4261894985_e0f86fa748_bBarbie: il giocattolo tanto amato dalle bambine, compagna di giochi e di sogni. Astronauta, principessa, donna in carriera, da oltre cinquant’anni, la bambolina della Mattel fa impazzire migliaia di bambine di tutto il mondo.

Diventata in pochissimo tempo uno dei giocattoli più amati di sempre, la bambolina americana ha subìto nel tempo continue trasformazioni, inseguendo i canoni di bellezza femminile del momento. Pin up, attrice, principessa, donna in carriera, mamma, figlia, moglie e fidanzata, maestra, amica, sportiva o in versione spiaggia californiana: la creazione della ormai famosissima Ruth Handler, rappresenta i sogni delle bambine, qualunque essi siano.

C’è a chi questa ‘plastificazione’ della donna ideale spaventa e si batte contro la famosa casa di produzione di giocattoli e in modo particolare contro la biondina in miniatura. È Nickolay Lamm, artista statunitense che da anni protesta contro l’immagine di donna perfetta e inarrivabile che questa propone alla piccolissime.

Dopo aver portato avanti ad inizio anno l’idea di una bambola che avesse forme e misure più realistiche, negli ultimi tempi ha creato Lammily, che non solo ha un aspetto più simile a quello di un’adolescente media americana, ma anche brufoli, smagliature, cellulite e cicatrici, per rendere il giocattolo sempre più lontano da un’idea di bellezza decisamente impossibile. Le bambine possono giocare ad attaccare gli adesivi con le imperfezioni sul corpo della bambola, rendendola “umana” a proprio piacimento. Ciò che l’artista vuole dimostrare è che qualsiasi donna può essere bellissima, nonostante i propri difetti.

Ma è davvero questo Barbie? È giusto associare la bambola all’immagine spesso deformata che hanno le ragazzine sempre più giovani circa la donna ideale?

Nell’immaginario di una bambina, lei è quella bambola: ciò che sogna, che inventa, che fa succedere tra il letto e l’angolo giochi della sua stanza è tutto il suo mondo, ma non per questo è un mondo malato. Lei sarà sicuramente molto bella, molto apprezzata e avrà molti amici intorno perché è questo che, fin da piccoli, ci aiuta a costruire l’immagine di noi stessi.

Ma c’è dell’altro, che spesso non consideriamo: Barbie ha sempre rappresentato l’immagine di una donna vincente, che sa cosa vuole e come ottenerlo. È una donna realizzata, spesso ha una carriera, un fidanzato bellissimo, un cane e magari dei figli, come fantasia di bambino comanda. E nella maggior parte dei casi il futuro che aspetta quella bambina sarà decisamente meno roseo di come lei se lo immagina: magari non sarà molto alta, avrà brufoli, smagliature e tutto il resto, magari il fidanzato non sarà come Ken ma come Tanya, magari non farà il lavoro che sperava e vivrà in casa con mamma e papà per moltissimi anni.

Come tutte le cose, un gioco è solo un gioco e va trattato come tale, accompagnandolo da una cultura che non disprezza la taglia in più o in meno, l’acne o il naso storto, che non fa dell’aspetto fisico un elemento per dimostrare chi sei. A sei anni volevo diventare una maestra, poi una veterinaria, e ho sempre ambito a diventare donna in carriera, quando ancora ho difficoltà a capire cosa voglia davvero dire. E le “seghe mentali” su come sono fatta le ho da quando mi sono accorta che ero invasa da cartelloni pubblicitari con finte donne perfette, quando i jeans li vendono sempre troppo grossi o troppo stretti, quando si trovano in giro più cataloghi di moda che lettori, quando la fashion blogger è diventato un mestiere.

Barbie nella mia testa di bambina è sempre stata altro: era felice e soddisfatta, aveva un sogno –il mio– e lo raggiungeva, ogni giorno. Oggi artista, domani reporter, dopodomani chissà.

Insegnate ai vostri figli ad essere grandi sognatori, di quelli che vogliono diventare Batman o una Winx e credono fermamente di potercela fare. E ricordategli ciò che conta quando alla sera li metterete a letto: se non hanno gambe snelle come le principesse nei cartoni, o ali fatate, sanno fare sogni altissimi, e questo vale di più.