Intorno al 1° Maggio, ai suoi riti e ai suoi valori si sono scritti e si continuano a scrivere migliaia di articoli. Oggi è quasi diventato un mero esercizio di scrittura, un argomento da visual facili sui social, ottimo per scatenare polemiche tra persone e/o utenti. Come gran parte delle cose che ci circondano, si è quasi completamente perso la correlazione con la realtà, con il nocciolo di quello che il 1° Maggio dovrebbe rappresentare o almeno ricordare alle persone.

Per chi come al solito ha bisogno dei sottotitoli, sto parlando del lavoro. Miraggio per alcuni, dura realtà per altri, il lavoro è forse paradossalmente l’argomento meno trattato quando si parla di “festa dei lavoratori”.
L’argomento principe delle news/feed/social/etc. è il concertone e i suoi musicisti. Chi vi partecipa e chi non vi partecipa. Quanto fa schifo, quanto è bello, quanto è snob. Segue a stretto giro cosa viene detto su quel palco dai musicisti e dai vip durante la giornata. Di solito banalità un pò naif, un pò hipster, un pò ipocrite.

Al terzo posto arrivano i sindacati, ormai relegati a strumento per la difesa dei pensionati, che una volta l’anno si “svecchiano” organizzando – ma sarebbe meglio dire facendo organizzare – un concertone che includa musicisti che andavano di moda qualche anno fa. Se dal palco (o dai cortei) qualche sindacato dice qualcosa non è dato sapere. Esagero, ovviamente, basta andare oltre la pagina 4 della ricerca di Google (notoriamente il posto delle notizie nate morte), per poter leggere qualche dichiarazione completamente fuori dalla realtà del quotidiano. Allo stesso tempo si capisce come mai le parole dei sindacati sono relegati a nota a margine: perchè lo sono.

Del lavoro, quindi, non parla più nessuno. E non è vero nemmeno questo. Bloggers e youtubers ne parlano (ma anche qualche giornalista in vena di rovinarsi la giornata), spesso fuoriluogo, ma ne parlano. Ed è già qualcosa, l’ultimo baluardo prima dell’obsolescenza (programmata).
L’argomento lavoro è davvero borderline: divisivo, noioso, il più delle volte triste e deprimente. Toccare questo argomento non in maniera superficiale diventa di anno in anno più complicato. Gli spunti non mancherebbero: dai dati Istat che certificano che migliaia di lavoratori trovano lavoro (tranne te), agli stessi dati Istat che certificano che si lavora di meno, in condizioni peggiori e con stipendi più bassi (proprio come te). Imprenditori illuminati che piangono nelle tv nazionali perchè nessuno vuole andare a lavorare da loro nonostante offrano condizioni contrattuali incredibili (tanti soldi per poco lavoro) e lavoratori infuriati che spiagano come quegli stessi imprenditori illuminati abbiano fatto quella sceneggiata per farsi pubblicità perchè in realtà sono anni che non assumono nessuno, visto che possono sfruttare tirocini e “periodi di prova”.

Ci sono i centri per l’impiego (che non funzionano), le agenzie per il lavoro (che funzionano male), i siti web, linkedin, ecc. (indovina? non funzionano). Hai voglia quanto ce n’è da scrivere! Ecco, appunto, manca la voglia. Non solo di scrivere ma anche di reagire. Migliaia di giovani senza lavoro e conseguentemente senza futuro, che han perso la voglia di dire, reagire, urlare, farsi valere. Ed è un dannato circolo vizioso che alimenta l’avidità di chi il lavoro lo dà ma è sempre più invogliato a prendersi in cambio qualcosa. Più si abbassa il livello e più si alzano i profitti.
Alla fine, perchè parlare del lavoro? Non è meglio parlare della polemica tra carnivori e vegani alle grigliate? Il travaso di bile c’è comunque ma almeno è più divertente.