Quest’anno la settimana Santa ha svelato il volto umano della pagina istituzionale Facebook dell’INPS chiamata “INPS per la famiglia”.

Se i commenti relativi ai post pubblicati hanno sempre riscosso molto successo tra i “Grammar Nazi” e i possessori di abilità alla tastiera degne del Manzoni, che però usava altri strumenti, quello che ieri ha fatto scattare il caso è stata la naturalezza delle risposte degli operatori INPS.

Dopo settimane di domande ripetitive, richieste ad personam e totale assenza del rispetto delle più basilari norme sulla privacy da parte degli stessi utenti, qualcuno seduto davanti al pc di servizio ha perso le staffe. Tutto più che naturale, basta aprire un post a caso e leggere i vari botta-risposta per provare compassione per chi è costretto a rispondere per mestiere con celerità e cortesia.

Trattandosi però di una pagina istituzionale, non sono mancate le scuse agli utenti per le risposte frizzantine date nelle ultime ore, ma allo stesso tempo un richiamo all’ordine al fine di sovraccaricare il servizio.

Aldilà delle crisi di identità degli operatori dell’INPS, quanto accaduto mette in luce l’incapacità di numerosi utenti a tutelarsi utilizzando un social network, esponendo le proprie problematiche famigliari sulla “pubblica” piazza che è Facebook. Allo stesso tempo si nota una ignoranza diffusa sul corretto utilizzo di un servizio on-line molto efficiente, vista la prontezza delle risposte, legata alla presenza degli altri utenti che in molti casi davano libero sfogo alle loro critiche al Governo gridando alla “truffa” e incolpando l’INPS.

Va ricordato che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale si occupa unicamente di applicare delle norme, non ha alcun merito/colpa sull’effettiva esistenza del Reddito di Cittadinanza.

Quello che in questi giorni ci ha fatto ridere non è altro che l’esempio di come lo sfruttamento eccessivo di un servizio gratuito ed efficiente porta al suo collasso.

Perché in fin dei conti, se la domanda è ben posta merita attenzione, ma quando questa si riduce ad un fiume di “msg/mio figlio lavora in nero da sempre/LINPS/mo sono curiosa/la cifra è ridicola adesso mi sentono alinps” che inonda da giorni il tuo posto di lavoro, chi potrebbe reagire diversamente?