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11/03/2011. Forse non vi ricordate. Ma di sicuro i giapponesi sì. Quello è il giorno del terremoto che si verificò al largo delle coste giapponesi e del successivo, devastante, tsunami. Da quel giorno iniziarono a verificarsi gravi problemi nel funzionamento della centrale nucleare di Fukushima.

Sono note a tutti le conseguenze ambientali dell’incidente, ma la dinamica no. Risulta difficile spiegare in poche righe gli eventi che determinarono il disastro, mentre la causa primaria è invece piuttosto semplice.

La centrale, in poche parole, resistette al terremoto e allo tsunami. Ciò che determinò il sovrariscaldamento dei reattori fu l’allagamento della zona in cui si trovavano i generatori diesel destinati ad alimentare l’impianto di raffreddamento dei reattori. Il malfunzionamento dei generatori, dato dall’allagamento, è dovuto al fatto che la zona in cui si trovavano era stata progettata per resistere a onde di 6,5 m. L’onda che si abbatté su di loro era alta 14 m. Da lì in poi, la storia è nota.

Il governo giapponese attuò allora una serie di provvedimenti per eliminare la produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Vennero spenti oltre 50 reattori. Bè, circa un mese fa il governo giapponese ha proposto un nuovo piano energetico nazionale dove si indica il nucleare come “un’importante fonte elettrica per il baseload”. Insomma, con molta probabilità faranno importanti passi indietro.

Si dicono un sacco di cose sul nucleare ed io voglio lasciarvi due riflessioni: la prima è che le centrali nucleari sono mostruose in fatto di sicurezza. Consiglio a chiunque sia interessato una visita alla centrale di Kernkraftwerk, in Svizzera, vicinissima dunque all’Italia. Basta però una piccola falla e tutto crolla. Ma come si fa ad essere pronti a uno tsunami? La seconda, è che la si fa fin troppo breve quando si dice che è ora di diventare indipendenti dall’energia nucleare. Il Giappone è un esempio. Ma basta accendere la luce della vostra stanza e, guardando la lampadina, pensarci seriamente su per un attimo..in fondo il Giappone non è poi così lontano.