Premessa numero uno: non ero a Venezia, non ho visto il film, questa non è una recensione ma una riflessione su un certo tipo di cinema e la percezione che si ha di esso. Premessa numero due: pur non avendolo ancora visto, conosco i miei gusti e so già che molto probabilmente questo film mi piacerà. Citando (male) Moretti, “non l’ho visto ma è come se l’avessi già visto”. (SOTTOTITOLO per gli indignati facile: è una battuta).

Sabato 7 Settembre si sono tenute le premiazioni della 76ma Mostra del Cinema di Venezia, una delle manifestazioni cinematografiche più importanti a livello mondiale. A vincere il Leone d’Oro per il miglior film è stato “Joker” di Todd Phillips, interpretato da Joaquin Phoenix (a detta di tutti quelli che han visto il film, in “stato di grazia”).

Il film narra delle origini –non propriamente canoniche ma il personaggio fumettistico non ha delle origini scolpite nella roccia –della nemesi di Batman MA lo fa in un modo molto diverso da quello che ci si poteva aspettare. Seguendo la linea tracciata dalla trilogia di Nolan, questo Joker è molto realistico, figlio del nostro tempo e di tutte le sue storture. Già solo dal trailer si capisce che questo film prende un personaggio molto pop e lo ricostruisce secondo la visione del regista grazie ad una performance attoriale che sicuramente verrà ricordata a lungo. Ovviamente al momento non posso esprimere un giudizio sul film (vedi premesse uno e due) e quando lo vedrò magari ne riparleremo.

Quello che però è interessante è il dibattito che si è scatenato intorno al film. “Joker” è, come già detto, basato sul noto personaggio DC e ci troviamo in un periodo storico in cui i film su supereroi e loro nemesi vanno alla grande. Il genere dei “cinecomics” è quello che incassa regolarmente di più (Avengers Endgame ha distrutto ogni record) ed è anche il genere che viene spesso criticato per la sua fortissima vena pop che sembra sminuire il valore artistico del Cinema con la “C” maiuscola. Questo “Joker” sta venendo quindi usato come esempio di come “dovrebbero” essere i cinecomics, unendo personaggi popolari a storie, atmosfere e regia da film “alto”.

Si torna, insomma, al solito scontro su cosa è cinema vero e cosa è prodotto di massa da consumo compulsivo. Ed è un dibattito molto accalorato ma che lascia il tempo che trova. Perché il cinema è cinema, il valore di ogni pellicola è un valore che spesso è più soggettivo che oggettivo (come la gran parte delle opere d’arte). Pensiamo a registi come Lynch – ma potrei fare discorsi simili ma contrari con Bay, Woo, Zemeckis,ecc – che, di fatto, hanno fatto la storia del cinema ma che incontrano i gusti di ben poche persone (sempre ragionando per grandi numeri) o a film che all’uscita sono stati massacrati da critica e pubblico per poi venire riscoperti. Senza contare inoltre i film che hanno subito la fine inversa, osannati all’inizio e poi finiti nel dimenticatoio e/o invecchiati male. Insomma, il cinema è bello perché vario. So che molti non saranno legittimamente d’accordo con me e queste mie affermazioni ma io proprio non ci riesco ad avere questa visione snob e limitata del cinema, mea culpa.

Secondo me è proprio un errore considerare un film di supereroi in maniera minore o di poco valore per il genere e le storie che trattano. Penso ci sia la stessa dignità in Peter Parker che in Terry Malloy anche se le storie che vengono raccontate sono molto diverse (così come gli interpreti e il contesto in cui sono calati). Sicuramente in questo periodo stiamo assistendo ad una sovraesposizione di ragazzoni in costume che si menano sul grande schermo, ma quello è un altro discorso. Lo stesso regista Phillips prima di questo film, che viene già considerato “autoriale”, aveva fatto la trilogia di “Una notte da leoni”, che non sono certamente “Quarto Potere”.

“Joker” di tutto questo discorso è l’eccezione che conferma la regola. Ma è una eccezione proprio perché il personaggio stesso è una eccezione nel suo mondo di provenienza, il fumetto. L’ambiguità, la follia, la disperazione che lo caratterizzano si trovano mescolati così bene in pochi personaggi e da sempre è considerato una icona del disadattato di strada, cresciuto nel marciume di una società alla deriva. La figura del lucido pazzo che rappresenta il Joker dei fumetti (con le sue decine di varianti tipiche del medium di riferimento) è perfetta per il cinema e non a caso ci ha dato delle interpretazioni immense da parte di attori così diversi come Jack Nicholson, Heath Ledger, Cesar Romero e adesso Joaquin Phoenix.

Lo stesso setting di Gotham City è adatto per il cinema perché rappresenta la periferia tipica di ogni città medio grande, con i problemi e le situazioni che si possono trovare ovunque. Non sarebbe lo stesso fare un film del genere con altri villain o supereroi. Infatti Nolan ha scelto la sua controparte, Batman, per fare tre film che utilizzavano un supereroe per raccontarci altro. Pensare che questo diventi la norma, per quanto bella potrebbe essere, è sbagliato e, temo, controproducente. I supereroi sono, salvo qualche eccezione, personaggi immersi in un ambiente festoso, colorato e divertente, dove si può buttare giù un palazzo a mani nude senza preoccuparsi se fosse pieno di gente. Gli effetti collaterali ci sono e non ci sono, le conseguenze delle proprie azioni pure. Ovviamente con questo non voglio dire che si debba abbassare l’asticella per venire incontro al grande pubblico, dico solo che non tutto quello che non ci piace fa davvero schifo. O viceversa.

Ben vengano film come questo “Joker” ma, onestamente, non c’è bisogno della loro presenza per giustificare il nostro amore per i supereroi o i fumetti. Perchè, onestamente, tutto sto dibattito sembra un po’ questa cosa qua, un cercare legittimazione alle nostre passioni, ai nostri interessi. Siate come il Joker, orgogliosi delle vostre stranezze.