I social hanno pregi e difetti. Ultimamente ne evidenziamo più i difetti. Però un pregio ce l’hanno: mi permettono di poter scrivere un articolo sul senatore Simone Pillon e avere a posto la coscienza.

Perché se avessi utilizzato il tradizionale formato cartaceo non mi sarei dato pace nel sapere degli alberi tagliati per produrre la carta che avrebbe ospitato le mie parole su questo signore, uno dei grandi protagonisti di quell’inesauribile fucina di talenti e cervelli che è la Lega Nord. Pardon, solo la Lega: dimenticavo che ora i terroni servono. Resta la scottante questione della mezz’ora che ho speso per vergare il pezzo: mezz’ora della mia vita a parlare dello sbarazzino sosia di Enzo Miccio anziché dedicarmi ad attività più appaganti, tipo i gargarismi con l’olio di ricino o percuotermi i genitali con un tubo di ghisa. Mezz’ora della mia vita che nessuno mi restituirà più, come la giovinezza. E’ dura da accettare. Me ne farò una ragione.

Dunque: il senatore Simone Pillon, dicevamo. Passano i giorni, le settimane e i mesi e continua a sfuggirmi la risposta alla domanda che più di tutte mi tormenta il sonno come nemmeno accadde con il finale di ‘Lost’. Il perché della sua esistenza. Ci eravamo dimenticati per un attimo di lui, del suo papillon e del suo imprescindibile ruolo nel nostro secolo. Il simpaticissimo messaggio che il nostro eroe ha postato dopo la morte del giornalista Vittorio Zucconi (“Prego perché si salvi l’anima”), oltre a confermare l’elevatissimo spessore del personaggio, ha riportato il suo nome in alto nei siti. Può essere che sia, il senatore Simone Pillon, ineluttabile, come Thanos. Di certo è l’eroe che noi italiani, perennemente aggrappati al più bieco conservatorismo, la comfort zone che ci rassicura quando temiamo che vengano riconosciuti dei diritti alle persone appena fuori dal nostro tinello, meritiamo. Ma non quello di cui abbiamo bisogno.

Il fatto è che il senatore Simone Pillon ha deciso di fare della sua vita una scoppiettante imitazione di quella dell’Alto Passero di ‘Game of Thrones’. E fin qui tutto va bene, per carità. Per quello che mi riguarda, potrebbe vestirsi da Mosé in metropolitana e ordinare ai tornelli di aprirsi come il mar Rosso per protestare contro il caro-biglietti, o trasportare a spalle una croce di legno tra chi fa shopping il sabato pomeriggio da Zara, per denunciare il consumismo imperante.

Il problema è che le idee (le chiamiamo così per semplificare ovviamente, lo Zanichelli ci perdoni) del senatore Simone Pillon rischiamo di pagarle tutti. Perché Simone Pillon, come mi sembra di aver già scritto, è un senatore della Repubblica. Non uno degli innocui tizi in giacca e cravatta che tenta di venderci ‘Svegliatevi!’ o ‘La Torre di Guardia’ all’uscita della stazione. Il senatore Simone Pillon è una persona che, nonostante su Facebook si faccia i complimenti da solo come Gollum, può influire sul destino delle esistenze di molti di noi. E, come nella prova finale di ‘Indiana Jones e l’ultima crociata’, solo l’uomo penitente potrà passare.

E’ sufficiente ricordare che c’è il senatore Simone Pillon dietro il contestatissimo disegno di legge 735 che intende introdurre una serie di modifiche in materia di diritto di famiglia, separazione e affido condiviso dei minori (quali, non è difficile immaginarlo, considerate le vedute apertissime del personaggio). Ma il novello signorino Rottermaier mica si vuole fermare qui. Eh no. Il fondatore del Comitato Family Day, la frizzante combriccola dalle vedute così aperte che al confronto i rotoli del Mar Morto sono moderni quanto l’iPhone XR, si è imposto una missione salvifica. Purificare gli italiani e riportarli su dall’abisso del peccato in cui sono precipitati. Nel mulino che vorrei, zero aborti, guerra al complotto gender (?) e ai gay. Questo il quadro (clinico) della situazione. E pazienza se si sente nell’aria uno stuzzicante odore di Medioevo.

Sì, perché tanto per non farci mancare nulla, oltre alla crociata contro gli omosessuali non va assolutamente sottovalutata la minaccia della stregoneria, che lo sdegnato senatore Simone Pillon disse di aver trovato – udite udite – in alcune fiabe lette dalle maestre ai bambini in una scuola della sua amata Brescia. Dichiarazione che gli garantì un posto nella leggenda e obbligò la Disney a cancellare dal suo catalogo tutti i riferimenti alla strega Nocciola, Maga Magò e Malefica de ‘La Bella Addormentata’ per non rischiare di doversi difendere dalla furia del Salvatore. Mentre scrivo – e incrocio le dita che il senatore Simone Pillon non porti al tribunale della Santa Inquisizione ‘Vampirina’, il cartone preferito da mio figlio – ho dovuto controllare il calendario, temendo di esser stato scaraventato nel passato come in un episodio di ‘Dark’. E invece no, dalla regia mi rassicurano che siamo ancora nell’anno di grazia 2019.

Di poco rassicurante c’è invece la constatazione che il senatore Simone Pillon incarna con tutta probabilità la punizione – e qui forse inizio a rispondere finalmente alla mia domanda, ovvero la ragione della sua esistenza – che a noi italiani è toccata per espiare le nostre tante colpe. Rassegniamoci. Anche se una speranza, una luce in fondo al tunnel c’è, oltre alle urne. Che il senatore Simone Pillon decida di prendere esempio dal suo capo. No, non il buon Dio che ormai avrà già alzato bandiera bianca di fronte alle sparate del crociato in papillon. Bensì al Capitano. E che, proprio come lui, il senatore Simone Pillon si dedichi a tutto, tranne che al proprio lavoro di politico.

(At. Ce.)