L’ignoranza si combatte con l’intelligenza. Più uno spara in alto, più l’altro deve rimanere con i piedi per terra. Scendere sullo stesso piano è deleterio per il livello della conversazione. Spiegare perché è sbagliato, argomentare, fornire dati (e qua chiedo tanto, lo so), spiegare come stanno le cose. Questi estremismi sono causati dalla paura, che si combatte con il raziocinio e l’olio di gomito. Prendere in giro è sbagliatissimo, perché crea ancora più bipolarismo, da ambo le parti. Discutere con meno superiorità e più dedizione, per me si fa così. (Ale. Mas.)

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Chi ride della “citofonata” di Salvini è parte del problema. Io compreso. Perché è stato un gesto talmente imbecille da fare il giro e diventare serio. Tutti i meme (che io ho anche condiviso) normalizzano un episodio che avrà riscontri molto seri. Ed è sbagliato ma allo stesso tempo ineluttabile. Perché il livello è basso, figlio della TV di denuncia alla “Striscia”, falsa e combinata, e delle fake news di Facebook. Ci sta minimizzarlo a stupido teatrino, a meme vivente. E tutto ciò è un grosso problema. Perché è il sintomo di qualcosa di più grave, di un vuoto dentro tutti noi. Alla fine davvero una risata ci seppellirà. (Fed.Gar.)

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Credo sia giusto contestare Salvini (come ogni suo collega) su temi politici. Trovo che sia sbagliato invece commentare ogni cosa, anche le cose più imbarazzanti, perché non si fa altro che dare visibilità. Questo tipo di visibilità la trovo un suicidio e non tanto ai fini elettorali (perché non per forza porta voti) ma ai fini della cultura politica. Se, infatti, ad ogni castroneria si scatena tutta la stampa, il politico di turno si sente legittimato (quasi spronato) a farne/dirne un’altra. L’indifferenza è l’offesa più grave, l’esser dimenticati il loro peggiore incubo. (And. Tag.)

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L’indifferenza è la miglior arma. Deve portare al buio dei riflettori, alla solitudine. Il problema è che se i giornalisti non ne parlassero, non verremmo a saperlo. Forse si rischierebbe di reputarlo quasi un politico serio, rischio da non correre assolutamente. La cosa giusta da fare sta li, su quella sottile linea, in bilico su di un baratro. Indifferenza, ma nell’informazione super partes. (Rob. Mos.)

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Tendenzialmente direi che é necessario commentare un gesto del genere, cercando di mostrare le gravi conseguenze che questo puó avere. Il problema é che questa reazione fa parte del gioco di Salvini: parlarne. Salvini non é stupido e ogni sua mossa é studiata. Sapeva bene che il suo gesto, come tanti altri che ha fatto in passato, avrebbe causato l’ira degli oppositori. E a lui va bene così. A lui va bene che Fabio Volo gli dia del codardo dicendogli di andare a citofonare ai camorristi. Tutti gli insulti e le lamentele sono esattamente quello che lui vuole. Sembra un atto di masochismo, ma in realtà é un ragionamento propagandistico molto contorno. Noi comuni mortali non possiamo fare nulla se non condannare apertamente il gesto.

Chi puó fare qualcosa sono i giornalisti, che invece di riprendere la scena senza fare nulla avrebbero potuto intervenire mettendo in difficoltà il leader leghista (perché non era difficile metterlo in difficoltà) e, soprattutto sono le istituzioni che dovrebbero, anzi devono, agire. È inaccettabile che un gesto tale rimanga impunito. Salvini deve essere querelato per diffamazione e deve essere condannato. È inammissibile che il bullismo, sia cyber che fisico, passi inosservato. È il tempo di leggi e condanne severe per reati gravi come questo. Specie se ha commetterli é un personaggio politico che fino a poco tempo fa ha ricoperto una delle massime cariche dello stato. È soprattutto é tempo che anche Facebook non consenta più la condivisione di contenuti diffamatori, violenti, di insulto e di bullismo. (Mas. Man.)

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Non ho – non voglio? – la ricetta. Indignarsi, attaccarlo, riderci su: mi sembra tutto inutile, ora come ora. Ho vissuto l’era Berlusconi e quindi so cosa ci attende quando il felpato tornerà al Governo (non fatemi dire che rimpiangeremo Silvio, per favore). E siccome la storia la fanno sempre i vinti, temo che ci sarà poco da fare perché tradizionalmente all’Uomo Forte, quando è al potere, viene concesso e perdonato tutto. Se ne ridiscuterà semmai al momento della caduta, che ovviamente non verrà per mano dell’opposizione, ma dei mercati. Quanto agli effetti del salvinismo sulla gente, beh, quelli ce li terremo stretti per qualcosa tipo decenni. Prendo in prestito e rielaboro due celebri citazioni, entrambe in origine riferite a Berlusconi: la gaberiana ‘Non ho paura di Salvini in sé, ma del Salvini che è in me’, per dire che più del Capitano spaventa la sua gente, che in nome del ritrovato celodurismo e attizzata dalla propaganda bestiale sui social si sente autorizzata a fare e a dire tutto; e la montanelliana ‘Salvini è una malattia che si cura con una bella iniezione di Salvini al Governo, solo dopo gli italiani saranno immuni perché capiranno chi è questo signore’. L’unica cosa che il grande Indro non ci disse è che il vaccino ha impiegato vent’anni per fare effetto. (Att. Cel.)

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Da un lato c’è un Salvini “social”, che sfrutta le piattaforme web per produrre, diffonde contenuti rapidi e facilmente replicabili in più letture; dall’altro un Salvini “giornalistico”, ove la stampa ha costruito una narrativa particolare ed eccentrica di Salvini. Proprio il giornalismo è il principale responsabile del suo successo. La narrativa giornalistica odierna è votata alle semplificazioni, alla superficialità dei contenuti fondandosi sul concetto delle notizie come “contenuti da vendere” più che informazione. Questo ha terribilmente abbassato la qualità della cronaca producendo di conseguenze un impoverimento critico del pubblico di massa.

Prendersela con il web e la satira è un po’ come guardare la pagliuzza al posto del trave nel proprio occhio, poiché i meme non “umanizzano” il gesto, ma lo ridicolizzano al punto da annullarlo. Spesso le castronerie di Salvini sono state smentite non da esaustive spiegazioni a opera dei “professoroni” (annichiliti a loro volta dalla narrativa salviniana), ma da contenuti facilmente accessibili a tutti, analfabeti funzionali compresi, come i meme. Il problema non è l’ironia, spesso di qualità o comunque sagace, quanto una stampa di bassissimo livello che alimenta il permafrost di ignoranza, (cui spesso appartengono anche parte dei giornalisti) favorendo la propaganda salviniana stessa. Forse sarebbe davvero ora di chiudere i giornalisti in una stanza e gettare la chiave. (Fab. Tur.)

Immagine: Hipster Democratici