Di Vanessa Lucca

A fine marzo a Verona si terrà il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie. Come si legge sul sito ufficiale dell’iniziativa, “Il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF) è un evento pubblico internazionale di grande portata che ha l’obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”. Si vanta inoltre di partecipazioni eccellenti nelle scorse edizioni, come nel 2017, quando “il governo ungherese collaborò alla realizzazione del XI WCF a Budapest con la partecipazione e direzione del Primo Ministro Viktor Orban” (… pausa di riflessione…).

Patrocinato dal Comune di Verona e dal Ministero della Famiglia, al momento le istituzioni politiche più importanti che parteciperanno all’iniziativa sono il vice premier Matteo Salvini, il Ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, il Governatore della Regione Veneto Luca Zaia, il sindaco di Verona, Giorgia Meloni e Simone Pillon. Tutta la kermesse si concluderà domenica 31 marzo con una marcia per la famiglia nelle vie di Verona.

Ma chi sono i promotori, relatori e organizzatori del congresso? Non solo associazioni pro-vita (come è lecito aspettarsi), ma anche estremisti cattolici, anti-abortisti, anti-divorzisti, anti-femministi e attivisti contro i movimenti LGBTQ+. Insomma, il meglio che si possa avere! Per approfondire vi rimando ai numerosi articoli di Open che analizzano i vari partecipanti; io vi riassumo qui che si tratta di personaggini che si possono descrivere con una sola parola: intolleranti. Intolleranti contro qualsiasi cosa che sia diversa da loro stessi. Intolleranti e anacronistici.

Come era logico aspettarsi, numerose sono le proteste da parte di chi non crede che la famiglia tradizionale sia la “sola unità stabile e fondamentale della società”, non tanto per le tematiche che verranno affrontate nel corso del congresso (che alla fine sono tanto generiche che vi si potrebbe includere al loro interno di tutto: La bellezza del matrimonio; I diritti dei bambini; Ecologia umana integrale; La donna nella storia; Crescita e crisi demografica; Salute e dignità della donna; Tutela giuridica della Vita e della Famiglia; Politiche aziendali per la famiglia e la natalità), ma appunto per via dei relatori presenti all’evento. Persone così imbarazzanti da far sì che il patrocinio del Consiglio dei Ministri (e anche quello della Regione Veneto) attualmente sia in bilico (su alcune pagine del sito ufficiale dell’iniziativa i relativi loghi si trovano ancora, altrove non più) e che il disaccordo si sia allargato non solo alle opposizioni naturali, ma anche a coloro vicini alla maggioranza politica.

Ad esempio, l’altro vice premier Luigi Di Maio ha preso una posizione netta contro questa iniziativa, mentre il capogruppo leghista del Comune di Verona si è dimesso proprio per affermare il suo dissenso al congresso, sostenendo di essere ben lontano dalla piega cattolico-integralista che ha preso il sopravvento all’interno della Lega.

Ed ecco il nocciolo della questione, esattamente dove volevo arrivare. Certi personaggi, certe affermazioni, certe convinzioni e condanne dovrebbero infastidire in primis le famiglie tradizionali! Quando penso al concetto di famiglia, mi vengono in mente termini come inclusione, tolleranza, accoglienza, comprensione. Quando penso al concetto di famiglia nel mondo cristiano, mi viene in mente la parabola del figliol prodigo, mica Gesù al Tempio che scaccia i mercanti. Ma niente di quello che ho appena elencato traspare da alcune delle affermazioni agghiaccianti dei relatori presenti all’evento. Davvero le famiglie “normali”, coloro che vivono un matrimonio felice tra un uomo e una donna con conseguente prole, vogliono essere rappresentate da persone così?

L’organizzazione stessa si sta accorgendo del pasticciaccio in atto e su Twitter si sta prodigando a sottolineare che si tratta di un evento “per sensibilizzare politica e istituzioni, affinché sostengano concretamente la famiglia”, “non sarà un evento contro, ma per i diritti, la salute, la dignità di madri, padri e bambini” eccetera. Mi spiace ma non è sufficiente: il loro atteggiamento è il più ipocrita di tutti perché la colpa di tutto questo polverone è soprattutto degli organizzatori.

Se vuoi DAVVERO fare un evento inclusivo e celebrativo, certe persone non le devi invitare e basta. Se invece vuoi promuovere un’idea di noi-contro-loro, di uomo-vs.-donna, di famigliabuona-vs.-famigliacattiva, ecco, sei proprio sulla strada giusta.

Manca ancora una quindicina di giorni al congresso e le cose potrebbero ancora cambiare, in meglio o in peggio. Sicuramente ne sentiremo ancora parlare molto. Nel frattempo sarebbe bello sentire la voce delle vere famiglie tradizionali schierarsi contro tali realtà intolleranti, perché un congresso del genere danneggia soprattutto loro (PS: la mia voce non conta perché il mio nucleo familiare è tradizionale solo al 90%).