beli titoloMarco Belinelli (classe ’86 proprio come me) è stato il primo italiano a vincere un Titolo NBA e la gara del tiro da 3 punti all’All Star Game.
La sua storia, fatta di alti e bassi, è la dimostrazione del fatto che non è tanto la destinazione ad essere speciale, quanto il viaggio (interiore e non solo) che si fa per raggiungerla.

Marco Belinelli a 16 anni è uno dei talenti più cristallini del basket italiano, a 20 anni protagonista in serie A, a 21 un giocatore NBA.
Ma il salto nella Lega più importante e conosciuta al mondo non è così semplice: Marco gioca poco, fatica a trovare la sua dimensione e quando torna in Italia, con la nazionale, spesso è bersaglio delle feroci critiche da parte di tifosi e giornalisti.
Lo ribattezzano mister “Sdeng”, sinonimo di uno che prende sempre il ferro e non la butta mai dentro, viene preso di mira per il suo modo di giocare e molti gli suggeriscono di tornare in Europa perché l’NBA non è il suo livello.
Marco però non molla, non si abbatte, Marco reagisce, lavora sodo in palestra consapevole del suo potenziale e sapendo di poter migliorare.
Dopo una grande stagione a Chicago, arriva l’occasione della vita e Marco si trasferisce a San Antonio, squadra con ambizioni da titolo.
Parte come gregario ma pian piano si conquista la fiducia dei compagni e del suo coach, Greg Popovich, guru del basket internazionale.
Marco a fine anno realizzerà il sogno e durante la commovente intervista, al termine della partita che gli consegnerà il titolo, dichiarerà in lacrime:”Nessuno ha creduto in me in questi anni e .. alla fine ho vinto”.

Mi piace pensare che Marco possa essere il simbolo dei giovani italiani. Una generazione in difficoltà, che la fantomatica crisi sta mettendo alla prova tentando di fargli perdere speranza e fiducia nei propri mezzi.
Una generazione che però la possibilità e le capacità per reagire, di dimostrare il proprio valore mettendo a tacere le tante critiche che vengono mosse.

Proprio come ha fatto Marco in questo 2014.