Diciamo la verità, quest’anno ci siamo sentiti un po’ tutti Mattarella. Molti Leopardi da tastiera si sono lanciati su Facebook in resoconti più o meno dettagliati dell’anno appena terminato che, a quanto pare, non è stato troppo generoso con nessuno.

Forse, per questo collettivo senso di frustrazione e disillusione, molti hanno scelto di affidare i propri auspici ad uno spazio virtuale, lanciando un messaggio nella bottiglia con la speranza di sentirsi più ascoltati e, forse, più compresi.

Comunque, dato che va di moda, voglio sentirmi un po’ Mattarella anch’io. E per farlo, vorrei però proprio partire dal discorso del Presidente della Repubblica per fare alcune considerazioni.

Sì, perché il nostro Presidente, con la sua solita pacatezza ed eleganza, è riuscito in realtà a blastare praticamente tutta la popolazione italiana, per di più senza che molti se ne rendessero conto.

Mattarella ha parlato della “retorica dei buoni sentimenti”, quella che oggi l’utente medio dei social chiama “buonismo”.

A questo termine, il mio pensiero è andato alle centinaia di “buonisti” (cit.) partiti da tutta Europa per trascorrere il Capodanno a Riace, per sostenere il modello di accoglienza tanto osteggiato nell’anno passato. Ed è pensando a loro e alle parole del nostro Presidente, che voglio augurare a tutti un 2019 un po’ più buonista.

Sì, probabilmente lo prenderete per un desiderio un po’ ingenuo, in un clima in cui l’odio è diventato una moda e il complottismo uno stile di vita. È però anche vero che, in un mondo in cui il populismo viene comunemente considerato accettabile e perfino apprezzato, essere buonisti è forse il segno di ribellione più audace.

Mi auguro che questo sia l’anno in cui impariamo a vergognarci quel tanto che basta per renderci conto di quello che siamo diventati. Esseri umani che riescono ad aprire il proprio cuore a centinaia di amici sconosciuti sui social e a chiuderlo istintivamente a chi ha palesemente bisogno di sostegno e compassione.

Come Mattarella, dovremmo sperare tutti che nel 2019 prevalga un’immagine positiva del nostro Paese, che riesca a tornare a giocare nel contesto europeo come in una squadra, quella in cui l’Italia ha “scelto di investire” per il proprio futuro, soprattutto nella prospettiva delle prossime elezioni europee.

Infine, richiamando l’immagine di un’Italia che “ricuce” citata dal Presidente, voglio terminare l’elenco degli auspici buonisti per il 2019. Ai tempi della narrazione per sole immagine, forse proprio questo fotogramma, più di mille discorsi, potrà aiutarci a commuoverci un po’ di più e riscoprirci, dietro allo schermo dei nostri smartphone, ancora umani.

Ripartiamo da qui.