Siamo ogni giorno bombardati da centinaia di notizie, sappiamo dove e come cercare le più recenti per essere sempre “bene” informati.
Capita però che alcune notizie, molte delicate, siano ultimamente donate al grande pubblico senza filtri, comprese di dettagli intimi e spesso macabri. 
La domanda spontanea è chiedersi se sia meglio una notizia “soft” in certi campi e invece la pura e cruda verità, o presunta tale, in altri.
Si tratta ovviamente di un confine sottile, dettato dalla sensibilità di ognuno in merito ad un tema piuttosto che ad un altro.
Indubbiamente, l’assidua ricerca del sensazionalismo nei racconti quotidiani di omicidi, aggressioni ed altri episodi di cronaca nera, urtano i più, portando gli ascoltatori nella notizia andando ad accarezzare paure e traumi di ognuno di noi.

Ma cosa accade quando siamo noi al centro della notizia e ne riceviamo aggiornamenti ascoltando un Tg?
Non è diritto dei famigliari di un morto suicida apprendere del fatto stesso dalle autorità competenti, le stesse che stanno indagando su un altro grave episodio relativo alla medesima famiglia?
Forse questo è un esempio di quando il confine sopracitato viene varcato, senza possibilità di ritorno.
Ovviamente, cavalcando l’onda dell’indignazione e dello sconforto per un altro presunto caso di violenze in famiglia sui minori, i media non hanno minimamente calcolato il fatto di dover o meno dare una notizia prima che la famiglia dell’uomo fosse stata informata; mi risulta difficile pensare che si sia trattato di una incomprensione tra organi di stampa ed autorità competenti.

Il finale di questa storia non è ancora stato scritto, di certo c’è solo una famiglia in cui un tarlo ha scavato e leso la fiducia tra i suoi membri ed alla quale la stampa ha impedito di avere “ l’esclusiva” sulla morte di un padre, un marito, indipendentemente dalla gravità dell’accaduto.