foot-445189_640Da quando sono diventata mamma di Bianca, poco più di 16 mesi fa, mi sono allontanata un po’ da Facebook e da tutto ciò che sono i social network. Un po’ per scelta, un po’ per forza di cose. Tra allattamento, nuove scoperte quotidiane, momenti di commozione, ferma a guardare lacrime agli occhi la mia creatura, la ripresa rapida del lavoro (pesantissima tra viaggi e turni), la casa, i momenti da condividere con mio marito, gli impegni sociali mantenuti per quanto possibile… la sfera personale e più intima ha decisamente preso il sopravvento su quella comunicativa. Non che questo mi abbia allontanata dal mondo, occupandomi oltretutto io di ‘mondo’ anche per mestiere. Ma è stata una necessità, sentirmi vicina a mia figlia in ogni istante, con meno distrazioni possibili.

E poi una scelta, fatta non per caso. Una scelta di cui mi rendo bene conto forse solo ora, che a Bianca sta per arrivare un fratellino. Ho cercato di evitare che mia figlia, il suo volto, il suo corpo, venissero pubblicati in foto sul web. Sarà perché tra i miei contatti Facebook ho anche tante persone che non conosco direttamente e fisicamente, sarà perché ho un profilo pubblico, accessibile a tutti. Sarà che uso questo strumento anche per lavoro… Ma ho pensato, scelta consapevole, che non fosse mio diritto, benché sia sua mamma, di renderla ‘personaggio’ ancor prima che lei potesse scegliere per sé. O comunque provare a evitarlo più possibile. E così sarà per suo fratello, come d’accordo con il loro papà, ovviamente.

Tutti ormai sembriamo saper tutto di tutti. Anche chi, distante e vicino a livello territoriale, ben poco condivide con noi. E allora, in un mondo di visibilità a 360 gradi, penso che sia ancora importante avere degli spazi di intimità e scoperta, almeno fino a quando sarà possibile, e vorrei che fosse poi Bianca un giorno a decidere quando ‘comparire’ in questa dimensione… facebook

Mia figlia è una bambina estremamente socievole, dispensa abbracci e sorrisi anche alle persone appena conosciute. Ha un carattere aperto, è dolce, anche se piuttosto birbetta. Mi piacerebbe che quegli abbracci fossero fisici e sentiti, vorrei che le piccole scoperte di ogni giorno rimanessero impresse a chi le era vicino nel momento in cui lei le ha vissute. E che quei sorrisi fossero rivolti a tutti gli esseri umani realmente incontrati sulla sua strada. Vorrei che le foto, scattate quotidianamente da me, dai suoi nonni, da chi le vuole bene, diventassero un giorno tesoro da riscoprire. Ricordo le mie, da piccolina, a schiena nuda a camminare con gli zoccoli di mia mamma sulla spiaggia, o quella in cui in piazza del Palio a Siena mi esibivo in una ruota su una mano. O ancora quelle in cui quasi scomparivo tra gli abbracci caldi dei miei fratelli più grandi. Non mi sarebbe piaciuto che fossero regalate allo spazio indefinito di un mondo, allora sconosciuto, come la Rete. Se i miei figli, nell’età della consapevolezza, vorranno un giorno essere presenti, pubblicati e ‘postati’ in ogni attimo di vita, vorrei che fosse una scelta loro. Per ora non mi impossesso di questo diritto.

Probabilmente sto diventando un po’ allergica alla smania sempre più travolgente di esibizione che si respira sul web. Come fosse più importante mostrarsi che essere realmente qualcosa. Una smania tale che rende difficile anche solo distinguere quando dietro alla foto pubblicata (con ogni diritto, ci mancherebbe, non sono un’estremista in questo senso), ci sia un reale desiderio di condivisione, comprensibile e ‘sano’.

(Con questo non mi opporrei mai per partito preso alla pubblicazione di una foto di mia figlia scattata nel corso di una manifestazione o di un evento pubblico. Sarebbe un che di collettivo amplificato dal web, non una intimità che smette di essere nostra). children-403582_640

Non è una questione di paura, né di decenza, ma di diritti. Si è discusso tanto in questi giorni della necessità di pubblicare determinate foto di bambini, come quella del piccolo morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. Be’, forse in quel caso, la storia del bimbo ha avuto modo di esistere proprio grazie a quello scatto. L’indignazione degli indifferenti ha fatto capolino, altri bambini hanno trovato salvezza. O magari nemmeno questo. Forse ha permesso solo a un padre di gridare al mondo il suo dolore con una forza maggiore. E anche questo è un diritto che altri nemmeno hanno avuto.

E ora che Bianca respira dormendo al mio fianco e posso sentire il sapore del suo fiato, il calore del suo corpo, ora che da madre piango lacrime reali pensando a quel bambino, ai bambini, svaniti così, nella ricerca di una vita migliore, sono ancora più convinta della nostra scelta.

                                                                                                                                                                           Ilaria Leccardi