Il governo del cambiamento è finalmente entrato in azione, anche se siamo ancora nella fase delle occhiatacce piene di sospetto e paura. In realtà ci sono già anche tante critiche, un pò perchè è sempre bello criticare, un pò perchè nei primi giorni le uscite “alimenta polemica” non sono mancate.
Dalle famiglie arcobaleno che non esistono e il vigoroso NO contro le famiglie “fritto misto” (come se esistessero famiglie che non lo sono), alla fine della pacchia per gli immigrati. Gli esempi, come detto, non mancano. E non mancheranno, statene certi, perchè questo governo è il governo dei social, dei selfie e delle dirette Facebook a ruota libera.
Lega e M5S traggono la propria linfa vitale (e i propri voti) dal mondo del web e non possono permettersi di non assecondarlo, pur nella sua volubilità estrema. Gioco facile quando si è all’opposizione, bisognerà vedere come sarà adesso che sono al potere.
Io un’idea me la sono fatta: non cambierà niente.
Se Di Maio ha già dimostrato di sapere anche tenere toni più pacati (con tutti i problemi, però, che ne sono derivati), Salvini proprio non ci riesce. Lui è una macchina da campagna elettorale, da annunci roboanti, da pedale sull’acceleratore. Peccato che sia anche il ministro degli Interni, una delle figure più di peso del governo. Nel weekend passato ha tenuto il vestito della campagna elettorale andando in Sicilia per le comunali. Naturalmente non si è trattenuto, ha detto le sue solitefrasi ad effetto, le sue idee e non ha spiegato come fare a realizzarle. Tutto normale. E invece no. Perchè se sei ministro degli Interni e usi la tua dialettica fatta di nemici e guerre e fronti che si scannano, abbiamo un problema. Le tue parole, adesso, hanno un peso tutto nuovo. Un conto è essere il “nemico” di Salvini politico, un conto è essere il nemico del ministro degli Interni, colui che regola la sicurezza del Paese. Non è un caso che anche altri politici del suo stesso partito si siano dimostrati insofferenti verso i suoi atteggiamenti. Ma “il capitano” Matteo, come ama farsi chiamare, continuerà sulla sua strada, almeno fino a quando i sondaggi gli daranno ragione e ogni sua apparizione pubblica sarà un bagno di folla festante. Lo dimostra uno dei suoi ultimi selfie, in aereo mentre legge (e fa leggere anche a noi) documenti riservati. Roba che se lo facesse uno qualunque sarebbe messo in galera, tanto per dire.
Quando sei abituato a esporti personalmente su ogni cosa, con toni sempre fortissimi, smettere non è facile. Soprattutto quando sai quanto questo aspetto sia importante per i tuoi elettori/fan. Come questo possa conciliarsi con la carica che si ricopre sarà forse uno dei più grandi (e interessanti) elementi da scoprire. Forse il vero cambiamento sarà che la politica si farà più su Facebook che a Roma.