La polemica del momento è relativa alla partecipazione della politica Daniela Santanchè alla trasmissione “Alla lavagna”. Il programma in questione prevede che un personaggio “famoso” a vario titolo, risponda a delle domande fatte da dei bambini. Domande semplici (ovviamente preparate prima) ma non banali alle quali vengono date risposte semplici o semplicemente propagandistiche, nel caso di alcuni politici. E’ una trasmissione che a più riprese viene criticata e messa al centro di grosse polemiche. Insomma, è una trasmissione che funziona, qualunque sia il suo scopo.

Nell’ultima puntata l’ospite è stata, appunto, la Santanchè e la polemica ruota intorno alla domanda di una bambina: «Cosa vuol dire per lei il denaro?». La risposta è stata: «E’ l’unico vero strumento di libertà. I soldi servono ad essere liberi. E poi mio papà, soprattutto, mi ha insegnato, a me e i miei fratelli, che chi paga comanda. E lo dico a te che sei una donna, pagare i propri conti vuol dire anche comandare. E’ un grande strumento di libertà, il denaro».

In tanti si sono indignati perché la Santanchè avrebbe dato una lezione brutta e diseducativa ai giovani pargoli già sopravvissuti, va ricordato, anche a Salvini, Toninelli, Di Pietro, ecc. Far credere ai bambini che i soldi siano il solo strumento per essere liberi è risultato sbagliato per tantissime persone, politici e intellettuali di varia natura e credo.

C’è però, almeno secondo me, un grosso problema di fondo: quello che la Santanchè ha detto è vero, verissimo, drammaticamente reale. Possiamo indispettirci per il tono usato, per il modo un po’ brutale con il quale è stato detto ma non ha detto una bugia. E non lo dico io o la Santanchè, ma fior di economisti e studiosi della materia.

Bisogna però allargare un po’ il campo nel quale stiamo discutendo. La libertà, che intendiamo solitamente come concetto generale, prevede vari “sottogruppi” di libertà più piccole al suo interno. Faccio un esempio con qualche necessaria semplificazione: uno può considerarsi veramente libero se è libero di muoversi, libero di dire e scrivere quello che pensa, libero di discutere e di avere una propria opinione, libero di intraprendere la carriera che desidera, libero di possedere o meno quello che vuole. Il tutto ovviamente nel rispetto delle leggi e delle altre persone.

Ci sono delle eccezioni: alcuni considerano la libertà di pensiero l’unica cosa realmente necessaria per considerarsi liberi, altri, invece, considerano il rispetto delle leggi e degli altri, principi non così granitici. Quasi sicuramente, mentre leggevate i vari “sottogruppi delle libertà”, avrete pensato che funzionano in teoria ma nella pratica possono esserci delle “limitazioni”, dovute, guarda un po’, al denaro. Libertà di movimento e di possesso sono fortemente limitate dai soldi che si possono spendere per esse. Così come la libertà di poter fare il lavoro che si vuole è una libertà condizionata, almeno in parte, dall’entità dello stipendio e di quanta urgenza o necessità c’è di esso.

Ci aggiungo che a ben vedere anche la libertà di parola e di pensiero sono in qualche modo “limitate” dai mezzi e dalle abilità di ogni persona. Qui viene gioco facile citare noi di Idealmentre: noi siamo liberi di dire le nostre opinioni perché possiamo pagare una quota annuale per un blog, pagare la linea internet per pubblicarle e aver pagato per un pc o tablet sui quali scriverle. E se potessimo permetterci di “spingere” (pagando) le visualizzazioni e le interazioni di articoli e pagina, arriveremmo a tante più persone di quelle che adesso già ci leggono. Lo so, vista così perde tutto di romanticismo.

Tutto questo discorso non è, almeno per me, sinonimo di un elemento positivo della nostra esistenza. Anzi, è una di quelle cose che mi rendono sempre un po’ depresso. Però è una questione dannatamente reale. Lo sa bene la cuneese Santanchè, che proprio di umili origini non è. Il problema, semmai, risiede nel fatto che a riguardo non si fa nulla.

Non si fa nulla in Italia dove la scala sociale è praticamente inesistente – ci sono numerosi studi a riguardo, vi invito a leggere il lavoro degli economisti Barone e Mocetti su come le famiglie fiorentine più ricche siano sostanzialmente le stesse dal 1400 – e non si fa nulla a livello globale, dove si è calcolato che le 70 persone più ricche del mondo possiedono circa la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale. Quel che è peggio è che nel 99% dei casi si tratta di ricchezza non meritata o guadagnata in alcun modo. So bene di entrare in un discorso spinoso, fastidioso e che mostra il fianco a diverse critiche. Per chi fosse interessato a leggere qualche documento specifico vi lascio questo link al lavoro di Didier Jacob di Oxfam America (https://oxf.am/2FL1ZlL), per gli altri provo a semplificare.

Spesso, quando si parla di diseguaglianze di ricchezza, si dice che partire svantaggiati non significhi nulla e che basti il duro lavoro per ribaltare la situazione. Oppure che i ricchi sono ricchi perché lavorano di più e più duramente degli altri, magari dopo lunghi studi in università molto esigenti. Questo è un mito perché, anche se la percezione può farcelo sembrare verosimile, la realtà è molto diversa. Avere una famiglia solida, soprattutto economicamente, ma non solo, alle spalle è e sarà sempre un punto di partenza di netto vantaggio. Aiuta negli studi permettendo di poter frequentare certe scuole, permette di fare esperienze all’estero, aiuta nel lavoro con la propria influenza famigliare o le proprie industrie/attività. Persino considerando altri elementi solitamente discriminatori come razza, religione e sesso, è palese come avere tanti soldi aiuti in tutti i casi ad essere meno discriminati. Uno può poi essere un ricco molto bravo e migliorare ulteriormente la sua già florida situazione oppure un ricco scemo e sperperare tutto o parte del proprio patrimonio. Ma al povero quelle possibilità non verranno proprio mai date.

Di solito a questo punto partono esempi e citazioni di grossi magnati americani che si sono fatti da se, magari figli di immigrati arrivati in Usa senza un soldo. Vero ma stiamo parlando di Stati Uniti, che è una nazione relativamente giovane, con spazi e risorse abbondanti e che nei secoli scorsi (quando sono nate le cosiddette “lagacy”) era “tutta da inventare”. C’è poi da considerare che per ogni persona che è riuscita ad emergere, centinaia di migliaia sono rimasti (anche letteralmente) nel fango. Inoltre anche gli Usa, ormai da anni, non esiste più questo sogno americano o, perlomeno, è appannaggio di pochissimi che comunque partono da una posizione privilegiata.

Uno degli esempi più noti è Donald Trump. Lui ha sempre raccontato di come si fosse creato un impero da solo, grazie alle sue abilità. In realtà, ha poi ammesso (ma si legge “ha dovuto ammettere”), che tutta la sua fortuna è nata grazie ad un prestito (mai restituito) di suo padre dell’importo di 1 milione di dollari. Se però gli chiedete (difficilmente potrete farlo ma esistono decine di interviste sull’argomento) se secondo lui quel prestito ha inciso nella sua vita, lui vi dirà di no. Per lui ha contato solamente il suo genio. La realtà, perlomeno quella acclarata, è però diversa. Trump è una persona che può permettersi di passare gran parte del suo tempo guardando la tv o giocando a golf – lo fa adesso che è Presidente, figurarsi prima – perché ha una schiera di avvocati ed economisti che di mestiere lo rendono ricco (anche con mezzi non del tutto puliti). Poi sicuramente la sua capacità di rendersi personaggio ha aiutato ma, di fatto, non l’ha reso quello che è adesso. Sono stati i soldi.

Tornando alla Santanchè, forse le andrebbe rimproverato non tanto di aver detto che i soldi rendono liberi ma di non aver finito il discorso. Non ha detto a quei bambini che, molto probabilmente, solo uno di loro riuscirà a migliorare la sua situazione economica e che per tutti gli altri, la libertà sarà solo quella che potranno permettersi con diversi sacrifici. Che non vuol dire che saranno meno felici, spensierati o vivranno meno o più tragedie e periodi difficili. Perchè i soldi, alla fine, non fanno la felicità ma di sicuro aiutano parecchio.

P.S: a chi volesse una versione ancora più semplice, regalo questo link ( https://www.radionz.co.nz/…/373…/the-pencilsword-on-a-plate… )