Ho sempre sognato di andare in Tibet, come molti di voi del resto. La letteratura e il cinema con i quali siamo cresciuti hanno sempre dipinto questa Terra come un luogo leggendario e mistico alimentandone sempre di più il mito. È fuori ogni dubbio che il Tibet sia stato, anche storicamente parlando, il luogo che più di tutti ha catturato il fascino dell’occidente. Per secoli è rimasta una zona chiusa e isolata e, nel corso degli anni, solo alcuni avventurieri nepalesi al servizio del Raj britannico sono riusciti ad accedervi clandestinamente.
Ancora oggi il Tibet è una zona molto difficile da raggiungere, per questioni economiche (un viaggio in Tibet ha dei costi elevatissimi) e burocratiche, in quanto la situazione politica tibetana è molto delicata e di conseguenza ottenere il visto non è affatto semplice.
Per salire sul tetto del mondo ho dovuto attendere un viaggio di lavoro e la volontà da parte degli organizzatori di sorbirsi mesi e mesi di infinita burocrazia. Infine, grazie all’intervento di ben tre agenzie (italiana, nepalese e cinese… pensate come deve essere stato divertente farle dialogare) siamo riusciti a salire su quelle montagne che fino ad ora avevamo solo potuto immaginare.

Non vi racconterò del nostro lavoro, né tanto meno di quanto è bello e magico il Tibet. Su questo argomento sono stati scritti libri molto più interessanti di questo articolo (A tal proposito, se siete interessati ad approfondire la storia di questo luogo vi consiglio la lettura di Alla conquista di Lhasa di Peter Hopkrik).
In merito mi limiterò a dire che si, il Tibet è veramente bello. Eccetto i bagni, che il più delle volte consistono in un buco nel terreno a cielo aperto con un cinese che, una volta che avete finito di fare quello che dovete fare, tira una secchiata d’acqua per fare scendere allegramente i vostri bisogni lungo il ciglio della montagna.
Mi sembra giusto e doveroso allegare una foto.

Bagno Tibet
Ma se non affronteremo il discorso legato alle meraviglie di questo posto, di che cosa potremmo parlare? Cominciamo dalla situazione politica e sociale per esempio.
Dimenticatevi la visione romantica che avete del Tibet. Quel posto non esiste più e tra qualche anno, molto probabilmente, non sarà nient’altro che una seconda Cina. A partire da Lhasa, la capitale, che dal centro storico in poi è stata trasformata in una tipica città comunista studiata ad hoc per i turisti cinesi, fino ai larghi e sperduti altipiani dove non è raro vedere abominevoli complessi residenziali in costruzione.
Rassegnati al fatto che Lhasa ormai è una città contaminata dalla cultura cinese le nostre speranze di incontrare il vero Tibet sono state riposte sulla nostra traversata dell’Himalaya e nei paesi che avremmo incontrato lungo la strada. Abbiamo avuto ragione… in parte.

Il nostro viaggio prevedeva un tragitto in mountain bike, attraverso gli altipiani e i maestosi passi della catena montuosa più alta del mondo. La bici era il mezzo ideale per compiere questo viaggio, in quanto, rispetto a una macchina, ci avrebbe permesso di entrare più facilmente in contatto con la gente locale.
Ci siamo trovati così a pedalare tra le montagne, con tutti i problemi fisici che comporta l’altitudine dei 5000 metri, bevendo tantissima acqua (ne consigliano 8 litri al giorno) e fermandoci ogni dieci minuti per espellerla. Nel caso vi foste dimenticati l’aspetto di un bagno tibetano, vi allego una seconda foto.
Bagno Tibet

Mentre attraversavamo i paesini, catturavamo l’attenzione della gente del posto, che ci salutava e fermava in continuazione, manco fossimo stati Papa Francesco. I motivi per i quali suscitavamo tutto quel fascino sono sostanzialmente tre.
1 – Loro non hanno i peli. È pazzesco, ma non ne hanno nemmeno uno. Di conseguenza per loro vedere una comitiva di barbuti è più o meno come per noi vedere Razzi che azzecca un congiuntivo.
2 – La presenza di occidentali è più unica che rara. L’unico turismo che c’è in Tibet è quello cinese.
3 – Non sono abituati a quella confidenza tipica di noi occidentali e in particolare di noi italiani. Incontrare delle persone espansive per loro è insolito e quindi molto divertente.

L’assenza di turismo occidentale e di confidenza possono essere spiegate in maniera molto semplice: il Tibet è a tutti gli effetti una regione occupata, uno “stato militare”.
I convogli dell’esercito passano continuamente sulle strade e, anche sugli altipiani a 4.800 metri di altezza, ci si imbatte in continuazione in basi di addestramento militare, posti di blocco e check point (viaggiavamo con una serie di documenti riportanti  i nostri dati personali e i luoghi nei quali avevamo l’autorizzazione per accedere).
In Tibet è severamente vietato parlare di politica, introdurre immagini del Dalai Lama o importare la bandiera tibetana. In realtà qualsiasi bandiera, eccetto quella cinese, è severamente proibita, anche quella della Sardegna.
Per poter entrare in questa regione è necessario essere accompagnati da dei funzionari del governo, non puoi noleggiare una macchina e andartene in giro. Noi avevamo una guida e cinque sherpa, che ci hanno fatto compagnia durante tutta la nostra permanenza sul territorio.
Buona parte di internet è oscurata, specialmente Facebook, Instagram, Google e Gmail che non sono accessibili. Per utilizzarli è necessario scaricare un app VPN che modifica la geolocalizzazione del telefono.
La censura è ovunque. Persino Fast and Furious, che abbiamo trovato in televisione una sera era pieno di tagli.

Tibetani
Nonostante ciò i bambini paiono essere felici e allegri, probabilmente perché non si rendono bene conto della situazione in cui stanno vivendo. Bisogna dire, inoltre, che il governo (o regime?) sta dedicando molte risorse all’educazione (educazione cinese, si intende) anche nelle zone rurali. Quando siamo stati ospiti in una casa mezza distrutta e senza bagno, in un paesino dimenticato da Dio, avevamo la possibilità di osservare dal balcone la maestosità della scuola elementare. Un edificio grande due volte il paese, bellissimo e moderno, con tutti i bambini schierati in riga nel cortile.
Per quanto riguarda gli adulti, invece, la situazione è diversa. Molti vivono nell’ignoranza, quelli che hanno avuto la possibilità di studiare e che conoscono la situazione politica del loro paese, invece, sono rassegnati. Rassegnati al fatto di essere sottomessi da un altro popolo. Basti pensare che per un tibetano ottenere il passaporto è difficilissimo, se non impossibile. L’unico paese nel quale si può viaggiare liberamente è la Cina, diversamente uscire legalmente (ma anche clandestinamente) dal Tibet è un’impresa. La nostra guida, pur essendo un funzionario del governo cinese, non era in possesso del passaporto e non ha mai viaggiato oltre i confini del Tibet in tutta la sua vita.

Il governo cinese sta di fatto distruggendo questa terra, ricostruendola secondo i suoi ideali e principi, con ben poco rispetto per la storia di questo posto. Nell’arco di 70 anni è riuscito a cancellare una cultura e ad annientare un popolo. Avevano anche in mente di piazzare una statua di Mao davanti al Jockhang Temple, nel Barkhor, uno dei più importanti luoghi di culto di Lhasa. Poi grazie a Dio, o a Buddah che sia, ci hanno ripensato.
Probabilmente state pensando che se la politica sta rovinando la vostra immagine romantica del Tibet forse con la religione andrà meglio? Giusto? Sbagliato.

Potala
Non so se sia colpa dell’influenza cinese o meno, ma anche il buddhismo è stato corrotto dalla società consumista, esattamente come tante altre religioni. I monaci, rinchiusi nei templi e isolati sulle cime montuose indossano il Rolex d’oro e sfoggiano l’Iphone 7. Il Potala, l’imponente palazzo del Dalai Lama è un luogo per pellegrini invasati ricco di bancarelle che vendono souvenir. Una pacchianata, come Lourdes.
Per fortuna il fascino storico di questa dottrina è difficile da cancellare e le bandierine con le preghiere i meravigliosi Mandala dipinti nei monasteri sono solo alcuni esempi della bellezza di questa cultura.
Spero di non aver demolito troppo la vostra immagine del Tibet. Vi rincuoro dicendovi che la maestosità del Lago Namtso, il più alto e il più grande lago del Tibet (70 km) o il fascino della città alta di Shigatse sono qualcosa di veramente incredibile. Così come dormire in tenda a 5000 metri, ammirare le vette dei 7000, mangiare lo Yak, o scherzare con i bambini e la gente del luogo. Sono tutte esperienze molto intense. Specialmente avere a che fare con i tibetani, che sanno essere persone molto simpatiche. Basta abituarsi al fatto che sputano e scatarrano come dei dannati.

Lago Namtso

Ma durante il viaggio di ritorno, dopo aver sognato un piatto di spaghetti alla carbonara e un water con lo sciacquone automatico, mi è venuto in mente che potevo finalmente entrare su Facebook senza usare alcuna app per modificare la mia geolocalizzazione. Avrei potuto contestare Renzi senza problemi, guardare un film senza tagli, leggere un qualsiasi libro e sventolare la bandiera della mia borgata indipendentista di provincia. Ho realizzato che quest’estate, se voglio, posso andare in vacanza negli Stati Uniti, al Circolo Polare Artico o a Borghetto Santo Spirito. Mi sono ricordato di avere la libertà, un concetto che noi diamo per scontato, ma che evidentemente non lo è.