati i precursori, con i dovuti distinguo, del salvinismo oggi imperante tra mano ferma, social, durezza istituzionale e fake news*.

Una delle richieste dell’elettorato era di allontanare dalla città (letteralmente) chi chiedeva l’elemosina per strada, davanti alle chiese o ai supermercati. La giunta fece quindi una ordinanza urgente che vietava e multava ogni tipo di accattonaggio o richiesta di elemosina. Va specificato che l’accattonaggio molesto e insistente è già normato e vietato a livello nazionale e che con questa ordinanza si andava a colpire tutti i mendicanti di qualunque tipo. I risultati durarono da qualche settimana a qualche mese a seconda della zona della città. Poi, pur con l’ordinanza, tutto tornò quasi come prima.

L’associazione cittadina Mondo in Cammino, con il supporto di altre due associazioni, “Avvocato di strada” e “Karmadonne”, presentò ricorso e già a maggio di quest’anno il Consiglio di Stato ha stabilito che l’ordinanza è illegittima per un vizio di forma: si può fare una ordinanza a carattere urgente solo per situazioni di emergenza circoscritte mentre l’accattonaggio avviene praticamente tutti i giorni e, come già detto, quello molesto è già vietato e normato.

Il passaggio con la firma di Mattarella era dunque una formalità già ampiamente data per scontata. Ora seguiranno altri ricorsi, quasi sicuramente alla Corte dei Conti per via del costo che tutto questo ha avuto.

Questo fatto è però molto esemplificativo di alcune problematiche e situazioni del nostro Paese (inteso come Italia). L’ordinanza nasce da un problema che effettivamente esiste. Nel nostro caso specifico è indubbio che nei due giorni di mercato e, più frequentemente, nell’area del parcheggio dell’ospedale si verifichino episodi fastidiosi. Sono dunque episodi molto circoscritti ma che hanno un fortissimo impatto sociale poiché vengono riportati non solo a voce tra le persone ma spesso e volentieri anche sui social. Una volta finiti online, specificatamente nelle famigerate pagine Facebook cittadine, gli episodi vengono ingigantiti da persone in malafede e/o veri e propri mitomani e la realtà viene modificata pesantemente, spesso solamente per raccogliere qualche “like” e magari finire sui giornali.

Non mi dilungo nuovamente su questo fenomeno ne su quali forze politiche siano dietro a quasi tutti questi gruppi social. All’atto pratico però da poche situazioni si arriva ad una emergenza immaginaria ma alla quale la politica deve comunque dare una risposta. E proprio l’esigenza di dare una risposta chiara, forte e precisa porta le amministrazioni a fare errori, anche grossolani. Solo che questo sistema si autoalimenta e diventa più grosso e problematico ogni giorno, fino a diventare paradossale. Tornando all’ esempio carmagnolese, si potevano (e in alcuni casi si possono) leggere commenti molto forti contro chi chiedeva l’elemosina da parte di persone che poi trovavi davanti al supermercato a dare una moneta al poveraccio di turno.

Nonostante tutto, Carmagnola, non è così insensibile come “vuol” far vedere e spesso è davvero tanto solidale con le persone più bisognose. Gli esempi positivi per fortuna non mancano.

Di Carmagnola, ma è un discorso che vale per tutte le città, è come se esistessero due versioni: quella reale e quella social. Volendo fare un paragone un po’ fighetto, potremmo dire che è un po’ come in Stranger Things con la cittadina fittizia di Hawkins: c’è la classica cittadina un po’ sonnacchiosa che vedono e vivono realmente tutti e poi il “sottosopra” dove dimorano i mostri. Internet sta diventando il “sottosopra” delle nostre città. Il problema è che le due cose non sono distinte nettamente ma si intersecano e spesso non si capisce bene dove inizi uno e finisca l’altro.

Potrei fare numerosi esempi ma mi basterà citare altri due casi che hanno coinvolto sempre il comune di Carmagnola. Il più famoso, quantomeno in termini di visibilità, fu quando venne proibito al Coro Moro – un coro canoro di ragazzi scappati da situazioni molto difficili in Africa – di cantare in piazza “Bella Ciao”, ufficialmente per “evitare fratture ideologiche tra la popolazione” e che finendo sul web divenne un caso nazionale (ne parlarono non solo i quotidiani ma anche le tv, internet e finì addirittura all’estero). Oppure del famigerato caso delle cosiddette “pettorine”, quando un gruppo di persone appoggiate dal comune e con una pettorina come divisa, girò per qualche giorno per la città tentando di “affiancarsi” alla legge e alle forze dell’ordine per aumentare la sicurezza percepita.

Prima ancora che si potessero vedere dei risultati, uno dei componenti del gruppo rispose via Facebook a delle critiche augurando lo stupro per tutte le donne che non la pensavano come lui. Ovviamente venne rimosso dall’incarico ma il tutto nasceva da una esigenza che sentiva una microscopica parte della città e che attraverso i social veniva amplificata, addirittura chiedeva più controlli chi non era residente nel comune. Volendo guardare altrove e più in generale lungo tutta la penisola, l’elenco di fatti simili è tristemente lungo.

Ultimamente va di moda lo slogan “restiamo umani”. E’ uno slogan bello, un pò idealista che però ha anch’esso un “sottosopra”: l’odio fra le persone o verso stranieri e poveri è pur sempre una caratteristica molto umana. Sarebbe meglio andare oltre, iniziare a vedere la realtà per quello che è e non solamente quella percepita. I mostri sono dentro di noi, sono le nostre paure e si stanno impadronendo di noi. Restiamo umani, non diventiamo dei subumani.

*Sull’uso dei social e delle pagine cittadine abbiamo fatto una intervista proprio con la signora sindaco che potete trovare sulle nostre pagine