Tre settimane fa la Casa Bianca ha fatto uscire quattro pagine riassuntive del famoso e famigerato “rapporto Mueller”. Dal riassunto sembrava che l’indagine del procuratore speciale Robert Mueller sulle presunte collusioni tra lo staff di Trump e il governo russo (con tutto quelle che ne consegue), fosse finito in un nulla di fatto. Dopo tre settimane di incessanti richieste, il 18 aprile è stato rilasciato il rapporto intero. Sono oltre 400 pagine con alcuni passaggi oscurati e sono una bella bombetta, soprattutto perché smentiscono il riassunto fornito dalla Casa Bianca e gettano inquietanti ombre sul presidente, il suo staff e la politica americana.

Prima di cercare di capire cosa c’è dentro (cosa non facile) ci sono da fare tre premesse:

– Le parti oscurate del rapporto sono tali perché contengono nomi di fonti e metodologie investigative che, giustamente, l’FBI non vuole far conoscere. Non sono state oscurate quindi le parti che raccontano cosa è accaduto.

– Il rapporto è stato rilasciato a ridosso della Pasqua per un motivo semplice: le persone sono distratte dai giorni di festa e di riposo. E’ una strategia abbastanza comune e non bisogna stupirsene più di tanto o gridare al complotto.

– Tutto il lavoro dell’FBI e di Mueller si basa su un loro convincimento giuridico/pratico: il presidente degli Stati Uniti non può essere incriminato mentre è in carica salvo gravissimi motivi che avrebbero portato allo “smantellamento” dello stato americano e del suo sistema politico sociale. Tutto il loro lavoro quindi si è svolto alla ricerca della verità su diverse vicende ma senza l’obbiettivo di incriminare il presidente. E’ un passaggio importante perché è anche lo “scudo” mediatico che sta usando il presidente Trump quando dichiara che il rapporto lo vede totalmente innocente.

Detto ciò, addentriamoci nel rapporto Mueller. Essendo 400 pagine e per la gran parte scritte in “legalese”, non è semplicissimo raccontare tutto con chiarezza e nei prossimi giorni usciranno tante nuove analisi e approfondimenti. Si possono però evidenziare tre grossi fatti.

Il primo è che la Russia ha palesemente interferito con la campagna elettorale americana, in modo sistematico e assolutamente provato. Ha diffuso notizie false, storie totalmente inventate, rubato mail personali e dati sensibili del comitato Clinton e di alti dirigenti Democratici. Ci sono le prove, ci sono nomi e cognomi, ci sono le testimonianze. I russi hanno iniziato questo processo di hackeraggio dei dati già sotto la presidenza di Obama e li hanno resi pubblici tramite Wikileaks che materialmente li ha diffusi (e che quindi si prende la colpa del reato, nonostante ci siano le prove che a fare da intermediario sia stato Roger Stone, importnate membro dello staff di Trump). Ovviamente l’FBI non ha potere di estradare persone russe dalla Russia e quindi difficilmente si potranno processare. Allo stesso modo, per quanto inquietante e vergognoso sia il coinvolgimento russo, è una cosa abbastanza usuale e soprattutto nota. La Russia lo fa spesso e volentieri, lo fa ovunque veda un vantaggio personale (anche in italia, ad esempio) e presumibilmente lo farà in futuro.

La seconda cosa importante è che è certo che lo staff di Trump e svariati membri del governo russo sono venuti in contatto durante la campagna elettorale. L’uno sapeva cosa faceva l’altro ed entrambi si sono avvantaggiati del lavoro altrui. Diverse persone sono già state arrestate, soprattutto per aver mentito a riguardo, e sono in attesa di processo.

Quello che però non è stato possibile stabilire con certezza è se i due fronti si siano organizzati per violare le leggi (quindi se abbiano cospirato) o l’abbiano fatto in maniera autonoma. Ci sono prove per entrambe le versioni ma non c’è una prova che ci dia la certezza. Terzo fatto: Trump ha provato ad ostacolare l’indagine e il corso della giustizia in almeno 11 occasioni certe e distinte ma tutti i suoi interlocutori si sono sempre rifiutati di obbedire ai suoi ordini. Soprattutto perché quasi tutti erano già sotto indagini e non hanno voluto appesantire la loro posizione già molto compromessa.

Questo passaggio è importante perché dimostra che l’FBI ha trovato le prove dei tentativi di Trump di intralciare la giustizia ma non della riuscita dei suoi gesti. Su questo Trump e i repubblicani più vicini a lui baseranno tutte le loro storie di innocenza.

Dal rapporto appare anche come evidente che tutto lo staff della casa bianca abbia mentito più e più volte a giornalisti e investigatori salvo poi, una volta sotto processo e sentiti dall’FBI, rimangiarsi tutto e ammettere di aver mentito spudoratamente. Un po’ per difendere il presidente e un po’ per difendere la propria posizione lavorativa.

L’FBI conclude il tutto dicendo che non ha trovato abbastanza prove per incriminare il presidente (ricordatevi la premessa tre!) ma non ha nemmeno trovato prove che lo scagionassero. Anzi, hanno trovato numerosi altri motivi di ulteriori indagini, alcune già partite e altre che partiranno ma che non sono sotto la loro giurisdizione. Lasciano anche aperta la possibilità che il parlamento americano possa avere abbastanza materiale da iniziare una procedura di impeachment contro Trump. Detto ciò al momento è quasi impossibile che i Democratici si espongano per una procedura così complessa e che molto probabilmente non finirebbe da nessuna parte. I motivi sono semplici: i Repubblicani controllano agevolmente il Senato (che dovrebbe votare a favore per i due terzi) e tra 18 mesi ci sono le elezioni. Gli conviene aspettare e utilizzare la storia nella campagna elettorale.

Cosa succederà adesso è tutto da vedere. La storia è davvero notevole e ne esce un ritratto del presidente e del suo staff davvero poco lusinghiero. Però la casa bianca ha adottato una strategia efficace e anche se il rapporto è uscito solo da poche ore, per l’opinione pubblica è già notizia vecchia perché se ne parla da anni. Secondo alcuni analisti di New York Times e CNN, tutto il lavoro dei media su questa storia ha paradossalmente favorito Trump poiché ha avuto modo di preparare i suoi per anni. Che Trump sia quello che è e abbia fatto quelle cose è risaputo ma in realtà lo sappiamo con certezza da sole 24 ore.

Allo stesso modo, guardando i telegiornali in Italia, sembra che Trump sia stato completamente scagionato per mancanza di prove. E’ però una grossa semplificazione giornalistica perchè, lo ripeto, non è così. Trump è scagionato (per ora) perché il presidente non si può incriminare con così poche prove schiaccianti. Infatti contemporaneamente non viene nemmeno dichiarato innocente. Detto più semplicemente: Trump non è non colpevole.

Quello che ci aspetta nei prossimi mesi è che Trump non menzioni più la questione (gli conviene poco visto quello che c’è scritto) e che tra i democratici si accenda il dibattito sull’impeachment. Poi ci sarà la lunga campagna elettorale e penso che ne vedremo delle belle. Certo è che Trump, quando sarà giudicato dalla storia, non sarà giudicato bene e che nella politica e società americana rimarranno evidenti cicatrici.