Passaportoitaliano2006Il 26 maggio 2014 è stata la giornata delle elezioni, e accanto alla diffusione dei più svariati stati d’animo che si è registrata in tutta Europa alla Camera c’è stata l’audizione della proposta di legge sulla cittadinanza, che da avvio a quel lungo iter che porterà alla riforma della legge 91 del 1992: non è più tempo di ius sanguinis, è giunta l’ora di far trionfare lo ius soli come principale modo di acquisto della cittadinanza. Da tanti anni ce lo ripetiamo e la realtà ce lo conferma ogni giorno.

Nel nostro ordinamento infatti  è previsto che la cittadinanza si acquista in modo automatico fin dal momento della nascita qualora il padre o la madre siano cittadini (ius sanguinis) oppure se la nascita avviene all’interno dello Stato da genitori ignoti, apolidi o da genitori che non sono in grado di trasmettere la loro cittadinanza ai figli (ius soli). E’ quindi importante sottolineare che lo ius soli è un principio che si applica solo per evitare lo stato di apolidia, che si sa non è tra i più convenienti.

La realtà ci dice però che sono circa un milione i minorenni stranieri residenti in Italia di cui 650 mila nati in strutture sanitarie del nostro Paese, minori che non è detto riusciranno ad ottenere la cittadinanza italiana al compimento del diciottesimo anno d’età. Ma sono minori che crescono in Italia, con amici italiani, che frequentano le nostre scuole, che crescono immersi nella nostra cultura. Cultura che è anche loro. La doppia appartenenza, che è arricchimento indescrivibile, finisce per essere paradossalmente un ostacolo all’individuo che si vede negato il diritto di essere cittadino di uno stato, che non significa soltanto essere lì e avere tutti i requisiti per poterci stare ma vuol dire essere partecipe alla vita della comunità. E si è partecipi anche votando: per questo è significativo che l’audizione sia avvenuta proprio il 26 maggio. La speranza è che tra non molto tutti gli stranieri nati in Italia potranno essere considerati cittadini tanto quanto noi.