“Non mollare Capitano”. “Finalmente qualcuno che ha le palle”. “Era ora che al Governo arrivasse gente seria”. “Ti rivoterei altre mille volte”. “Diglielo che i veri ostaggi sono gli italiani e non i migranti”. “Prima di giudicarlo lasciamolo lavorare”. Come avrete immaginato, sono tutti messaggi pro Salvini. Li ho pescati, alla rinfusa, sui social. E non dalle pagine dei fanatici leghisti che vedono Matteone come la reincarnazione di Ken il Guerriero: bensì da quelle di miei conoscenti. Amici, parenti, concittadini. Persone, alcune insospettabili, che stimo, con cui ho condiviso e condivido cose nel quotidiano.

Alcuni di loro, tra l’altro, nemmeno interessate alla politica. L’impresentabile Salvini, il Cazzaro, il Barbaro, la Sciagura che abbatterà il Paese, come in buona sostanza lo stanno presentando i giornaloni nazionali ad eccezione del Giornale e di Libero, è invece, per la gggente, un politico che lavora bene e che merita fiducia. E la gggente è quella intorno a noi. Non integralisti che si darebbero fuoco in piazza per il loro leader. Ma sostenitori, simpatizzanti, persone che apprezzano il suo lavoro al Governo e gli chiedono di andare avanti. Non sono certo i 278 fantastiliardi di italiani che Salvini continua a dire di avere dalla sua parte (l’hanno, dopotutto, votato in 6 milioni, non proprio l’intero popolo del Belpaese come vuole farci credere). Ma il consenso va oltre il freddo dato numerico. E’ questione di affinità.

Tutto questo per dire che chi si oppone a Salvini, a partire dalle forze politiche che puntano a contrastarlo (il come e il quanto, lo sa Dio), dovrebbe iniziare a tenere conto di una verità sconcertante: in molti casi, chi lo vota e continuerà a votarlo non è un troglodita ed è persino dotato di pollice opponibile. Non appartiene a specie strane e non è il protagonista di una puntata di Malattie Imbarazzanti. Gli elettori del capo leghista li troviamo al supermercato, al lavoro, nei primi banchi in chiesa, nelle nostre famiglie, nei pranzi della domenica. E con loro, esauriti gli argomenti Ronaldo e nuove serie Netflix, ci confrontiamo esponendo le nostre vedute agli antipodi, provando a convergere su un punto d’incontro che non c’è. Nella maggior parte delle volte, se si è persone civili, con loro si discute in maniera pacata e finisce tutto con una risata dopo il secondo bicchiere di grappa e lo zio che ripete come un mantra ‘Non sono razzista ma penso agli italiani che non arrivano a fine mese, tutto qui’. Certo, anche nel 2018, in piena era del Grande Disinteresse Verso Tutto Quanto, il rischio di incrinare e addirittura distruggere amicizie e fidanzamenti per le idee politiche è sempre in agguato. Persino chi scrisse (forse Voltaire? Boh) la celeberrima ‘disapprovo quello che dici ma darò la vita perché tu lo possa dire’, di fronte alle tante fake news ritwittate beatamente da Matteone Nostro, vacillerebbe non poco.

E quello che ha premiato il signor ‘Prima gli italiani’ non è nemmeno il voto ‘clandestino’ che tradizionalmente ha segnato le scalate al potere dei personaggi che si presentavano alle urne come ‘anti-sistema’. C’era una volta il Grande Puzzone Berlusconi, quello che nessuno diceva di votare ma che puntualmente, prendeva carrettate di voti. A parte il nonno nostalgico del Duce, a quei tempi non trovavi uno che ammetteva di averlo votato nemmeno sotto tortura. Oggi, invece, chi vota Salvini non si nasconde più. Vive serenamente alla luce del giorno. Alcuni, poi, rivendicano con orgoglio la loro appartenenza verde sui social, sospesi tra sostegno light e il tifo ultras di chi accetta ad occhi chiusi ogni cazzata sparata dal Capitano e se ne fotte beatamente dei 49 milioni da restituire allo Stato (tra l’altro: vicenda che sposterà ben pochi voti). Mi sono trovato sotto gli occhi post pro-Salvini vergati persino da colleghi giornalisti: appena tre mesi fa sarebbe stato un sacrilegio. Segno del tempi e del ribaltamento di prospettiva che ci accompagnerà nei prossimi decenni: oggi il Bene sta tra i sovranisti, tra il popolo. L’altra parte, quella con la puzza sotto il naso delle elite che occupano i Palazzi del Potere, sono i Cattivoni che vanno scacciati.

Sfottere Salvini per l’apparizione sul circuito di Monza in bermuda e per l’apertura della busta della Procura in stile C’è Posta per te è un esercizio totalmente inutile e puntare il dito sulle sue sparate significa non aver capito una beneamata mazza di quello che sta succedendo in Italia. Perché la battaglia non riguarda un modo di fare: bensì, e questo il dato più preoccupante, un modo di pensare e di essere. In questa fase storica, Salvini è il personaggio in cui più si rispecchiano gli italiani. Perché l’italiano è esattamente come lui. Insomma, parafrasando una delle frasi più saccheggiate dal repertorio del solito Gaber, ‘Non temo Salvini in sé, ma temo il Salvini in me’. Ed è per questo motivo, unito all’inconsistenza dei suoi avversari, che sul suo regno il sole non tramonterà tanto presto. E la discussione, contrariamente ai nostri pranzi di famiglia, non si esaurirà al secondo bicchiere di grappa.

(immagine tratta da Hipster Democratici)