surucSono passati già alcuni giorni dai fatti di Suruc, città al confine Turco-Siriano, città che ospitava una delegazione di giovani e giovanissimi della federazione socialista lì recatesi per partecipare alla ricostruzione della città distrutta da oltre due anni di conflitto con i jihadisti dell’IS.

Erano ricchi di entusiasmo, valori, partecipazione, erano lì soprattutto per dare un loro contributo, stare con i propri simili, gli umani, erano lì per sostenere la comunità curda, lasciata sola dalla vicina Turchia e dalle forze occidentali, salvo che per qualche aiuto negli armamenti, a combattere l’avanzata di uomini privi di morale e di coscienza, il cui unico scopo è il disordine culturale, parlo ovviamente dei jihadisti.

Erano giovani che della guerra ne conoscono gli effetti, ed alcuni di loro magari l’hanno anche combattuta, proprio per questo differenti da noi, che della guerra conosciamo solo i racconti dei nostri nonni, per chi ancora gode della loro presenza, o per chi ancora può godere della loro voglia di raccontare, o che la conosciamo grazie ai documentari di mamma Rai, tanto vituperata, ma sempre presente.

Ragazzi che pur trovandosi in una situazione di conflitto militare in Kurdistan e, di conflitto sociale in Turchia, presi dalle lotte per la rivendicazione dei diritti umani fondamentali, hanno saputo cercare coltivando valori, coscienza, responsabilità sociale e civica, ma soprattutto spirito politico e democraticità: crescere con questi valori fermi in mente e combattere, anche letteralmente per questi, è una prova di quanto si sia maturi e dediti alla collettività straordinaria, cose che qui, noi occidentali, possiamo immaginare o contemplare.

Nonostante questa straordinarietà qualche giorno fa questi ragazzi sono morti, morti in un vile attentato kamikaze ad opera di una diciottenne siriana schieratasi tra le file dell’IS.Şanlıurfa_districts

Si tratta di una donna e di una giovane, come possono questi due elementi coesistere con un’identità integralista-religiosa come quella dell’IS? Ma soprattutto, come possono questi coetanei trovarsi così agli antipodi?

Ecco, la risposta a simili domande è molto complessa, e per dare un contributivo che sia realmente esaustivo avrei bisogno di qualche riga in più di un editoriale, ma nella sintesi dovremmo provare a cercare nei sub-strati della società moderna di occidente e di oriente, tra le periferie dal punto di vista territoriale e sociale, là dove nulla si conosce del resto del mondo e tutto arriva “per sentito dire”, là dove solo il web può rappresentare una finestra sul mondo, ma allo stesso tempo può essere un precipizio per la facile strumentalizzazione. Parliamo di contesti precari, sempre sull’orlo del baratro, in cui qualche soldo in più fisico o morale che sia, può costituire l’opportunità di ritagliare a sé stessi un ruolo ed una dimensione: ad occidente è la speranza di dare un contributo ed un’immagine, ad oriente, è una questione di sopravvivenza, paura, povertà e pericolo.

Più grave di quanto sinora già citato vi è il fatto che la notizia non sia stata di particolare attenzione per i mass media, quasi nessuno, a parte il web con le sue testate giornalistiche più serie, ha raccontato questa straordinaria, ed al contempo, controversa storia: un disarmante quasi silenzio sul futuro.

I giovani sono il futuro, ma spesso mancano di guide serie o di icone che possano avvicinarli ai valori già descritti, quello che ci rimane è un passato che continuiamo a dimenticare invocando qualche gerarca dalla nera divisa, o continuando con un revisionismo che più che allontanare e confondere non fa.

Oggi, queste persone, questi uomini, potrebbero essere erigersi ad icone, ma nessuno pare intenzionato a raccontare la loro storia, nemmeno il partito per cui milito: solo dei giovani, un po’ di sinistra, un po’ attaccati ai valori ancora del passato, come la democrazia, pare siano intenzionati a lottare per difendere la memoria e la storia di questi ragazzi, raccontandola.

Sensibilizzare le masse, soprattutto se lontane dalla politica ed antiche come oggi, non è facile, e non è nemmeno facile con i giovani di oggi, spesso nella morsa della superficialità informatica ed informativa.

Questi giovani sono la prova che ovunque, anche nei meandri oscuri del mondo, c’è ancora un barlume di speranza pronto a ridare luce a quelle realtà, a quei territorio.1414568391_a352e89720_o_d

I curdi sono un popolo ricco di storia, ideale e di principi. Combattono non solo per l’auto affermazione della propria comunità, ma anche per difendere i loro ideali e la loro maturità dalla retrogradia del vicino IS, avulso da una delle più becere forme di integralismo religioso.

Questi ragazzi, come quelli di Suruc, hanno perso la vita in virtù non del fatto di essere giovani, ma di essere portatori di ideali di progressismo e crescita.

A loro va solo un grande rispetto, con i dovuti pesi della storia e delle realtà socio-culturali-geografiche, loro sono dei moderni ed autoctoni partigiani che nonostante i loro fratelli caduti per un vile attacco terroristico in una piazza, continuano e continueranno a lottare, con forza, per un qualcosa di astratto, ma superiore alla dimensione umana e all’oggi: la democrazia.