Settembre 2018 è un mese molto ricco per quanto riguarda le novità su Netflix. Ci sono talmente tante nuove produzioni che sorge spontaneo chiedersi: ma la tv tradizionale ha ancora senso di esistere? Tutte queste nuove piattaforme streaming come Netflix, Amazon, Infinity, Now Tv e simili distruggeranno la nostra cara e vecchia televisione? La risposta è no. O per lo meno, non nel breve periodo. Vi dirò di più (e qui mi lancio in una previsione che se ci azzecco entrerò dritto nell’olimpo dei Nostradamus dei poveri): nel corso di pochi anni buona parte delle piattaforme streaming sparirà. Impossibile? Andate a dirlo a quelli che credevano che Blockbuster sarebbe stato il futuro.

Partiamo dal motivo per il quale la tv non scomparirà nel breve periodo. Prima di tutto dobbiamo fare una distinzione e ricordarci che oltre alla televisione italiana esistono altre reti televisive nel resto del mondo. Negli Stati Uniti, per esempio, la tv via cavo (per la quale hanno l’abbonamento circa 80 milioni di famiglie) viaggia ancora a grande velocità e sarà difficile che si arresti nei prossimi anni. Reti come Showtime, HBO ed AMC producono le serie tv più viste al giorno d’oggi e i dati di ascolto di “Game of Thrones”, “Westworld” e “The Walking Dead” (che per quanto abbia perso drasticamente audience rimane l’unico show a superare gli ascolti del Superbowl) dominano il mercato.

Anche la tv inglese se la passa piuttosto bene e insieme a un canale come Channel 4 (distributore delle prime stagioni di “Black Mirror”) si affianca un colosso, pubblico, come la BBC che, oltre ad altre produzioni, vanta i migliori documentari naturalistici presenti sul mercato.

Ma spostiamoci in Italia e cerchiamo di capire perché la piattaforme streaming sono ben lontane da prendere il sopravvento nel nostro Paese. I motivi sono molteplici.

1- La tv italiana è seguita. Giuro, non so bene chi la guardi ma vi assicuro che qualcuno c’è. Basta farsi un giro sul sito dell’auditel o degli uffici stampa Rai e Mediaset per scoprirlo. Barbara d’Urso sfora i 2 milioni di spettatori mentre il suo principale rivale, “La vita in diretta”, supera il milione. E se questi numeri vi sembrano stratosferici sappiate che “Uomini e Donne” e “Beautiful” viaggiano quasi verso i 3 milioni.

Un programma di punta Rai come il “Kilimangiaro” naviga tra il milione e mezzo e i due milioni di spettatori, La Maratona Mentana supera i 2 milioni, “Porta a Porta” è attorno ai 3 milioni e “Che tempo che fa” ha anche superato i 5. Ma il vero dominio lo hanno le fiction. Se c’è una fiction su Rai Uno non c’è storia per nessuno. “La strada di casa”, fiction targata Rai con protagonista Alessio Boni ha superato i 6 milioni di spettatori. Un risultato non male se si pensa che “The Walking Dead” (show più seguito sulla tv statunitense) raggiunge i 15 milioni.

2- Sulle piattaforme streaming sono assenti alcune tipologie di programmi: Telegiornali, talk show e tutti i vari programmi in diretta. Al momento le migliori piattaforme streaming non forniscono questi servizi che sono però parecchio seguiti dal pubblico.

3- La tv paga. Questo è un punto per gli addetti ai lavori, ma è importante per capire il funzionamento e le differenze tra la tv classica e quella streaming. La tv classica è, al momento, quella che paga di più. Per fare un esempio, tutti i programmi che contengono dei “servizi” (come il già citato “Kilimangiaro” o “Geo&Geo” per fare degli esempi) producono una minima parte delle loro rubriche. Il 90% dei loro contenuti sono subappaltati o acquistati da agenzie di comunicazione esterne. Queste agenzie campano realizzando format che poi vendono alle emittenti. Non potrebbero venderli anche alle piattaforme streaming? No. La politica dello streaming è diversa, ed è diversa a seconda della piattaforma. In ogni caso, come avrete potuto vedere, su Netflix o Amazon sono presenti film, serie televisive e documentari, ma non servizi di reportage di 10 minuti, l’unico format che le piccole e medie agenzie di comunicazione possono permettersi di realizzare.

4- La gente guarda ancora film in tv. Anche qui, non so bene come sia possibile ma, nonostante gli intervalli pubblicitari, il pubblico continua a guardare i film sulla tv tradizionale. Basta iscriversi a qualche gruppo privato su Facebook di appassionati cinefili (gruppi composti da decine di migliaia di persone) per notare come ci si scambino consigli e/o opinioni sui film che passano su Rete 4 (o Iris, Paramount Channel e simili che effettivamente hanno una bella programmazione).

Assodato che la televisione continuerà a sopravvivere ancora per un po’ di anni, cerchiamo di fare luce sull’ultimo punto, il destino delle piattaforme streaming. Nel breve periodo Infinity, Now Tv e quelle piattaforme minori faranno la stessa fine delle musicassette di Nek: nessuno si ricorderà mai che sono esistite. Per il resto, tra non molto, Amazon Prime potrà fare il botto surclassando Netflix. Il motivo è molto semplice ed è prettamente economico. Amazon ha tanti (troppi) soldi, mentre Netflix ha un debito di 20 miliardi di dollari. E’ sufficiente pensare che dopo aver comprato una farmacia online per la cifra di 1 miliardo di dollari in contanti, il colosso di Jeff Bezoz ne spenderà circa un altro miliardo (di cui 250 milioni sono per gli accordi con gli eredi di Tolkien) per portare in tv Il Signore degli Anelli. La serie ambientata nella Terra di Mezzo sarà l’operazione televisiva più costosa di tutti i tempi e, senza aver girato ancora l’episodio pilota, sono state previste 5 stagioni; così, sulla fiducia. Ma la vera svolta arriverà quando la Disney aprirà la sua piattaforma streaming. La mamma di Topolino è il più grande impero multimediale e, considerando che la Disney possiede Pixar, Marvel, Miramax Film, Lucas Film, 20 Century Fox, ABC, FX, Hulu, National Geographic Channel, possiamo dire che circa il 60/70% dei film che voi vedete sono di proprietà della Disney. Netflix sta percependo questo cambiamento e, consapevole che Disney trasferirà i suoi contenuti sulla propria piattaforma e Amazon comprerà i diritti per la restante fetta di mercato, sta producendo contenuti originali (non a caso sono i più sponsorizzati quando accedete alla piattaforma) in modo tale da non trovare il proprio database vuoto nel momento in cui arriverà questa nuova rivoluzione del mondo dello streaming.

Bisogna dire che però Netflix sta sperimentando una strategia interessante che potrebbe portarle fortuna, ma è ancora presto per dirlo. Netflix ha deciso di puntare sui grandi nomi per le proprie distribuzioni e produzioni. Sarà infatti il distributore di “Roma”, il nuovo film di Alfonso Cuaròn (“I figli degli uomini” e “Gravity”) e soprattutto produrrà e distribuirà “The Irishman”, il gangster movie di Martin Scorsese, con DeNiro, Pacino e Joe Pesci. Considerando che, fatta eccezione per Spielberg, anche registi importanti hanno sempre grossi problemi con le case di produzione e distribuzione (basti pensare allo stesso Scorsese con “The Wolf of Wall Street” o Tarantino con “The Heateful Eight”) giocarsi la carta di produrre e distribuire opere di grandi nomi senza fare troppe storie potrebbe essere interessante. Bisogna vedere se reggerà, soprattutto da un punto di vista economico.

Per quanto riguarda la tv di Instagram è troppo presto per parlarne. Nonostante la diretta del matrimonio della Ferragni, Instagram non può neanche lontanamente competere con le televisioni. Quindi, riassumendo, la previsione è che la televisione tradizionale non scomparirà, Sky si prenderà il calcio (riapriremo il discorso quando DAZN non andrà più in crash) mentre nel mondo streaming rimarranno Disney e Amazon a spartirsi il mercato e Netflix che produrrà contenuti propri.

Non sono in grado di dire se sia un bell’avvenire o meno, dopotutto io sono uno di quei nostalgici che vorrebbe un futuro firmato BlockBuster.