Si può scherzare e ridere di qualunque cosa? Appartengo alla corrente di chi pensa che sì, sì può, anche in casi dove sorridere sembra irrispettoso e fuori luogo. Se utilizzata con intelligenza, la comicità può interpretare o rileggere davvero tutto, compresi gli argomenti che per l’opinione pubblica sono tabù. E spesso la risata è la denuncia più efficace. Si pensi al celebre Grande Dittatore, dove Charlie Chaplin parodiò Hitler e Mussolini negli anni in cui la tragedia stava letteralmente devastando l’Europa (ma il creatore di Charlot, va detto, confessò in seguito che se avesse saputo dell’esistenza dei lager forse non avrebbe mai realizzato il film).

Negli anni del politicamente corretto il cerchio delle cose sulle quali si può scherzare si è drasticamente ristretto, anche perché la comicità cosiddetta ‘intelligente’ spesso si rivela l’esatto contrario, a volte per colpa degli autori, a volte per colpa dei fruitori. A meno che non si voglia considerare comicità – o satira – quella di Ghisberto, il fumettista più amato dai gruppi Facebook cittadini che venerano ogni sua cagata manco fosse una vignetta del New Yorker (indovinate su quali tematiche?). Ho tirato in ballo non a caso i social perché pure loro, ovviamente, hanno qualche – molte – responsabilità.

Ma più che sui contenuti, per una volta mi soffermerei sulla questione delle tempistiche. Nemmeno un paio di ore dopo la diffusione delle tremende immagini in cui si vede il giornalista di ‘Nemo’ aggredito con una capocciata da Roberto Spada, la scena era già un meme su Facebook. Troppo ghiotta, del resto, per non essere prontamente rivisitata dai burloni dei social, gente che riuscirebbe a cavare una gif anche da L’Albero degli Zoccoli di Ermanno Olmi, figuriamoci da un replay della scena in cui Aldo rifila una testata alla fidanzata in Chiedimi se sono felice. Le millemila rivisitazioni ironiche della violenza di Ostia stanno scorrendo in queste ore sulle vostre bacheche ed andranno avanti ancora per qualche giorno (persino Giannelli ne ha fatto una parodia sul Corriere della Sera con Bersani e Berlusconi). Alcune indubbiamente fanno ridere. Però. Però per una volta ho provato un senso di disagio.

Sì, lo ammetto. Vedere uno dei membri della famiglia che detta legge ad Ostia sostituendosi allo Stato (colpevolmente assente in quelle zone), un clan i cui componenti sono stati più volte condannati per estorsione e minacce aggravate dal metodo mafioso, trasformarsi su Facebook in uno dei personaggi di Street Fighter senza lasciarci il tempo di analizzare la gravità di quanto accaduto e di quanto sta accadendo, mi ha dato tremendamente fastidio. Come se la comicità facebookiana, obbligata per sua natura a cavalcare l’attualità bruciando i tempi, bruciasse anche lo spazio necessario a pensare, approfondire, dibattere. E capire. Peraltro in merito ad un dramma, quello delle ‘banlieue’ nostrane, che è benzina nel serbatoio di CasaPound, e necessita di azioni di contrasto urgenti, oltre che davvero efficaci. Non che tra un fatto drammatico e la sua rivisitazione ironica debbano trascorrere anni, come è accaduto in Usa dopo l’11 settembre (ma allora non c’erano ancora i social). Ma, santo Dio, nemmeno il tempo del ‘click’ con cui lo studente passa da Netflix alla versione reale di Aureliano Adami sul suo WhatsApp.

Se non altro, l’aspetto positivo è che l’enorme eco mediatico della vicenda ha accelerato le tempistiche del sacrosanto arresto di Spada; senza telecamere, in una zona dove di testate se ne verificano parecchie, dubito che le autorità sarebbero state così rapide. E benissimo ha fatto Daniele Piervincenzi, il giornalista aggredito, a definire “ipocrita”il fatto che Spada “sia stato arrestato per aver rotto il naso a un giornalista, quando là dove vive lui, in piazza Gasparri, a Ostia, si spaccano nasi tutti i giorni”.

Sono diventato improvvisamente bacchettone? No, non credo. Resto dell’idea che ridere di tutto si può. Magari non subitissimo, ecco.