RenziShowLeopolda, ormai solo più esaltazione del renzismo? Raduno di chi detiene il potere e non perde occasione per autocelebrarsi?

L’impressione è quella di un’elevata autoreferenzialità della corrente renziana che tecnicamente non sarebbe dovuta esistere data la primordiale volontà del segretario, ma che, di fatto, esiste ed è anche la più forte numericamente, man mano cresciuta è portata a coincidere con la dimensione stessa del partito, quasi sovrapponendosi, ed infine trasformando il partito in un unico corpus atto al sostentamento sì, del consenso, ma univoco ad una persona e non ad uno spirito o ad un’ideologia condivisa.

Il Pd si è velocemente trasformato in un partito ad personam, diventando di fatto quello che per anni si era denunciato come spregio di destra e tipicamente di Forza Italia. Per carità, questa è la dinamica avulsa a quasi tutti i partiti nazionali, da quelli minoritari a quelli maggioritari, ma era una caratteristica che solitamente non rappresentava i partiti di sinistra – per lo meno non quelli maggioritari, ma di certo di quelli delle “praterie di sinistra” – poiché spesso frammentati in singole correnti sì, queste ad personam, ma senza una specifica guida e dediti alla silurazione dei vari proto-dirigenti che si son succeduti nella carica: un partito altamente frammentato, governato da tutti e da nessuno allo stesso tempo, ciò è stato dalla pessima vicenda di Tangentopoli in poi.renz

Ora, dai congressi di coalizione fatti nei tipici spazi della sinistra, si è passati ai congressi di corrente, nonché all’auto-celebrazione del peggior “super-io” di Nietzsche, che di per sé non sempre è un valore negativo, ma nello specifico caso rischia di esserlo data la volontà di destrutturare il partito e liquefarlo partendo già dall’organizzare eventi esterni agli spazi ed ai momenti del partito, senza i simboli di questo, e senza la partecipazione della classe dirigente e dei politici dello stesso, ma solo dei neofiti, dei proseliti e della società civile, questa dannata società civile che passo per passo sta distruggendo i valori partitici, i principi amministrativi e di gestione della res pubblica brandendo armi che per quanto ricche di bontà a livello teorico si stanno mostrano dedite all’arte del seppuku non di certo della “buona amministrazione”. Certo quest’ultimo passaggio non è imputabile al renzismo in sé, in quanto effetto di questo fenomeno, quanto semmai ai processi di trasformazione socio-politici avvenuti da Tangentopoli in poi, in particolare dal vuoto culturale creato da quest’ultimo evento.

L’autoreferenzialità celebrativa che sta crescendo nel Pd avrà anche avvicinato nuove leve e nuovi papabili amministratori e dirigenti, ma nella realtà non è una classe dirigente cresciuta con i valori della militanza, della tecnica e dell’esperienza: è un elogio della fedeltà ad apostoli e messia utilizzata come strumento di carriera e di crescita lasciando, invece, indietro chi dotato di più attenzione ad arcaiche forme di politica e di valori politici, ma meno affamato di successo e di ambizione, queste ultime non per forza emozioni negative, dipende dall’uso che se ne faccia.Maria-Elena-Boschi

Giovani ingenui dotati di grandi “facce di tola” – come dicono in Piemonte – pronti a qualsiasi cosa pur di sostenere il proprio voto di fedeltà e la propria ambizione, questi ripagati con medesima moneta che nel momento della Leopolda vedono la massima espressione di “politica”, stricto sensu, ma che sino al cinque dicembre non avevano idea di cosa significasse stare in piazza a parlare con la “real civitas” e non in “momenti salotto” con specifiche lobby meglio definibili come possibili finanziatori del partito, perché l’ingresso dei “valori” dell’onestà e della società civile hanno portato anche a questo: alla distruzione della natura democratica del finanziamento pubblico ai partiti, tema di cui nel partito non si può parlare come non se ne può parlare al bar, del resto, con questo andazzo, al di là di Renzi e del moderno Pd, partiti e bar si avvicineranno sempre di più, dando di fatto ragione a Umberto Eco.

No, la Leopolda non è il momento migliore della politica, no, Renzi non ha avvicinato gli elettori alla politica ed ai partiti, la disaffezione resta, ma Renzi ha saputo costruirsi il suo futuro personale e della sua corrente con logiche non propriamente lontane dal clientelismo, seppur non propriamente questo, ha saputo, invece, gestire una bellissima campagna di comunicazione e di marketing politico dando una nuova immagine al partito, questo in superficie con l’ingresso di tanti giovani, donne ed estranei al mondo partitico, ma nella realtà senza spendere una sola risorsa sul rinnovamento del partito, della sua forma, della sua classe dirigente e senza minimamente toccare le realtà locali, lasciate allo sbando da una segreteria assente e dai vice-segretari, cui tutto è delegato, del tutto inesistenti.sarcasmo_renzi_elezioni

La superficialità è la nuova forma politica, Renzi non è assolutamente il principale imputato, anzi è quello che ha creato meno danni al di fuori del partito ed in questo presente, si vedrà nel futuro, insieme a lui ci sono colpevoli ben più gravi rintracciabili sia in opposti schieramenti, come Grillo, Salvini e la Meloni, e rintracciabili anche nel passato, a quel contorto periodo tanto elogiato e tanto sopravvalutato di Tangentopoli, ed in quel periodo possiamo ben mettere una figura come Di Pietro.