Ci siamo. Oggi inizia la centesima edizione del Giro d’Italia.
Tutti, amanti o meno del ciclismo, abbiamo un ricordo legato a questa corsa leggendaria, fatta di fatica, imprese, ma soprattutto di uomini. I corridori non sono altro che  i protagonisti di una favola composta da 21 capitoli.

Ricordo la mia prima volta al Giro; ero a casa di mia nonna quando sentimmo suonare le sirene della Polizia ed in un attimo eravamo lì, a bordo strada, per guardare i corridori, Pantani…

Ricordo l’arrivo del Giro a Chianale, il freddo, le urla di mio padre ai corridori, Gilberto Simoni.

Ricordo come fosse ieri la volata di Alessandro Petacchi ad Alba, i cappelli a forma di Estathè lanciati dalla carovana.

Ricordo mia madre, la cronometro di Chieri e le tante borracce recuperate quel giorno.

Ero un bambino, è vero, ma certi ricordi non sbiadiscono.

Ricordo l’ultima tappa vista in tv con mio nonno, segnata dalla neve sullo Jafferau (Bardonecchia) e da un Nibali sempre più in rosa.

Ricordo la scalata ad Oropa e la vittoria di Battaglin, le tappe viste da pc in Università, i tentativi di fuga di Pirazzi.

Ricordo la magia del Colle dell’Agnello al passaggio del Giro, con Scarponi in testa e poco più indietro la lotta tra Nibali e Kruijswijk, la discesa, il lavoro di un gregario, che chiamarlo così è quasi blasfemia, per far vincere il Giro al suo capitano…

Vedo gli amici, “avversari” di un tempo debuttare al Giro, destinati  ad entrare nella storia del  Giro d’Italia in questa edizione dal grande significato simbolico.

Andate a vedere una tappa, un arrivo, fatevi trascinare dalla magia di questa corsa che attraversando tutto lo stivale racconta storie, ma che soprattutto offre spettacolo.