La notizia è di qualche giorno fa, una signora della provincia milanese si sarebbe rifiutata di affittare una stanza ad una ragazza milanese (di città!) perché di origini pugliesi.
Non è il primo caso di appartamenti o case non affittate da italiani ad altri italiani. Non sarà l’ultimo.

Quello che ha colpito maggiormente l’opinione pubblica è che questa volta non abbiamo solo la versione della persona che si è vista negare l’affitto della casa, ma anche i messaggi vocali della padrona dellacasa in questione. Sentire i vocalini di Whatsapp con quelle parole ha colpito nel segno più di quanto potesse mai fare la politica che da anni, con le sue denunce, avvisa del rischio di un ritorno al razzismo tout court. Un fatto riferito è meno “potente” dell’audio reale.

La padrona di casa si è definita “razzista al 100%”, “convinta leghista e Matteo Salvini è il suo capitano”. Ha anche affermato che la Lega “discrimina tutti”, più una serie di altre cose facilmente recuperabili in versione integrale tramite Google.

Da questo fatto ne sono nate discussioni a tutti i livelli, dalla politica (ovviamente), ai social, per finire ai bar.
Quello che secondo me non si è ben capito, è la portata e l’importanza di questo fatto che può sembrare isolato (e in parte lo è pure) ma che ha radici molto profonde.

Iniziamo a “sgrassare il prosciutto” dicendo cose banali ma necessarie: fatti del genere accadono in tutta Italia (sud compreso), accadono anche all’incontrario con una discriminazione inversa;per persone povere, straniere e diversamente pigmentate sono cose all’ordine del giorno. L’Italia, signore e signori, è razzista intrinsecamente, tanto da non esserlo veramente.

L’italiano odia tutti, sempre, a prescindere. Ci odiamo tra regioni, tra province, tra comuni e tra quartieri. Buon Dio, ci si fa la guerra tra vie! Siamo così razzisti da considerare tutti quelli che non vivono nella nostra casa persone inferiori. Ma non lo facciamo con cattiveria, siamo così, razzisti per bene.
Facciamo degli esempi. Quante volte avete pensato che il vostro vicino fosse un deficiente? Quante volte avete fatto battute discriminatorie ai vostri amici che vivono in un altro quartiere? E cosa pensate di chi ascolta reggaeton? O di chi ascolta punk hardcore? Quale pensate sia il QI di chi guarda Temptation Island Vip? Vogliamo dire due parole sui Francesi? Meglio di no. Per quanto tutto sia spesso al limite della battuta, detto/pensato “in buona fede” o “senza offendere nessuno”, rimane il fatto che siano pensieri e parole razziste e discriminatorie. Mi viene in mente, in tal senso, il “terrone maledetto” che diceva, con marcato accento pugliese, Lino Banfi nei suoi film migliori.

Ci sono poi non pochi italiani che hanno fatto la propria carriera artistica sul disagio verso le altre persone e sull’odiare tutti. Spesso tramite i social e grazie alle vostre/nostrecondivisioni.

Nelle ore calde della notizia del mancato affitto alla ragazza, avrò ricevuto almeno 4 messaggi da persone insospettabili, rispettati professionisti, che deridevano entrambi puntando sull’ignoranza della padrona di casa e sull’essere meridionale a Milano (o solo di Milano) per la ragazza. Quasi tutti questi votano a sinistra, per dire.

In Italia il razzismo è talmente normalizzato che ancora facciamo fatica a parlarne e a capirlo. Noi avevamo città piene di ogni cultura del Mediterraneo e dell’Asia quando in altre parti del Mondo facevano la cacca dagli alberi. Del colore della pelle delle persone non ci è mai importato nulla perché ci consideravamo comunque migliori degli altri.

Poi qualcosa è cambiato. Abbiamo iniziato a pensare che forse non eravamo così più in gamba degli altri e ci è venuta paura. Poi sono arrivati decenni di crisi politica e sociale e abbiamo capito che a malapena ci giochiamo il penultimo posto. E abbiamo iniziato ad odiare. Partiti come la Lega, Fratelli d’Italia, Casapound, Forza Nuova ci hanno costruito sopra il loro consenso. E più la crisi politica e sociale aumentavano, più la gente non capiva di cosa dover aver paura, tanti erano i problemi. Si sono scelti gli “stranieri”, nella loro accezione più indefinita e vaga perché erano un capro espiatorio perfetto.

Innanzitutto si poteva copiare facilmente dall’estero, dove nazioni profondamente razziste come gli Usa, che avevano anni di esperienze e azioni “pratiche” in tal senso, attraverso internet, potevano far conoscere il loro modus operandi e lo si poteva integrare nella propria agenda politica. Poi perché gli stranieri, specie se poveri, non potevano ribattere su Facebook. Non potevano fare debunking sulle fake news. Era facilissimo, un gioco da ragazzi. Ma i vari Morisi, Calderoli, Borghezio, ideologi di un certo modo di fare propaganda e politica, si erano dimenticati una cosa importante: per l’italiano sono tutti stranieri, sono tutti foresti.

Adesso i nodi vengono al pettine. Certo, l’atavica paura dell’uomo nero farà ancora la parte del leone e tutti i disperati che arrivano sulle barche dal Mediterraneo, saranno gli obbiettivi preferiti. Ma mentre per la politica sono obbiettivi perché poveri e marginalizzati, per la gente lo sono perché “stranieri”, “diversi”, “inferiori”. Tre parole che però funzionano anche per tante altre persone, italiani un po’ meno italiani di noi. Per un lombardo sarà magari un pugliese, per un veneto lo sarà un friulano.

Questo rigurgito anti-meridionale probabilmente diverrà in breve tempo una bella vomitata, i segnali, specie sui social ci sono già tutti. E magari sarà quello che ci serve. Per ora, da Pontida, non arrivano immagini rasserenanti e sembra che la situazione stia sfuggendo di mano. Ma dopo una ubriacatura gigante di odio e razzismo, vomitare tutto fuori può essere utile a tornare sobri, a riprendersi. Ma come l’abuso di alcool lascia segni sul corpo nel lungo periodo, l’abuso di razzismo può fare lo stesso.

E in un futuro che sarà sempre più cosmopolita e meticcio, le conseguenze sono imprevedibili.