tiziana-cantone-come-contattare-scrivere1La chiamavano Boccadirosa, poi internet ha fatto il resto.
Si chiamava Tiziana Cantone, aveva trentun’anni, e nella notte del 13 settembre si è tolta la vita.

Il mondo di internet la conobbe tempi fa, quando alcuni video amatoriali la ritraevano in situazioni molto intime con un altro ragazzo.
Il video è entrato in rete in poco tempo e da lì non ne è più uscito. A colpi di click è stato visualizzato, condiviso e commentato da moltissima gente, tanto da fare diventare quella sua frase («Stai facendo un video? Bravo!») il tormentone del momento. Lei, riconoscibile e riconosciuta, si è vista costretta a trasferirsi dal suo paese, a tentare di ricominciare una vita nuova e a cambiare nome. Ma tutto questo non è servito perché, spesso, quel “diritto all’oblio” a cui ci si appella non è che un piccolo velo sottile dietro il quale ci si illude di essere al riparo.

Perché nel web nulla è oblio, tutto è fedelmente registrato e ricordato, per essere visto, condiviso e commentato, ancora e ancora. Internet è il grande schermo su cui tutto è veloce, facile e visibile. Tutto è commentabile e quasi nulla è punibile. Ci si sente assolutamente liberi di muoversi, di giudicare e di renderlo noto: tutti devono sapere il mio pensiero, anche se questo potrebbe offenderti. Anche se dico che che sei una troia, anche se conservo per te i migliori insulti della categoria. Perché, in fondo, con dei video del genere cosa ti aspetti?

Non me la sento di commentare il gesto estremo della ragazza, né voglio sapere il motivo per il quale quel video è stato pubblicato in rete. Da quando, questa mattina, ho letto la notizia, continuo a ripensare a quelle tre paroline che mi hanno colpito da subito: diritto all’oblio. Io ho il diritto di dimenticare, e quindi di ricominciare. Ho il sacrosanto diritto di non essere considerata schiava a vita di un evento passato. Ho il diritto di recuperare un errore, archiviandolo, affinché possa ancora avere una vita dignitosa. Ho il diritto a tenerli nell’armadio, i miei scheletri, e a dimenticarmeli lì. Ne ho il diritto. Per non rimanere vittima di me stessa e dei miei sbagli. Perché non sono casta e pura, e non lo siete nemmeno voi.

Non sono una troia se con un ragazzo ho un rapporto orale. Non lo sono se ho una vita sessualmente attiva. Non sono una poco di buono se mi lascio andare nella mia intimità, che è mia, e di nessun altro. Sono io che decido cosa, come e con chi. Sono sempre io che decido se mostrarmi ad una telecamera, se e quanto essere provocante. Questo non fa di me niente, e assolutamente non fa di te una persona degna a giudicarmi.

Non è il web a distruggere una persona, non sentiamoci assolti. Internet è il prodotto di azioni continue e quotidiane di miliardi di persone, noi incluse. Sono i nostri commenti, scritti, urlati o bisbigliati, ad uccidere. Sono gli sguardi giudicanti, i pettegolezzi sussurrati di bocca in bocca. Siamo noi, ogni giorno, ad uccidere Tiziana e qualsiasi persona abbia commesso un errore di quel genere. Per un video hard, per una gonna troppo corta, per un bacio appassionato in discoteca.

Nessuno merita di vivere tanto nel dolore e nella vergogna da arrivare anche solo a meditare di togliersi la vita.
Iniziamo a rivedere le nostre storie, a ripensare ai nostri “momenti lussuriosi” che ci imbarazza raccontare e sui quali abbiamo fatto scendere centimetri e centimetri di polvere e chiediamoci come sarebbe per noi il presente se tornassero alla luce, sotto gli occhi di tutti.
«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei», disse qualcuno.