Qualche giorno fa sono andato a vedere l’ultimo capitolo della saga di Star Wars. E non mi è piaciuto. Durante il film mi sono addirittura sentito infastidito, quasi preso in giro, tant’è che, tornato a casa, ho fatto quello che fanno tutti gli indignati del mondo: un polemico status su Facebook. Poi a mente fredda, nelle ore e nei giorni dopo, ci ho ragionato su e mi sono detto che era il caso di scriverne, di fare una specie di terapia per superare il trauma.

Detto così, sembrano parole esagerate e probabilmente lo sono ma, per me, questo film segna un passaggio importante. Il motivo di tanta melodrammaticità è che questo film, nonostante faccia parte di un franchise importante e famoso, del quale sono fan dalla prima volta che ho visto la trilogia originale, è un film per ragazzini. Il suo target di pubblico sono i bambini e a ben pensarci, per quel particolare pubblico, funziona pure bene.

Il tema di tutta la pellicola è la speranza, il non lasciarsi abbattere dalle situazioni difficili, credere in se stessi e cercare di creare un mondo migliore con l’aiuto dei propri amici. Allo stesso tempo parla anche di famiglia, di genitori e di scelte difficili e forse per questo motivo il film è piaciuto anche a tanti amici con prole al seguito. Tutto vero, tutto giusto. Io però non sono più un ragazzino e non ho figli, ho una visione cinica del mondo, non credo molto nella speranza e il futuro mi sembra buio. Mi sono sentito completamente fuori contesto, come se mi avessero “portato via” un qualcosa che sentivo mio e l’avessero reso appetibile per gli altri ma non più per me. Questo film, insomma, mi ha fatto capire quanto ormai sia “invecchiato” e forse invecchiato non troppo bene.

Questo per quel che riguarda il lato emotivo. Se è vero che al cuore non si comanda, la testa però ragiona e durante il film più volte mi sono chiesto come fosse stato possibile pensare di realizzare una storia del genere. Segue una parte in cui ci sono ENORMI SPOILER per chi non ha visto il film.

Tralascio le scenette comiche – anche se la prima, lunghissima, scena con lo scherzone telefonico è da denuncia penale – e i piccoli Porg, le creaturine da merchandise. Sono orpelli che non peggiorano la situazione più di tanto. Il primo personaggio a mostrarsi è Poe Dameron, il miglior pilota della galassia, una testa calda (cit.) che piace a tutti, quello che prende le decisioni cruciali nei momenti difficili. Peccato che siano sempre sbagliate. Solo nei primi 20 minuti manda a morire decine di persone per un suo azzardo. Lo fa tra l’altro con una naturalezza sconcertante, tanto da ricordarmi il migliore Zapp Brannigan. Non sarà un caso isolato, nel corso del film la Resistenza, o meglio i suoi generali, faranno SEMPRE la scelta più sbagliata che porterà a morire praticamente tutti i suoi membri. Poe riesce pure ad ammutinarsi, a mandare l’amico Finn con robottino e l’amica Rose (il gruppo minoranza etnica) in una missione completamente inutile e praticamente suicida e a far morire altri membri della Resistenza durante una fuga dal Nuovo Ordine. Il tutto mentre viene sempre esaltato come grande eroe.

Finn è invece il personaggio più coerente, un codardo dal cuore d’oro, in cerca di riscatto e che fondamentalmente serve a spiegare al pubblico le armi dei cattivi. Ci prova anche a suicidarsi per salvare tutti ma purtroppo l’amica Rose, vogliosa di essere friendzonata, lo salva schiantandosi su di lui con il suo mezzo di trasporto. Letteralmente. Poco importa che così poteva causare la morte di TUTTI gli altri della Resistenza. C’è poi la storyline di Rey e Luke nell’isola delle suore di clausura (giuro). Forse la parte meno peggio del film, anche se bastano 2 minuti di uno Yoda versione fantasma della forza per umiliare Luke in quanto essere insegnante. Tanto è vero che Rey non fa nulla di quello che gli dice Luke ma anzi, si interconnette con l’adolescentissimo Kylo via 4G mentale/forza powered. Rey decide allora di andare da Kylo e farlo diventare uno dei buoni e insieme uccidono il Leader Supremo Snoke senza che nessuno spieghi chi sia o di come abbia rimesso su l’Impero 2.0. Sorvolo sul come muore, assolutamente poco credibile, ma almeno segue una bella battaglia coreografata ottimamente. Ovviamente Kylo non diventerà buono, gli interessa il potere e ora è lui il nuovo Caro Leader amante delle panciere (giuro).

Nel finale assistiamo poi alla battaglia tra Kylo e Luke. Kylo vince (ma Luke praticamente non combatte) e scopriamo che in realtà Luke non è lì, quello è un ologramma della forza. Luke è rimasto nell’isola delle suore. Però, già che c’è, muore lo stesso diventando parte della forza. Con tante care cose alla gloriosa morte Jedi in battaglia.

Ci sarebbero da commentare altre 4 o 5 scene, dall’assurdo inseguimento al rallentatore tra Nuovo Ordine e Resistenza, alla principessa Leia che sopravvive nello spazio per diverso tempo. Questo film però ha la fortuna (o forse è stato fatto apposta così) di avere un’ultima ora molto veloce, piena di battaglie, frasi ad effetto, esplosioni,ecc. che fanno si che il grosso del pubblico “si dimentichi” della prima ora e mezza. Esci dal cinema e ti sembra di aver visto un film avvincente. O almeno questo è quello che penso, se no non mi spiego pareri e recensioni entusiasti.

C’è un’ultima cosa che però non mi è andata giù. Metto le mani avanti e dico che non sono lucidissimo perché era il mio personaggio preferito di Star Wars, ma la morte dell’Ammiraglio Ackbar è stata trattata malissimo. Va bene che è un personaggio minore ma era comunque uno dei principali punti di collegamento con la trilogia tradizionale, nonché fonte inesauribile di meme. Ebbene, riescono a farlo morire “fuoriscena”, senza mostrarla e dicendolo così, en passant: “Un’ultima cosa, è morto l’Ammiraglio Ackbar. Vabbè pazienza, andiamo oltre”. Rip and thanks for the meme.

Sulle scelte, a mio avviso scellerate, in molti punti di questo film se ne parlerà a lungo. Sicuramente avere diversi registi con diverse visioni della storia non ha aiutato. Come aiuta poco l’attuale moda di utilizzare un linguaggio prettamente televisivo anche al cinema. Il prossimo film ci dirà che strada vogliono seguire – e già un po’ si intuisce – ma gli incassi e le opinioni degli spettatori mi fanno propendere per un “more of the same”.

Che la forza sia con noi, ne avremo bisogno.