468x283_sos_europe_boatIn questi giorni l’attenzione sul tema immigratorio perversa, i media sembrano aver scoperto le rotte balcaniche, dopo essersi concentrare per oltre un anno solo su quelle passati per il Mediterraneo, oltre ovviamente a scoprire che i migranti – che, ricordo per gli amici di Salvini si tratti di un “gerundio” – oltre a fuggire dalle proprie zone di origine, muoiano sia in acqua, nel Mediterraneo, sia lungo le autostrade, come nel caso del camion e sia lungo i confini delle aree di guerra, in quei costrutti urbani, data l’estensione, che più che campi profughi paino essere sistemi urbani complessi di estrema povertà, comunemente chiamate “bidonville”, o nel caso specifico “tendopoli.

In questa scoperta sensazionale, la seconda scoperta è rappresentata dal fatto che anche altri paesi oltre all’Italia accolgano sia i profughi sia gli immigrati di natura economica: la scoperta del secolo, non siamo soli. Ciononostante, la più grande scoperta dei nostrani media, e del nostro “popolo tipo” – come lo definirebbe Martina dell’Ombra, per chi la conosce – è che oltre a non essere soli addirittura ci sono nazioni che abbiano politicamente e pubblicamente deciso di ospitare e farsi promotori di una politica dell’accoglienza di cabotaggio internazionale, si tratta ovviamente della Germania.Boat_People_at_Sicily_in_the_Mediterranean_Sea

Dall’Aprile del 2014, da quando le crisi del Maghreb e del Medio Oriente hanno raggiunto nuovi apici di drammaticità e di belligeranza, l’Italia ha provato a muovere un primo piccolo passo proprio nella direzione intrapresa dalla Germania in queste ultime settimane: proporre soluzioni condivise e d’interesse internazionali che evitino la creazioni di assurde barriere o processi di disgregazione nazionalista nel pan-europeismo odierno, già scricchiolante. Di quanto proposto, per le resistenze di alcune nazioni, tra cui Francia, Regno Unito, Danimarca ed Irlanda, stati, quindi, né politicamente e né economicamente instabili – con riguardi su Regno Unito ed Irlanda in merito all’ultimo aspetto poiché uno ancora in fase di crisis-exit e l’altro ancora nella gravitazione di una bolla immobiliare – ben poco si riuscì ad ottenere a livello internazionale se non una mera soluzione pratica rivolta esclusivamente ad Italia e Grecia: le cosiddette “refugees rate system” o “sistema delle quote”; anche sotto il profilo della cooperazione internazionale poco si ottenne, se non un leggero aumento degli investimenti nei “paesi-porto” per i flussi immigratori.

Questo è quanto successo a livello politico internazionale e nazionale, ma a livello sociale poco sembra essere cambiato, e molto sembra essersi ancorato alle posizioni xenofobe e di paura fomentate da alcuni leader locali e nazionali. Nella società italiana pare che le soluzioni migliori siano quelle del respingimento forzato e del “prima gli italiani” senza ben specificare come possano avere o in cosa consistano, ma ciò detto, l’emergenza immigrazione ha innescato un processo di solidarietà forse senza precedenti, ove associazioni, cooperative, mondo ecclesiastico e singoli individui si sono mossi affinché si potesse dare una risposta pronta ed efficace che cercasse di rispristinare una normalità nella gestione dei flussi.2bdbeee092f5d09ae57f66e5541c6851

Questo è quanto dall’Aprile del corrente anno ad oggi, ma per provare a riassumere la situazione relativa all’immigrazione, sia a livello continentale sia a livello meramente nazionale, si potrebbero usare diverse spiegazioni, dalle più esaustive e corrette a quelle più sintetiche, dedite alla praticità di uno slogan, ma anche all’intrinseco errore della sintesi più stretta.

Molte, quindi, potrebbero essere le parole, ma alle fine, nei fatti, ciò che più rimane sono le azioni, come quelle di alcune specifiche comunità italiane, come quelle dei sardi nella zona del Sulcis, che pur essendo in bilico, tra riforma Fornero – necessaria, ma discutibile nelle applicazioni – e cassa integrazione, si sono comunque prestati per aiutare chi, in una gara alla sfortuna ed al disagio, sia in netto vantaggio. Come i milanesi, che nelle ore più drammatiche dello story-telling da parte dei media della storia dell’immigrazione, si sono mossi, onde evitare sistemi alla “romana”, ma soprattutto per comprovare la solidarietà di una città nota per la sua freddezza. A ciò si potrebbero aggiungere le piccole azioni dei “piccoli borghesi”, citando un’opera cinematografia di memoria “sordiana”, che nella loro individualità cercano di perseguire quello spirito caritatevole e di comunità spingendosi a cooperare con oneste associazioni locali o cercando di combattere il male in associazioni e cooperative meno oneste. C’è anche la storia ecclesiastica, che in alcuni casi ancora ricorda le parole di proselitismo evangelico e perseguono sia la carità sia la solidarietà. immigrati

Ecco, queste sono azioni che rimangono, che persistono alle “intemperie” di una narrazione sempre più aspra e decrescente, legata ai ribassi culturali piuttosto che a crescite spiritiche e morali, ma sono azioni che, oltre alle ristrette dimensioni di specifiche comunità si dissolvono, di fronte al gigante “pancismo”: una storia di Davide e Golia, dove il Davide, il vincente, non è lo spirito di salvezza di un popolo, di salvezza personale quindi, ma è la volontà di annientare le proprie coscienze, il tutto nella volontà di perseguire una bieca cecità morale e di violenta e negazionista etica nei confronti dell’esistenza, perché rinnegare che chi arrivi in Europa scappi da realtà che definire complesse è pura eufemistica, è negazionismo, e rinnegare ciò e la disponibilità alla solidarietà è pura negazione della vita, questo è bene intenderlo. Manifestazione_di_CPI_a_Bolzano

Ma nonostante i Salvini, i Beppe Grillo e le Meloni gli italiani sono un popolo migliore di quello che si possa credere, il problema è che nessuno di loro, oggi, dopo un lungo processo mediatico concretizzato da medium più volti al profilo economico ed allo share dei contenuti che alla deontologia, è in grado d’essere messo nella posizione di poter raccontare tutto ciò, solo Gazebo, nel corso dell’ultima stagione conclusasi a Giugno, si è prodigata sino alle tendopoli più lontane dal moderno urbanesimo per raccontare gli sforzi di queste comunità, di queste cooperative e di queste associazioni ben prima della scoperta dello sfruttamento dei migranti nel settore agricolo, del fenomeno del caporalato, della scoperta di Buzzi, Casamonica & Co. descrivendo questi fenomeni con le parole di chi ogni giorno viva queste storie: in un mondo in cui la quantità è più significativa della qualità è elucubrazioni ovvia che questo “mondo alto” non possa trovare spazio e competere con il “mondo basso”, quello che oggi si insegue dando spazio a fomentatori di rabbia, demagoghi e populisti, poiché leader, quindi, persone aventi seguito e consistenti numeri, non di certo individui singoli di piccole realtà a bassissimo cabotaggio. Matteo_Salvini,_Festa_di_Pontida_2013

Il main story-telling è questo, ed ha vinto, e nella sua vittoria, gli italiani, tutti, hanno perso la possibilità di poter scrivere una storia di fiducia, speranza e di crescita, diventando così l’attore principale di quel futuro libro di storia piuttosto che una nota a margine di una pagina di riassunto del capitolo. La sconfitta è stata perdere la storia, non l’occasione in sé, e noi, come popolo, dedito a specifici partigianesimi, siamo fan dell’analisi della sconfitta più che della narrazione delle vittorie. Che si tratti di storie alla De Mattei, che si tratti di storie alla Falcone e Borsellino, che si tratti di storie alla Giuseppe di Vittorio, noi italiani scegliamo sempre la panchina, non la possibilità di giocare. Oggi, dalla fredda decisione di un primo ministro di una nazione federale, che delle sconfitte militari ed etiche ha rappresentato per secoli il protagonista, emerge un fatto significativo: la Germania ha imparato la lezione della storia, è cresciuta, ed ora sta scrivendo una storia su cui gli altri possono inseguire o, al più, collaborare. Bandiera_italiana

Associazioni di ogni tipologia, religiose, laiche e politiche, cooperative locali e nazionali e semplici cittadini si incaricano quotidianamente di spingere, come un’unica forza, verso un equilibrio sociale, riportando l’asta della civiltà a valore nullo. Combattono ogni giorno una sorta di resistenza civile, nei confronti dei beceri sentimenti e delle becere pratiche, dalla xenofobia alla paura, dalla demagogia al populismo, per provare a narrare una realtà complessa, articolata e seriamente emergenziale, per quello che sia il sistema italiano, una realtà fatta di sfruttamento, schiavismo, morte, lucro e personalismo che dalle lande dei vini piemontesi alle lande delle piantagioni di pelati nel foggiano, danno luogo a situazioni di forte instabilità e di forte difficoltà sia nella gestione sia nella scoperta di questi fenomeni. Queste persone provano a combattere questa battaglia biblica, cameo del duello tra Davide e Golia, cercando di rappresentarci come un paese migliore di quello che crediamo e di quello che siamo, ma di fronte a tutto ciò, è il sentimento di vergogna che sembra prendere il sopravvento e portarci a svilire, deridere, tacciare e depauperare questo “mondo alto”, perché questo “mondo” è responsabile e porta alla necessità di dover agire, prendere decisioni e pagarne le conseguenze e si sa, gli italiani a tutto ciò han sempre preferito l’opposizione che dell’arte “dello scarica barile” ne ha fatto un interno corso di studi. Angela Palestine

Sono persone definite e tacciate come “Buonisti”, ma in realtà non sono nulla di tutto ciò: sono semplicemente persone responsabili. È per queste ragioni, per quanto tutto sinora esplicato che se su quel famoso libro di storia si decanteranno i frutti del successo della politica di accoglienza tedesca, della Merkel, e non quelle di tutti coloro che quotidianamente si responsabilizzano, come i pescatori di Lampedusa od i marinai italiani, perché avremo perso la storia per l’ennesima volta subirla.

Grazie minoranze, grazie fomentatori di paura, grazie ignoranza, grazie Italia.