Da decenni i giorni tra fine giugno e inizio luglio sono quelli più temuti da migliaia di studenti di quinta superiore, i cosiddetti maturandi. Nonostante le mille ansie, le paure, le notti insonni a ripassare, la malinconia dovuta alla consapevolezza di star chiudendo un capitolo importante delle nostre vite, tutti noi ricordiamo i giorni delle prove di Maturità con un sorriso nostalgico e quasi con affetto. Ma i maturandi del 2020 potranno dire lo stesso tra una decina di anni?

M., appena diplomato, ha risposto ad alcune nostre domande in merito agli esami di Maturità di quest’anno, che come tutti ormai sappiamo sono stati stravolti a causa della pandemia.

“Paradossalmente – dice – non ho vissuto con apprensione e tensione i giorni prima dell’esame, anzi, fino alla notte prima dell’orale ero relativamente tranquillo. Poi ovviamente all’ultimo l’ansia si è fatta un po’ sentire, ma più che altro perché sono finito a studiare tutto nelle ultime ore”.

“Per quanto riguarda le mancanze – prosegue – sicuramente ciò che ho patito di più è stato il contatto con i miei compagni di classe e i miei amici, che sono state le persone che più ho visto negli ultimi cinque anni. Durante le settimane di lockdown mi è mancata proprio quell’empatia che si viene a creare tra i banchi di scuola, con ragazzi che hanno i miei stessi problemi e capiscono quello che penso. La cosa peggiore poi è stata non esserci salutati davvero, perché nessuno sapeva che quel venerdì di metà febbraio sarebbe stato il nostro ultimo giorno di scuola e che non saremmo più tornati nella nostra classe”.

“Parlando invece di come è stata gestita la situazione – continua – non posso assolutamente dire che sia stato fatto un buon lavoro da parte del Ministero dell’Istruzione, che essendo l’organo preposto a gestire questa materia non avrebbe dovuto pensare ad altro giorno e notte, cosa che invece non sembra sia successa. Noi studenti ci siamo sentiti davvero abbandonati a noi stessi. Come si fa a dire che ci sono cose più importanti a cui pensare, come la sanità, il lavoro, ecc,? Lo sappiamo bene che quelle erano e sono ancora la priorità in questa situazione, ma tu, ministro dell’Istruzione, hai una preciso settore a cui pensare e non devi dedicarti agli altri citati, la tua priorità deve essere quella, così come il ministero della Salute si è occupato della sua materia e via dicendo. Invece tutto è stato fatto all’ultimo e noi studenti ci siamo ritrovati a sapere la modalità di svolgimento dell’esame a pochissime settimane dalla fine delle lezioni”.

“A tutto questo – sottolinea – va poi aggiunto il fatto che la didattica online non si è rivelata affatto ben gestita. Ci sono materie che si possono seguire via webcam, ma altre no e questo ci ha messo in difficoltà perché non siamo riusciti a prepararci adeguatamente. Sicuramente uno dei rimpianti più grandi sarà quello di non aver festeggiato l’ultimo giorno di scuola superiore con i miei compagni. Ci tenevo molto ed erano mesi che pensavo a cosa avrei fatto e organizzato, volevo addirittura cucinare qualcosa in classe! Sarebbe stata l’ultimo momento insieme, un momento speciale in cui tutti sapevamo che a settembre non ci saremmo più rivisti. Questo mi mancherà”.

“Da tutta questa situazione paradossale certamente mi porterò dietro la consapevolezza che tutto può cambiare drasticamente da un momento all’altro e che noi cittadini comuni siamo totalmente dipendenti da chi ci governa”, conclude. “Non sto dicendo che questa cosa sia negativa o positiva, ma è un dato di fatto: le nostre vite sono cambiate da un momento all’altro con una serie di decreti. Le nostre libertà sono venute meno in un batter d’occhio, per la nostra sicurezza ovviamente ed è giusto che sia stato così, però questa cosa mi ha fatto riflettere molto”