Pochi giorni fa mi sono imbattuta in un post che mi ha incuriosita: si trattava di un articolo sulla generazione dei cosiddetti “Millennial” di cui, a quanto pare, faccio parte anche io. Il titolo era pressappoco questo: “Gli smartphone hanno cambiato una generazione?”.

Comincio a leggere, ma più vado avanti e più mi sale il sangue al cervello. Smetto di leggere, faccio per uscire da Facebook ma mi imbatto in un commento. Tra l’altro un commento abbastanza innocuo, una semplice opinione. Era la risposta alla domanda del titolo dell’articolo; era un semplice sì. E in quel momento mi è salita la polemica.

Partiamo dal fatto che – incredibile! – siamo una generazione molto diversa, ma non poi tanto in fin dei conti, da quella precedente. E dico siamo perché mi ci hanno infilata in questa generazione, non perché senta di farne veramente parte. Ma che novità, i quindicenni sono diversi dai ventenni ed entrambi sono diversi dai trentenni! Oh, e adesso mi svelerete anche il senso della vita, vero? Da sempre le nuove generazioni si scostano da abitudini, mode e ideali di quelle precedenti. Io davvero non ci vedo alcuna novità. È per la tecnologia? Allora parliamo di tecnologia.

Ah, la televisione. Che scalpore quando è entrata a far parte delle nostre vite, eh? Per non parlare poi del computer! E il walkman, vogliamo lasciarlo da parte? Questi sono tutti oggetti che hanno segnato almeno una generazione. Cosa cambia con gli smartphone? Siamo più alienati? Più soli? Più cattivi? Parto dal fatto che la parola “alienato” sia da attribuire (almeno per quanto riguarda il suo uso odierno) a Marx: quindi diciamo che non è proprio una roba uscita l’altro ieri. Per non parlare di Pirandello o Kafka. Diciamo che l’alienazione è il tema portante della letteratura del ‘900. Sarà soltanto colpa degli smartphone? Per non parlare della solitudine, anche questa già ampiamente discussa.

Siamo forse più cattivi, nascosti dietro ad uno schermo? Poco ma sicuro. Eppure (e qui citare Joker – quello di Nolan, non quello attualmente in sala – mi sembra un dovere morale) “date a un uomo una maschera e vi mostrerà il suo vero volto”. E per esperienza personale ho visto molta più cattiveria (e ignoranza) da parte di adulti piuttosto che di adolescenti sui social.

Detto ciò, la questione che davvero mi fa incazzare è questa nostalgia così profonda e inutile che sembra aver pervaso tutte le persone al di sopra dei venticinque anni. “Ah, io a dodici anni mica avevo uno smartphone!”, “Ah! Io per guardare le serie tv dovevo registrarle su cassetta e passarle ai miei amici!” Vi svelo un segreto: tanti dei Millennial che vi infastidiscono così tanto non hanno avuto un cellulare a dodici anni; tanti di loro hanno usurato le videocassette con i loro film preferiti. E tanti se ne sbattono altamente del fatto che voi non aveste internet e che forse era meglio perché i rapporti erano più autentici perché non è così. Siamo diversi, e ne andiamo fieri!.

Noi non ci ricordiamo di quando si stava bene perché già da bambini c’era la crisi. Noi non sappiamo neanche cosa sia il DDT ma non ci dimenticheremo mai il buco nell’ozono. Noi non stiamo neanche più a lamentarci, perché abbiamo capito che non serve a niente, e siamo qui per riparare danni di altri soltanto per far sopravvivere la prossima, diversissima generazione.

Perciò se volete sfottere, insultare o quant’altro, fate pure: spero solo che un giorno vi rendiate conto che non siamo più negli anni novanta, anzi che ne sono già passati almeno una ventina e ancora non ve ne siete accorti. Per me, e credo per noi, non è motivo di vergogna utilizzare uno strumento che qualcuno della vostra generazione ha genialmente inventato e deciso di tramandarci.