facebookIl secchio pieno di acqua gelata è pronto. Per non sfigurare, ho abbondato in cubetti di ghiaccio. Quando le cose sono serie, bisogna farle seriamente. Più felice di Marchionne dopo che si è sbarazzato di Montezemolo, non mi resta che entrare nella mia pagina Facebook ed aspettare la sospirata nomination. Questione di qualche ora, penso. Tra i miliardi di nomi chiamati per essere consegnati all’eternità del web, tra l’immagine horror di un Galliani in panza, pantaloncini ed infradito, i cento (!) euro sventolati dalla Littizzetto, la Madia che si sottopone alla doccia senza pronunciare una sola parola (il suo miglior discorso da quando è ministro), volete che non arrivi anche il mio turno?

Aspetto ore, giorni. Settimane. Niente. Nessuno mi nomina. Neppure il presidente della Federcalcio Tavecchio, uno che di questi tempi ti presterebbe pure il suo attico in Roma centro per il weekend pur di rendersi simpatico, si è ricordato di me. E adesso? Scartata l’idea di autonominarmi, faccio buon viso a cattivo gioco e vado a caccia di qualche altra catena di Sant’Antonio a cui aderire disperatamente.

Leggo il post di un utente: “Ringrazio Vladimir Putin per la nomination, eccovi un’immagine che mi ritrae, all’età di tre anni, mentre faccio pipì sul vasino. A mia volta nomino…”. Le fotografie di quando eri bambino! Questa sì che è una catena che fa per me. Altro che l’Ice Bucket eccetera eccetera. Io ne ho poche, di fotografie risalenti all’infanzia, ma tutte carine: l’ideale per intenerire la mia bacheca di Facebook. Quei cattivoni dell’Isis mica penseranno di avere il monopolio delle immagini più cliccate del web? Una volta resuscitato e postato un mio primo piano in versione paffutella (anno di grazia 1983), che al confronto le faccine da cane bastonato con cui Pistorius ha intenerito i giudici gli fanno una pippa, riprendo ad attendere, con ansia, che qualche amico mi nomini.

Niente da fare. Sulla bacheca regna il silenzio: peggio che in Parlamento il lunedì e il venerdì mattina. Meglio buttarmi sulle catene culturali. Anche quelle sono di gran moda sul variegato mondo zuckenberghiano e sono la scelta ideale per dimostrare al mondo che non sono capace a postare esclusivamente i video dei cani che guidano. Ecco: la lista dei 10 album che hanno significato di più nella mia vita. Il dubbio: posso includere anche T’appartengo di Ambra e gli 883, o devo ficcarci per forza i Led Zeppellin e i Velvet Underground? Se metto qualche titolo degli anni Duemila e nessuno degli anni Settanta, mi giudicheranno un depravato?

Poco male: nessuno mi dedica una nomination, così il problema si risolve da sé. Con la lista dei miei dieci libri preferiti dovrebbe essere più facile. Prima, però, serve l’imprescindibile introduzione. Scrivo: “Di solito, non sono incline a partecipare a questi giochi, visto che non frequento molto il mondo dei social network: ma visto che insistete, aderisco….”. Fatto. Vado, dunque, con i miei libri del cuore: il Manuale delle Giovani Marmotte, tutto Harry Potter, lo Hobbit, la trilogia del Signore degli anelli…

Tutto qui? Sì, tutto qui. Non ho fatto in tempo a leggere altro, perché nel 2007 è apparso Facebook. E poi è uscito l’iPhone,  quest’anno il Toro è andato in Europa… Il problema, però, è un altro: il confronto con gli altri utenti. Come diamine faccio a competere con uno che ha inserito nella sua lista La fenomenologia dello spirito di Hegel? Siamo impazziti? Ma queste persone non hanno una vita sociale, un gruppo su WhatsApp?

Ho capito dove volete farmi arrivare. Alzo bandiera bianca. Lascio la tastiera e vado a vedere se i cubetti di ghiaccio per il mio secchio sono pronti.