Governo Monti, il totoministri - Foto di RepertorioLe due parole che più si desidera sentirsi dire oggi non sono “Ti amo” ma “E’ benigno”. (Woody Allen)

Ha un viso intelligente segnato dal sole e dalle tante battaglie in nome della libertà. Ha vissuto 66 anni a carte scoperte e a testa alta, spesso convincente, capace di farsi ascoltare perché è stata in grado di motivare ogni sua battaglia, anche la più innovativa, con ragionamento, determinazione e a volte anche rabbia. E’ una combattente leale Emma Bonino, il suo nome era anche entrato nella lista dei possibili successori al presidente della Repubblica Napolitano. Ha alle spalle una carriera politica da fare invidia a moltissimi colleghi maschi: deputata dal 1976, è stata parlamentare europeo, ricoprendo anche la carica di Commissario per gli aiuti umanitari, per due volte è stata nominata ministro, alle Politiche europee e poi agli Esteri, e mi perdonerà se scorrendo le sue note biografiche ho tralasciato parecchio.

Ma quando il destino si mette di traverso non c’è niente da fare. L’annuncio l’ha detto lei, con voce commossa, a Radio Radicale: “Ho un tumore al polmone sinistro. Ho iniziato la chemioterapia, sarà un percorso lungo, ma non interrompo le mie attività perché da una passione politica non ci si può dimettere”.

Sgomento. Paura. Stupore. Incredulità.

Non sono ovviamente mancati i giudizi della gente, che non ha esitato a criticare la scelta della famosa politica italiana di svelare la sua malattia in pubblico. Il tema della malattia infatti, in modo particolare del cancro, è ancora profondo tabù all’interno della nostra società.

Lo sappiamo, nonostante i progressi medici, la parola cancro continua a suonare minacciosa ed è interpretata come una condanna a morte, ma il cancro esiste, accade all’improvviso e uccide più degli attacchi terroristici. Allora sarà meglio adottare la tecnica della chiarezza e limpidezza che sono sempre migliori dell’oscurità e della vergogna che ne deriva perché nominarlo, definirlo, identificarlo aiuta ad affrontarlo.World Economic Forum on Europe 2010

Un annuncio di cancro infatti non significa rinunciare ai propri piani di vita, al contrario, è importante mantenere una progettualità e avvalersi anche dei progressi medici.

Abbiamo uno strano modo di concepire la sofferenza, pensiamo che non parlarne aiuti i malati invece è proprio il contrario, e allora dobbiamo fare attenzione perché se c’è abbandono il dolore si triplica. Apparentemente se ne parla molto: il tema del cancro è sempre “sulla bocca di tutti”, ormai conosciamo qualsiasi cosa su medicinali, sintomi, diagnosi, cura. Molto meno spesso, però, si parla di corpi reali, di esperienze, di persone. La malattia è percepita come errore di sistema, anomalia, qualcosa di “altro” rispetto al proprio io. Più se ne parla più in realtà ci si vuole allontanare dall’immagine che l’accompagna, la si esorcizza. E così ci si convince che la malattia non faccia parte della nostra vita e possa rimanere argomento ghettizzato negli studi medici, nei salottini televisivi o negli articoli di giornale dai titoli sensazionalistici.

Cercando di tenere lontana quella che nell’immaginario comune è intesa come sofferenza, non ci si rende conto di innescare, in realtà, un circolo vizioso e che la vera malattia della nostra società è diventata la fobia, creata e alimentata proprio dalla censura, destinata a trasformarsi in paura, tabù e addirittura odio (come ci dimostrano troppo spesso anche gli atti di violenza nei confronti di chi non è ritenuto “conforme”).

Ma il cancro non deve essere un tabù bensì un’occasione per rileggere la propria vita e darle un nuovo senso. Emma Bonino ha solo scelto di vivere nella verità con se stessa, dalla quale troppo spesso si scappa.

C’è chi di cancro muore e chi sopravvive, in ogni caso il primo snodo per vincere la battaglia è raccontarla. Le carte sono quelle che ti vengono date e non puoi cambiarle. Ma puoi decidere come giocarle. E questo fa la differenza.