La fine delle indagini del procuratore speciale Robert Mueller segna non solo la fine di una inchiesta come non se ne vedevano da anni, ma anche un personale “traguardo”: ho iniziato a scrivere per Idealmentre proprio per le ultime battute della campagna elettorale americana del 2016, quella che ha visto Trump vincere e poi essere travolto dagli scandali della presunta interferenza russa nella sua elezione.

Dopo quasi due anni e mezzo, siamo arrivati alla fine. O, almeno, ad un primo punto di svolta. Esattamente come scrissi nei miei primi articoli riguardanti la politica americana, spesso le informazioni e le notizie dagli Usa ci arrivano pesantemente modificate e filtrate. Non è quindi facile avere un’idea chiara ma soprattutto precisa di cosa succede. La fine delle indagini di Mueller ne è un chiaro esempio.

I giornali italiani (ma anche quelli americani!) hanno fatto una discreta confusione e spesso tra titolo e corpo dell’articolo si possono leggere due cose estremamente diverse.

Proverò a fare un po’ di chiarezza. Per comodità e soprattutto brevità non farò un riepilogo di tutte le numerose puntate precedenti (trovate tutto sul nostro sito e pagina Facebook) e vado dritto al sodo, cioè le conclusioni di tutta l’indagine.

Bisogna subito precisare che al momento non è stato pubblicato niente del rapporto completo, tutte le notizie che avete letto provengono dal documento di sintesi rilasciato dal dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti nella giornata di domenica 24 Marzo. Non sappiamo se e quando verrà pubblicato il rapporto nella sua interezza ed è anche difficile cercare di prevedere qualcosa a riguardo. I Democratici (e alcuni Repubblicani) chiedono da tempo una sua totale pubblicazione ma, anche per alcune regole giuridiche e di diritto americano, la cosa sembra molto improbabile.

Dalla sintesi pubblicata dal procuratore generale William Barr sappiamo comunque alcune cose.

1) La Russia ha sicuramente interferito con la campagna elettorale americana del 2016. Nonostante Putin abbia commentato l’esatto contrario, è venuta fuori una sicura responsabilità russa nel creare ad arte fake news, siti e pagine social con il solo intento di denigrare la Clinton e i Democratici e mostrare Trump come il candidato senza macchia e senza paura. Inoltre c’è sicuramente la Russia dietro gli attacchi informatici contro i Dem americani e la conseguente consegna a Wikileaks di documenti riservati e rubati. Per questi fatti sono state formulate delle accuse abbastanza precise ma che Trump non ha voluto seguire per via della sua amicizia con Putin.

2) Non sono state trovate (e quindi probabilmente non esistono proprio) delle prove abbastanza efficaci per dimostrare che il comitato elettorale di Trump abbia effettivamente collaborato con la Russia per interferire con le elezioni. Questo è un punto importante ma anche molto vago. Di fatto non è stata esclusa questa ipotesi ma solamente non è possibile formulare nessuna accusa specifica che porti ad un processo. Anche perché contemporaneamente le indagini di Mueller hanno portato all’incriminazione di diversi collaboratori di Trump (tra tutti Paul Manafort, Roger Stone e l’ex avvocato Michael Cohen) proprio per aver agevolato le interferenze della Russia ma da una posizione meno compromettente.

3) Non si può dire con certezza se Trump abbia ostacolato o meno la giustizia mentre cercava le prove per una collusione tra il comitato di Trump stesso e la Russia. Questo è stato il punto più importante per Trump che ha dichiarato di vedersi finalmente scagionato da ogni accusa. In effetti è una vittoria importante per lui, soprattutto di fronte all’opinione pubblica ma, a leggere bene le carte, è assolutamente una vittoria a metà. Il documento rilasciato dalla Casa Bianca, infatti, dice che Mueller non è potuto arrivare ad una conclusione certa, poiché «non conclude che il presidente abbia commesso un reato ma allo stesso tempo non lo esonera», ovvero non ci sono abbastanza elementi, da entrambe le parti, per dire oltre ogni ragionevole dubbio se il presidente sia colpevole o meno. Questo è ben diverso da quello che tante testate americane e internazionali hanno detto e scritto.

Prima di dare ulteriori pareri e fare altre analisi bisognerà aspettare che il rapporto vero e proprio venga pubblicato. E potrebbe non bastare: la possibilità che venga secretato in parte è molto alta.

Le reazioni politiche a questo sviluppo sono state diverse. Una parte (ampia e bipartisan) della politica americana chiede che il rapporto venga pubblicato il prima possibile e nella sua totale interezza in modo da potersi poi esprimere. I supporter di Trump e lo stesso presidente brindano alla vittoria e Mueller, che per loro prima era un inquisitore detestabile, è diventato il simbolo della loro giustizia. I liberal americani, invece, hanno visto il loro sogno bagnato di una procedura di impeachment (che è sempre stata difficile ma allo stesso tempo indipendente dall’inchiesta) sgretolarsi sotto i loro occhi.

Quello che è certo è che non finisce assolutamente qua, questo, al massimo, è il primo tempo di una vicenda molto complessa. La stessa sintesi diffusa dalla Casa Bianca (che, va ricordato, è parte in causa in tutto questo) potrebbe anche essere leggermente diversa dal rapporto vero e proprio e, soprattutto, dalle sue conclusioni. Senza contare che all’interno delle centinaia di pagine del fascicolo, potrebbero esserci molti elementi compromettenti per Trump pur non essendo necessariamente dei reati. Rimangono poi in piedi diversi processi penali (oltre quelli ai già citati Manafort, Stone e Cohen, vanno ricordati anche quelli contro Rick Gates e Michael Flynn) e alcune condanne sono già state emesse. Inoltre si sta profilando la possibilità che Barr e Mueller testimonino sull’argomento (e soprattutto sotto giuramento) davanti alla Commissione Giustizia della Camera: potrebbe essere un buon momento per far uscire verità anche parecchio scomode.

Nelle prossime settimane e mesi vedremo quali altri sviluppi ci saranno. Per ora questa battaglia è stata vinta da Trump ma la guerra è ancora lunga.